Lo strumento di lavoro
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 14 febbraio 1920
La rivoluzione comunista attua l'autonomia del produttore nel campo economico e nel campo politico. L'azione politica della classe operaia (rivolta a instaurare la dittatura, a creare lo Stato operaio) acquista valore storico reale solo quando è funzione dello sviluppo di condizioni economiche nuove, ricche di possibilità, avide di espandersi e di consolidarsi definitivamente. Perché l'azione politica abbia buon esito deve coincidere con un'azione economica. La rivoluzione comunista è
il riconoscimento storico di fatti preesistenti economici, che essa rivela,
che essa difende energicamente da ogni tentativo reazionario, che essa
fa diventare diritto, ai quali, cioè, da una forma organica e una
sistemazione. Ecco perché la costruzione dei Soviet politici comunisti
non può che succedere storicamente a una fioritura e a una prima
sistemazione dei Consigli di fabbrica. Il Consiglio di fabbrica e il
sistema dei Consigli di fabbrica saggia e rivela in prima istanza le nuove
posizioni che nel campo della produzione occupa la classe operaia; dà
alla classe operaia consapevolezza del suo valore attuale, della sua reale
funzione, della sua responsabilità, del suo avvenire. La classe
operaia trae le conseguenze dalla somma di esperienze positive che i singoli
individui compiono personalmente, acquista la psicologia e il carattere
di classe dominante, e si organizza come tale, cioè crea il Soviet
politico, instaura la dittatura. Ogni operaio, per costituire
il Consiglio, ha dovuto prendere coscienza della sua posizione nel campo
economico. Ha sentito di essere inizialmente inserito in una unità
elementare, la squadra di reparto, e ha sentito che le innovazioni tecniche
apportate nell'attrezzatura delle macchine hanno mutato i suoi rapporti
col tecnico: l'operaio ha meno bisogno di prima del tecnico, del maestro
d'arte, ha quindi acquistato una maggiore autonomia, può disciplinarsi
da sé. Anche la figura del tecnico è
mutata: i suoi rapporti con l'industriale sono completamente trasformati:
egli non è più una persona di fiducia, un agente degli interessi
capitalistici; poiché l'operaio può fare a meno del tecnico
per una infinità di atti del lavoro, il tecnico come agente disciplinare
diventa ingombrante: il tecnico si riduce anch'egli a produttore, connesso
al capitalista dai nudi e crudi rapporti di sfruttato e sfruttatore. La
sua psicologia perde le incrostazioni piccolo-borghesi e diventa proletaria,
diventa rivoluzionaria. Le innovazioni industriali e l'acquistata maggiore
capacità professionale, permettono all'operaio una maggiore autonomia,
lo collocano in una superiore posizione industriale. Ma il mutamento di rapporti gerarchici
e di indispensabilità non si limita alla squadra di lavorazione,
all'unità elementare che dà vita al reparto e alla fabbrica.
Ogni squadra di lavorazione esprime nella persona del commissario la coscienza
unitaria che ha acquistato del proprio grado di autonomia e di autodisciplina
nel lavoro, e assume figura concreta nel reparto e nella fabbrica. Ogni
Consiglio di fabbrica (assemblea dei commissari) esprime nelle persone
dei componenti il comitato esecutivo la coscienza unitaria che gli operai
di tutta la fabbrica hanno acquistato della loro posizione nel campo industriale.
Il comitato esecutivo può accorgersi del come sia avvenuto per la
figura del direttore della fabbrica lo stesso mutamento di figura che ogni
operaio constata nel tecnico. La fabbrica non è indipendente:
non esiste nella fabbrica l'imprenditore-proprietario, che abbia la capacità
mercantile (stimolata dall'interesse legato alla proprietà privata)
di comprare bene le materie prime e di vendere meglio l'oggetto fabbricato.
