La tattica del fallimento
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 22 settembre 1921
Il Partito socialista italiano è un partito responsabile, un partito che sa quello che vuole, un partito che dirige e guida le masse nella lotta contro la classe padronale? Nessuno può negare che il Partito socialista italiano abbia quest'ultima funzione, che è di guidare e dirigere il proletariato italiano nella lotta anticapitalistica. In quanto esso ha una simile funzione, il Partito socialista è responsabile delle sue azioni; il Partito socialista non può sottrarsi al giudizio e alla condanna della storia. Ora, il Partito socialista italiano
ha rivelato più volte di essere inadatto a tale funzione, al suo
mandato storico. Il Partito socialista è venuto meno al suo compito
nel periodo della guerra, durante Caporetto; è venuto meno nel successivo
periodo dell'armistizio, durante i moti del caroviveri, dell'occupazione
delle fabbriche e dell'invasione delle terre. Questa incapacità del
Partito socialista ad essere un partito di masse è rivelata in modo
più evidente oggi dal suo disagio di fronte all'azione del fascismo
italiano. Il Partito socialista credeva
che la politica dei compromessi sarebbe stata sufficiente a porre fine
alla tremenda guerra civile che insanguina l'Italia da quando la classe
industriale ed agraria è passata all'offensiva, organizzando sul
terreno della violenza le sue guardie bianche. Quanto questa politica di
compromessi sia stata vana tutti gli operai sono in grado di notarlo oggi,
che il fascismo riprende dappertutto il suo assoluto vigore. Se la tattica
dei compromessi adoperata dai socialisti è stata utile a qualcuno,
si deve riconoscere che questo qualcuno non può essere che il fascismo. Il patto di Roma ha avuto solo
questo effetto: di smorzare l'impeto di sdegno che il fascismo aveva sollevato
con le sue inaudite violenze nel popolo, senza distinzione di ceti. Quando
il popolo si stava rivoltando e pareva essere disposto a porre fine al
suo martirio, il Partito socialista lancia una parola d'ordine di pace
e rassegnazione. Che cosa poteva nascere da un
simile atteggiamento? Il popolo lavoratore non può vivere tutti
i giorni in continua tensione. Non è un orologio, che può
scattare ad ogni ora determinata. Chi non sa comprendere l'animo delle
grandi masse, è assente dalla loro vita; è fuori dalla realtà
della lotta di classe. Il Partito socialista è appunto sempre stato
assente dalla vita delle grandi masse; il Partito socialista non ha mai
compreso nulla della vita del proletariato italiano, la sua azione non
è mai partita dai bisogni concreti degli operai, dai loro particolari
interessi. Nelle battaglie che i lavoratori
sostengono quotidianamente, il Partito socialista ha sempre fatto la parte
di chi non vede che la superficie delle cose. Era naturale perciò
che dalla tattica del Partito socialista di fronte al fascismo derivassero
sbandamento ed incertezza in mezzo alle masse, di cui disgraziatamente
esso ha ancora la direzione. Le conseguenze però di questo sbandamento
e di questa incertezza sono unicamente degli operai, della classe lavoratrice. Il Partito socialista è
responsabile di quanto accade, poiché solo la sua tattica idiota,
cieca, ne ha colpa. Né si tratta sempre di tattica idiota. Quanto,
ad esempio, è avvenuto nel Pavese non è più soltanto
conseguenza di un metodo errato, bensì ha un contenuto politico,
la sua essenza è puramente malvagia. E infatti non bisogna dimenticare
che la lotta di tendenze nel seno del Partito socialista si ripercuote
sul metodo con cui si conducono le battaglie quotidiane degli operai e
contadini. Le organizzazioni operaie e contadine sono ora nella loro maggior
parte dirette da socialriformisti, le cui opinioni politiche si sa quali
sono: collaborazione, partecipazione al potere e via di seguito. Come dimostrare
che la collaborazione è necessaria, che la partecipazione al potere
s'impone fatalmente? I socialriformisti hanno bisogno di dimostrare che
oggi il proletariato non ha altra via di scampo che la partecipazione al
potere. Non importa se l'esempio dei
popolari ha dimostrato che una volta al potere essi saranno zero lo stesso.
L'intento di spingere il partito alla collaborazione non può essere
raggiunto dai socialriformisti che infliggendo alle masse operaie una serie
di sconfitte. Ed ecco perché si proclama lo sciopero dei contadini
nel Pavese e poi lo si fa cessare; ecco perché si respinge la proposta
del Comitato sindacale comunista e si accetta la tattica del caso per caso.
Le sconfitte valorizzano ancor più la tattica socialriformista:
le sconfitte aprono la via al potere, cioè a dire spianano la strada
al noskismo. Così l'intransigenza del
Partito socialista si riduce in pratica, come si vede, a niente più
di una menzognera etichetta. Il Partito socialista, prigioniero del socialriformismo,
non può fare altrimenti. L'intransigenza che esso tiene a proclamare
in ogni ordine del giorno della direzione è puro inganno, che servirà
solo a rendere più difficile la liberazione delle masse dai suoi
traditori. Ma a questo le masse, è
certo, si preparano. Lentamente forse, le masse non potranno non accorgersi
di essere state finora ingannate. I contadini del Pavese prima di imprecare
contro il fascismo, che ha adoperato la violenza contro di essi per stroncare
lo sciopero, dovranno riconoscere che i veri loro nemici sono i capi che
hanno tolto dalle loro mani le armi per resistere. Nessun operaio, nessun contadino
deve oggi scendere in battaglia, senza essere sicuro che i suoi capi non
lo colpiscano alle loro spalle nell'ora della lotta. Questa è la
fine inevitabile di tutte le agitazioni che verranno iniziate separatamente,
caso per caso. Gli operai e i contadini hanno già l'esempio delle
precedenti agitazioni. Imparino essi da queste a non servire più
le mire politiche del socialriformismo o ad essere gli strumenti di tutti
i rivoluzionari opportunisti. I fatti dimostrano in modo chiaro
che la proposta del Comitato sindacale comunista di preparare la classe
operaia e contadina a difendersi dall'assalto capitalista col fronte unico
e generale è la sola probabilità di vittoria che sia data
oggi. L'appello del Comitato sindacale comunista acquista un valore di
urgente attualità, oggi che siamo alla vigilia della lotta dei chimici
e dei metallurgici e che altre categorie sono impegnate nella battaglia,
come i lanieri. Solo gli operai possono impedire
che si continui nella tattica disastrosa del fallimento. Essi che sono
i soli interessati nella difesa dei loro salari e nella lotta contro il
terrore bianco possono e debbono pretendere che l'appello del Comitato
sindacale comunista diventi la base dell'azione generale del proletariato
italiano. |
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