La volontà delle masse
di Antonio Gramsci
"L'Unità", 24 giugno 1925


A proposito della crisi di frazionismo manifestatasi nel nostro partito, l'"Avanti!" ha pubblicato una serie di articoli che possono dare lo spunto per ribadire alcuni principi fondamentali del comunismo internazionale. E' molto probabile che le storture ideologiche dell'"Avanti!" non siano proprie solo degli scrittori dell'"Avanti!" e degli sparuti drappelli che costituiscono il partito massimalista. Il nostro partito è formato di elementi staccatisi dal Partito socialista al Congresso di Livorno e, nella sua maggioranza attuale, di elementi venuti a noi per la campagna di reclutamento fatto dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti; ripetere certe verità, distruggere certi pregiudizi che erano stati radicati nella coscienza di decine e decine di anni di tradizione socialdemocratica, può essere perciò compito necessario e urgentemente necessario. 

Nell'articolo La volontà delle masse è contenuta la quintessenza dell'opportunismo massimalista italiano e dell'opportunismo socialdemocratico in generale. Esiste una volontà delle masse lavoratrici prese nel loro complesso e può il Partito comunista porsi sul terreno di "ubbidire alla volontà delle masse in generale"? No. Esistono nel complesso delle masse lavoratrici parecchie e distinte volontà: esiste una volontà comunista, una volontà massimalista, una volontà riformista, una volontà democratica liberale. Esiste una volontà fascista, in un certo senso ed entro certi limiti. 

Fino a quando sussiste il regime borghese, col monopolio della stampa in mano al capitalismo e quindi con la possibilità per il governo e per i partiti borghesi di impostare le quistioni politiche a seconda dei loro interessi, presentati come interessi generali, fino a quando sarà soppressa e limitata la libertà di associazione e di riunione della classe operaia o potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo, è inevitabile che le classi lavoratrici rimangano disgregate, cioè abbiano parecchie volontà. 

Il Partito comunista "rappresenta" gli interessi dell'intera massa lavoratrice, ma "attua" la volontà solo di una determinata parte delle masse, della parte più avanzata, di quella parte (proletariato) che vuole rovesciare il regime esistente con mezzi rivoluzionari per fondare il comunismo. Cosa significa la formula dell'"Avanti!": "bisogna seguire la volontà delle masse", in generale? Significa cercare di giustificare il proprio opportunismo, nascondendosi dietro la constatazione che esistono ancora strati arretrati di popolazione lavoratrice sotto l'influenza della borghesia, che "vogliono" la collaborazione con la borghesia. Ma questi strati esisteranno sempre fino a quando il regime borghese sarà il regime dominante; se il partito "proletario" ubbidisse a "questa volontà", in realtà ubbidirebbe alla volontà della borghesia, cioè sarebbe un partito borghese, non un partito proletario. 

Il partito proletario non può "accodarsi" alle masse, deve precedere le masse, pur tenendo conto oggettivamente dell'esistenza di questi strati arretrati. Il partito rappresenta non solo le masse lavoratrici, ma anche una dottrina del socialismo, e perciò lotta per unificare la volontà delle masse nel senso del socialismo, pur tenendosi sul terreno reale di ciò che esiste, ma che esiste muovendosi e sviluppandosi. 

Il nostro partito attua la volontà di quella parte più avanzata della massa che lotta per il socialismo e sa di non potere avere alleata la borghesia in questa lotta, che è appunto lotta contro la borghesia. Questa "volontà", in quanto coincide con lo sviluppo generale della società borghese e con le esigenze vitali di tutta la massa lavoratrice, è progressiva, si diffonde, conquista sempre nuovi strati di lavoratori, disgrega gli altri partiti operai, operai per la loro composizione sociale, non per il loro indirizzo politico. Naturalmente l' "Avanti!" nega ogni giorno che questo fatto avvenga, stampa ogni giorno che il Partito comunista è abbandonato dalle masse, ricorre nientemeno che alla testimonianza di Hoeglund per dire che il nostro partito è una cosa insignificante, ecc. Ma non meno naturale, l'"Avanti!" non riesce mai a spiegare come avvenga che, abbandonato dalle masse, il nostro partito sia il partito relativamente più forte della Confederazione generale del lavoro, non riesce a spiegare come a Torino, a Trieste, a Bari, a Taranto e in una serie di altre città noi siamo il partito più forte anche in modo assoluto, non riesce a spiegare come mai gli operai di Torino, che il nostro partito avrebbe condotto al macello ed alla catastrofe, colgano ogni occasione per affermarsi fedeli alle nostre direttive. 

La quistione se noi rappresentiamo la volontà delle masse più avanzate e se questa volontà attraverso la lotta si diffonda e diventi la volontà della maggioranza dei lavoratori, si decide e può decidersi solo praticamente; gli avvenimenti di questo ultimo periodo hanno dimostrato ch'essa si decide favorevolmente al nostro partito, nonostante gli esorcismi dell'"Avanti!" e di tutta la stampa dell'Aventino. Da cinque anni il Partito massimalista è fuori di ogni organizzazione internazionale; questo fatto non è rimasto e non poteva rimanere senza risultati. 

