Sindacati e Consigli
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 11 ottobre 1919
L'organizzazione proletaria che si riassume, come espressione totale della massa operaia e contadina, negli uffici centrali della Confederazione del Lavoro, attraversa una crisi costituzionale simile per natura alla crisi in cui vanamente si dibatte lo Stato democratico parlamentare. La crisi è crisi di potere e di sovranità. La soluzione dell'una sarà soluzione dell'altra, poiché, risolvendo il problema della volontà di potenza nell'ambito della loro organizzazione di classe, i lavoratori arriveranno a creare l'impalcatura organica del loro Stato e vittoriosamente la contrapporranno allo Stato parlamentare. Gli operai sentono che il complesso
della "loro" organizzazione è diventato tale enorme apparato, che
ha finito per ubbidire a leggi proprie, intime alla sua struttura e al
suo complicato funzionamento, ma estranee alla massa che ha acquistato
coscienza dalla sua missione storica di classe rivoluzionaria. Sentono
che la loro volontà di potenza non riesce ad esprimersi, in un senso
netto e preciso, attraverso le attuali gerarchie istituzionali. Sentono
che anche in casa loro, nella casa che hanno costruito tenacemente, con
sforzi pazienti cementandola col sangue e le lacrime, la macchina schiaccia
l'uomo, il funzionarismo isterilisce lo spirito creatore e il dilettantismo
banale e verbalistico tenta invano di nascondere l'assenza di concetti
precisi sulle necessità della produzione industriale e la nessuna
comprensione della psicologia delle masse proletarie. Gli operai si irritano per queste
condizioni di fatto, ma sono individualmente impotenti a modificarle; le
parole e le volontà dei singoli uomini sono troppo piccola cosa
in confronto delle leggi ferree inerenti alla struttura dell'apparato sindacale.
I leaders dell'organizzazione non si accorgono di questa crisi profonda
e diffusa. Quanto più chiaramente
appare che la classe operaia non è composta in forme aderenti alla
sua reale struttura storica, quanto più risulta che la classe operaia
non è inquadrata in una confederazione che incessantemente si adatti
alle leggi che governano l'intimo processo di sviluppo storico reale della
classe stessa; tanto più questi leaders si ostinano nella cecità
e si sforzano di comporre "giuridicamente" i dissidi e i conflitti. Spiriti
eminentemente burocratici, essi credono che una condizione obiettiva, radicata
nella psicologia quale si sviluppa nelle esperienze vive dell'officina,
possa essere superata con un discorso che muove gli affetti, e con un ordine
del giorno votato all'unanimità in un'assemblea abbruttita dal frastuono
e dalle lungaggini oratorie. Oggi essi si sforzano di porsi
all'altezza dei tempi" e, tanto per dimostrare che sono anche capaci di
"meditare aspramente", rivogano le vecchie e logore ideologie sindacaliste,
insistendo penosamente nello stabilire rapporti di identità tra
il Soviet e il sindacato, insistendo penosamente nell'affermare che il
sistema attuale di organizzazione sindacale costituisce il sistema di forze
in cui deve incarnarsi la dittatura proletaria. Il sindacato, nella forma in
cui esiste attualmente nei paesi dell'Europa occidentale, è un tipo
di organizzazione non solo diverso essenzialmente dal Soviet, ma diverso
anche, e in modo notevole, dal sindacato quale sempre più viene
sviluppandosi nella repubblica comunista rossa. I sindacati di mestiere,
le Camere del Lavoro, le federazioni industriali, la Confederazione Generale
del Lavoro sono il tipo di organizzazione proletaria specifico del periodo
della storia dominato dal capitale. In un certo senso si può sostenere
che esso è parte integrante della società capitalistica,
e ha una funzione che è inerente al regime di proprietà privata. In questo periodo, nel quale
gli individui valgono in quanto sono proprietari di merce e commerciano
la loro proprietà, anche gli operai hanno dovuto ubbidire alle leggi
ferree della necessità generale e sono diventati mercanti dell'unica
loro proprietà, la forza-lavoro e l'intelligenza professionale.