Queste funzioni si sono spostate dalla fabbrica singola al sistema di fabbriche
possedute da una stessa ditta. E non basta: esse si raccolgono in una banca
o in un sistema di banche che si sono assunte l'ufficio reale di fornitrici
di materie prime e accaparratrici dei mercati di vendita. Ma durante la
guerra, per le necessità della guerra, non è lo Stato divenuto
l'approvvigionatore di materie prime per l'industria, il distributore di
esse secondo un piano prestabilito, il compratore unico della produzione?
Dov'è dunque andata a finire la figura economica dell'imprenditore-proprietario,
del capitano d'industria, che è indispensabile alla produzione,
che fa fiorire la fabbrica con la sua preveggenza, con le sue iniziative,
con lo stimolo dell'interesse individuale? Essa è svanita, si è
liquefatta nel processo di sviluppo dello strumento del lavoro, nel processo
di sviluppo di rapporti tecnici ed economici che costituiscono le condizioni
della produzione e del lavoro. Il capitano d'industria è diventato
cavaliere d'industria, si annida nelle banche, nei salotti, nei corridoi
ministeriali e parlamentari, nelle borse. Il proprietario del capitale
è divenuto un ramo secco nel campo della produzione. Poiché egli non è
più indispensabile, poiché le sue funzioni storiche sono
atrofizzate, egli diventa un mero agente di polizia, egli pone i suoi "diritti"
immediatamente nelle mani dello Stato perché li difenda spietatamente.
Lo Stato diventa così l'unico proprietario dello strumento di lavoro,
assume tutte le funzioni tradizionali dell'imprenditore, diventa la macchina
impersonale che compra e distribuisce le materie prime, che impone un piano
di produzione, che compra i prodotti e li distribuisce: lo Stato dei politicanti,
degli avventurieri, dei bricconi. Conseguenze: aumento della forza armata
poliziesca, aumento caotico della burocrazia incompetente, tentativo di
assorbire tutti i malcontenti della piccola borghesia avida di ozio, e
creazione a questo scopo di organismi parassitari all'infinito. Il numero
dei non produttori aumenta morbosamente, supera ogni limite consentito
dalla potenzialità dell'apparato di produzione. Si lavora e non
si produce, si lavora affannosamente e la produzione cala continuamente.
Perché si è formato un abisso spalancato, una fauce immane
che inghiotte e annienta il lavoro, annienta la produttività. Le
ore non pagate del lavoro operaio non servono più a dare incremento
alla ricchezza dei capitalisti: servono a sfamare l'avidità della
sterminata moltitudine di agenti, di funzionari, di oziosi, servono a sfamare
chi lavora direttamente per questa turba di inutili parassiti. E nessuno
è responsabile, e nessuno può essere colpito: sempre dappertutto
lo Stato borghese, con la sua forza armata, lo Stato borghese che è
diventato il gerente dello strumento di lavoro che si decompone, che va
in pezzi, che viene ipotecato e sarà venduto all'incanto nel mercato
internazionale dei ferrivecchi logori e inutili... Così si è
sviluppato lo strumento di lavoro, il sistema dei rapporti economici e
sociali. La classe operaia ha acquistato
un altissimo grado di autonomia nel campo della produzione, poiché
lo sviluppo della tecnica industriale e commerciale ha soppresso tutte
le funzioni utili inerenti alla proprietà privata, alla persona
del capitalista. La persona del privato proprietario automaticamente espulsa
dal campo immediato della produzione, si è annidata nel potere di
Stato, monopolizzatore della distillazione del profitto. La forza armata
tiene la classe operaia in una schiavitù politica ed economica divenuta
antistorica, divenuta fonte di decomposizione e di rovina. La classe operaia
si stringe intorno alle macchine, crea i suoi istituti rappresentativi
come funzione del lavoro, come funzione della conquistata autonomia, della
conquistata coscienza di autogoverno. Il Consiglio di fabbrica è
la base delle sue esperienze positive, della presa di possesso dello strumento
di lavoro, è la base solida del processo che deve culminare nella
dittatura, nella conquista del potere di Stato da rivolgere alla distruzione
del caos, della cancrena che minaccia di soffocare la società degli
uomini, che corrompe e dissolve la società degli uomini. |
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