Il carattere internazionalistico è essenziale di un partito operaio; non può venire meno senza portare ineluttabilmente a una completa degenerazione ideologica e pratica nei dirigenti e nelle file del partito. Per l'"Avanti!" infatti è chiaro che il Comitato centrale di una partito deve rappresentare solo la massa del partito nazionale, deve anzi "ubbidire alla volontà" di questa massa. Per noi tutto ciò è mostruosamente falso. Il Comitato centrale del nostro partito, non solo rappresenta e guida la massa del partito italiano, ma rappresenta anche il programma e la tattica del partito quali sono venuti definendosi attraverso cinque congressi dell'Internazionale. Del resto: come e perché si è costituito il nostro partito? Esso si è staccato dal Partito socialista proprio nella quistione del riconoscimento dell'autorità dell'Internazionale: al Congresso di Livorno noi volevamo l'applicazione dei 21 punti, la lotta contro il riformismo, una politica agraria diversa da quella tradizionale, un nuovo indirizzo sindacale, nuovi metodi organizzativi, ecc. 

La massa ha aderito all'Internazionale e quindi ha costituito un partito in quanto ha accettato un programma ben determinato. Il partito si è sviluppato, in quanto era ed è una sezione dell'Internazionale. E' certo che un tale processo non si è verificato meccanicamente, secondo uno schema matematico per cui uno è sempre uguale a uno; si è trattato di un processo politico, al quale gli uomini hanno partecipato con tutte le loro passioni e sentimenti individuali, con tutte le virtù e i difetti che sono propri di questo basso mondo. Ma è certo che se molti elementi sono venuti all'Internazionale e al partito è anche perché avevano aderito al programma comune singole persone più o meno conosciute, come Bombacci, Misiano, Repossi, Bordiga, Gramsci, Gennari, Marabini, ecc. ; essi sono venuti essenzialmente per il programma comune e non per le differenziazioni di individui e di gruppi. 

Ed ecco il dovere del Comitato centrale di illuminare sempre più le masse del partito sulla portata reale del programma comune, sul suo valore, sul suo significato. Ed ecco perché nel nostro partito la discussione verte e deve vertere normalmente su quistioni concrete, non sui principi; sull'applicazione pratica dell'indirizzo generale, non sull'indirizzo stesso. Secondo i criteri dell'"Avanti!", ogni partito dovrebbe ogni giorno ripetere le discussioni fondamentali: siamo fascisti o no? Siamo riformisti, massimalisti, liberali, popolari, democratici o no? Il porre così la quistione da parte dell' "Avanti!" è caratteristico e sintomatico della situazione interna del Partito massimalista. Poiché questo partito non appartiene ad una organizzazione internazionale, e poiché la sua direzione non ha direttive, i soci del partito che si trovano a dover stare gomito a gomito con i diversi Di Cesarò, Amendola, Anile, Giolitti, Salandra, Orlando, hanno finito col perdere ogni coscienza della loro individualità politica e sono costretti ogni giorno a porsi questa domanda: siamo ancora massimalisti o siamo fascisti come Di Cesarò e Salandra, o siamo popolari come Anile e De Gasperi, o siamo democratici come Amendola? 

Nel nostro partito non si verifica niente di tutto ciò. La maggioranza del partito così com'era al momento dell'assassinio di Giacomo Matteotti, cioè la maggioranza della vecchia guardia si era organizzata politicamente al Congresso di Livorno intorno al programma dell'Internazionale, per le lotte contro tutti i partiti borghesi, compresi i partiti operai che fanno la politica della borghesia. L'altra massa di soci, numericamente superiore alla vecchia guardia, è entrata nel partito dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti sulla base del programma generale dell'Internazionale così come era applicato dal nostro Comitato centrale: lotta su due fronti, contro il fascismo e contro le opposizioni aventiniane (due fronti per modo di dire, perché si tratta dello stesso fronte borghese), per l'azione autonoma del proletariato rivoluzionario, per organizzare la lotta dei poveri contro i ricchi intorno al proletariato rivoluzionario che solo può schiacciare la reazione instaurando un nuovo Stato, instaurando la sua dittatura. 

Le discussioni che avvengono nell'interno del nostro partito non possono riguardare le basi fondamentali su cui l'organizzazione comunista è nata e si è sviluppata. Tuttavia può avvenire che si formi una corrente che pretende di fare un'opera di revisione anche in questo campo. Certo, può avvenire. Viviamo in un mondo dove si verificano i fatti più curiosi e strani. 

Specialmente quando la situazione diviene obiettivamente difficile, si verifica che singoli individui e anche interi gruppi perdano la testa e credano, anche in buona fede, di aver trovato lo specifico buono per l'occasione o credano di poter risolvere la quistione costituendo un tribunale che giudichi le colpe di alcuni individui, al fatidico grido di "dagli all'untore". Sono queste cose che possono capitare e che capitano. Ciò che non deve avere per conseguenza è che il Comitato centrale le lasci dilagare e non lotti invece energicamente per eliminarle.
 

TORNA ALL'INDICE DEGLI SCRITTI POLITICI

Antonio Gramsci
Ales, il paese natale di Gramsci
Pagine gramsciane
Bibliografia


Torna alla pagina principale