Più esposti ai rischi della concorrenza, gli operai hanno accumulato
la loro proprietà in "ditte" sempre più vaste e comprensive,
hanno creato questo enorme apparato di concentrazione di carne da fatica,
hanno imposto prezzi e orari e hanno disciplinato il mercato. Hanno assunto
dal di fuori o hanno espresso dal loro seno un personale d'amministrazione
di fiducia, esperto in questo genere di speculazioni, in grado di dominare
le condizioni del mercato, capace di stipular contratti, di valutare le
alee commerciali, di iniziare operazioni economicamente utili. La natura essenziale del sindacato
è concorrentista, non è comunista. Il sindacato non può
essere strumento di rinnovazione radicale della società: esso può
offrire al proletariato dei provetti burocrati, degli esperti tecnici in
questioni industriali d'indole generale, non può essere la base
del potere proletario. Esso non offre nessuna possibilità di scelta
delle individualità proletarie capaci e degne di dirigere la società,
da esso non possono esprimersi le gerarchie in cui si incarni lo slancio
vitale, il ritmo del progresso della società comunista. La dittatura proletaria può
incarnarsi in un tipo di organizzazione che sia specifico dell'attività
propria dei produttori e non dei salariati, schiavi del capitale. Il Consiglio
di fabbrica è la cellula prima di questa organizzazione. Poiché
nel Consiglio tutte le branche del lavoro sono rappresentate, proporzionalmente
al contributo che ogni mestiere e ogni branca di lavoro dà alla
elaborazione dell'oggetto che la fabbrica produce per la collettività,
l'istituzione è di classe, è sociale. La sua ragion d'essere
è nel lavoro, è nella produzione industriale, in un fatto
cioè permanente e non già nel salario, nella divisione delle
classi, in un fatto cioè transitorio e che appunto si vuole superare.
Perciò il Consiglio realizza l'unità della classe lavoratrice,
dà alle masse una coesione e una forma che sono della stessa natura
della coesione e della forma che la massa assume nell'organizzazione generale
della società. Il Consiglio di fabbrica è
il modello dello Stato proletario. Tutti i problemi che sono inerenti all'organizzazione
dello Stato proletario, sono inerenti all'organizzazione del Consiglio.
Nell'uno e nell'altro il concetto di cittadino decade, e subentra il concetto
di compagno: la collaborazione per produrre bene e utilmente sviluppa la
solidarietà, moltiplica i legami di affetto e fratellanza. Ognuno
è indispensabile, ognuno è al suo posto, e ognuno ha una
funzione e un posto. Anche il più ignorante e il più arretrato
degli operai, anche il più vanitoso e il più "civile" degli
ingegneri finisce col convincersi di questa verità nelle esperienze
dell'organizzazione di fabbrica: tutti finiscono per acquistare una coscienza
comunista per comprendere il gran passo in avanti che l'economia comunista
rappresenta sull'economia capitalistica. Il Consiglio è il più
idoneo organo di educazione reciproca e di sviluppo del nuovo spirito sociale
che il proletariato sia riuscito a esprimere dall'esperienza viva e feconda
della comunità di lavoro. La solidarietà operaia che nel
sindacato si sviluppava nella lotta contro il capitalismo, nella sofferenza
e nel sacrificio, nel Consiglio è positiva, è permanente,
è incarnata anche nel più trascurabile dei momenti della
produzione industriale, è contenuta nella coscienza gioiosa di essere
un tutto organico, un sistema omogeneo e compatto che lavorando utilmente,
che producendo disinteressatamente la ricchezza sociale, afferma la sua
sovranità, attua il suo potere e la sua libertà creatrice
della storia. L'esistenza di una organizzazione,
nella quale la classe lavoratrice sia inquadrata nella sua omogeneità
di classe produttrice, e la quale renda possibile una spontanea e libera
fioritura di gerarchie e di individualità degne e capaci, avrà
riflessi importanti e fondamentali nella costituzione e nello spirito che
anima l'attività dei sindacati. Il Consiglio di fabbrica si fonda
anch'esso sul mestiere. In ogni reparto gli operai si distinguono in squadre
e ogni squadra è una unità di lavoro (di mestiere): il Consiglio
è costituito appunto dai commissari che gli operai eleggono per
mestiere (squadra) di reparto. Ma il sindacato si basa sull'individuo,
il Consiglio si basa sull'unità organica e concreta del mestiere
che si attua nel disciplinamento del processo industriale. La squadra (il
mestiere) sente di essere distinta nel copro omogeneo della classe, ma
nel momento stesso si sente ingranata nel sistema di disciplina e di ordine
che rende possibile, con l'esatto e preciso suo funzionamento, lo sviluppo
della produzione. Come interesse economico e politico
il mestiere è parte indistinta e solidale perfettamente col corpo
della classe; se ne distingue come interesse tecnico e come sviluppo del
particolare strumento che adopera nel lavoro. Allo stesso modo tutte le
industrie sono omogenee e solidali nel fine di realizzare una perfetta
produzione, distribuzione e accumulazione sociale della ricchezza; ma ogni
industria ha interessi distinti per quanto riguarda l'organizzazione tecnica
della sua specifica attività. L'esistenza del Consiglio dà
agli operai la diretta responsabilità della produzione, li conduce
a migliorare il lavoro, instaura una disciplina cosciente e volontaria,
crea la psicologia del produttore, del creatore di storia. Gli operai portano
nel sindacato questa nuova coscienza e dalla semplice attività di
lotta di classe, il sindacato si dedica al lavoro fondamentale di imprimere
alla vita economica e alla tecnica del lavoro una nuova configurazione,
si dedica a elaborare la forma di vita economica e di tecnica professionale
che è propria della civiltà comunista. In questo senso i
sindacati, che sono costituiti con gli operai migliori e più consapevoli,
attuano il momento supremo della lotta di classe e della dittatura del
proletariato: essi creano le condizioni obiettive in cui le classi non
possono più esistere né rinascere. Questo fanno in Russia i sindacati
di industria. Essi sono diventati gli organismi in cui tutte le singole
imprese di una certa industria si amalgamano, si connettono, si articolano,
formando una grande unità industriale. Le concorrenze sperperatrici
vengono eliminate, i grandi servizi amministrativi, di rifornimento, di
distribuzione e di accumulamento, vengono unificati in grandi centrali.
I sistemi di lavoro, i segreti di fabbricazione, le nuove applicazioni
diventano immediatamente comuni a tutta l'industria. La molteplicità
di funzioni burocratiche e disciplinari inerente ai rapporti di proprietà
privata e alla impresa individuale, viene ridotta alle pure necessità
industriali. L'applicazione dei principi sindacali all'industria tessile
ha permesso in Russia una riduzione burocratica da 100.000 impiegati a
3.500. L'organizzazione per fabbrica compone la classe (tutta la classe)
in una unità omogenea e cosa che aderisce plasticamente al processo
industriale di produzione e lo domina per impadronirsene definitivamente. Nell'organizzazione per fabbrica
si incarna dunque la dittatura proletaria, lo Stato comunista che distrugge
il dominio di classe nelle superstrutture politiche e nei suoi ingranaggi
generali. I sindacati di mestiere e di industria sono le solide vertebre
del gran corpo proletario. Essi elaborano le esperienze individuali e locali,
e le accumulano, attuando quel conguagliamento nazionale delle condizioni
di lavoro e di produzione sul quale concretamente si basa l'uguaglianza
comunista. Ma perché sia possibile
imprimere ai sindacati questa direzione positivamente classista e comunista
è necessario che gli operai rivolgano tutta la loro volontà
e la loro fede al consolidamento e alla diffusione dei Consigli, all'unificazione
organica della classe lavoratrice. Su questo fondamentale omogeneo e solido
fioriranno e si svilupperanno tutte le superiori strutture della dittatura
e dell'economia comunista. |
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