Un monito
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 15 gennaio 1921
E' caso od è fortuna quella che vuole il Congresso del Partito Socialista italiano si raduni a Livorno nel giorno anniversario del sacrificio di Carlo Liebknecht? Noi non crediamo né alle
date fatali né alle fatidiche coincidenze della storia, e non crediamo
nemmeno che lo spirito dei morti abbia potere di ritornare tra i vivi e
di ispirarli. Ma se quelli di cui si commemora la fine sono i "nostri"
morti, sono coloro che caddero con le armi levate nel fervore della lotta,
e con lo spirito teso, nelle alternative disperate del combattimento, a
resistere, ad attendere, a sperare, - di questi morti anche noi sentiamo
la vitalità eterna, sentiamo noi pure la permanenza dello spirito
loro, animatore tra di noi; - per questi morti anche noi, quasi, ci sentiamo
di ripetere le parole della fiduciosa superstizione cristiana: essi sono
vivi ancora, e giudicano, e attendono. In realtà siamo noi stessi
che giudichiamo e attendiamo, ma vogliamo pensare l'azione e il giudizio
nostro, in questi momenti supremi, come ispirati, quasi dettati da un insegnamento
sorgente di chi tanto più intensamente di noi ha operato per l'affermazione
e la vittoria dei principi nostri. Sotto gli auspici del nome di
Carlo Liebknecht ben si apre perciò il Congresso di Livorno. Chi
evocherà, con il nome, i fatti e gli insegnamenti, non potrà
trarre da essi che un monito, conforme con la nostra attesa, con la nostra
fiducia, con i nostri propositi. Con la morte di Carlo Liebknecht,
nel gennaio 1919, finiva nel sacrificio cruento la prima grande affermazione
dei comunisti dell'Europa centrale e occidentale. L'insurrezione armata
del proletariato tedesco che egli diresse con l'autorità della sua
persona, enorme di fronte alle mezze figure dei traditori e degli esitanti,
e con una precisione di pensiero e di propositi pari all'ardire e alla
tenacia infrangibile della volontà, quella insurrezione fu in realtà
il primo, il solo tentativo grande, serio e fornito di probabilità
di successo, di inserire e comprendere lo sviluppo della crisi europea
postbellica nello stesso quadro della rivoluzione proletaria russa. L'insurrezione
dei comunisti tedeschi parve per un istante realizzare la saldatura tra
la rivoluzione russa vittoriosa e gli sforzi delle minoranze rivoluzionarie
dei paesi dell'Europa centrale e occidentale. Se la saldatura si fosse compiuta,
invece di esaurirsi in una serie di tentativi sporadici e nel grande, epico,
ma doloroso sforzo di un popolo isolato, la rivoluzione europea avrebbe
avuto il suo sbocco naturale in una rivolta di tutto il proletariato contro
tutti i governi dell'intesa. Perciò nei giorni tragici
del gennaio 1919 il cuore del mondo intero pulsò intorno a Berlino,
e il destino del mondo intero parve sospeso agli esiti degli scontri rabbiosi
nei quali il fiore dei proletari di Germania versava il suo sangue. Il
nome stesso di Liebknecht apparve allora a tutti in modo concreto, in modo
evidente, ciò che era apparso negli anni della guerra alla fantasia
di Henry Barbusse, una sintesi vivente un simbolo: la sintesi e il simbolo
della rivolta proletaria contro le infamie, contro gli orrori, contro la
schiavitù della guerra e della pace capitalistica. Ma oggi che a distanza di due
anni ricordiamo quei fatti, noi possiamo aggiungere l'esperienza di un
periodo rivoluzionario apertosi con le più grandi speranze e con
la più grande audacia, e non ancora concluso, benché il ritorno
degli eventi fatto più lento e meno febbrile sembri accennare a
una depressione degli spiriti e della volontà di rivolta. Oggi lo
sviluppo dei fatti ci si presenta anch'esso più chiaro, insieme
col logico incatenarsi delle cause e degli effetti, e il sacrificio di
Liebknecht ci appare in tutta la pienezza del valore ch'esso ha avuto,
non solo nella storia della rivoluzione europea, ma nella stessa intima
storia della formazione nelle file del proletariato di una precisa coscienza
e di una valida capacità di azione. Perciò, prima di ogni
altra cosa, nel ricordare la morte atroce, noi ricordiamo che gli strumenti
di essa furono apprestati, prima che dalla classe borghese, dai traditori
usciti dalle file del partito del proletariato. Commemoriamo il martire
e l'eroe, l'uomo nella cui vita per un istante si sono riassunte le sorti
di tutta la classe ribelle, e non possiamo non ricordare, come parte di
un insegnamento che non si cancella, che la sua sorte fu segnata da coloro
che erano venuti meno alla fede, che erano passati nelle file avversarie
o rimasti tra le file dei combattenti per seminarvi dubbio, incertezza,
scetticismo. L'insurrezione berlinese del
gennaio 1919 fallì perché trovò contro di sé,
organizzate dai socialdemocratici, le forze della reazione; dopo di essa,
il proletariato tedesco fino a ieri è stato impedito di risorgere
valido e potente dagli stessi che un giorno erano parsi guide dell'azione
e poi si rivelarono traditori nascosti sotto le spoglie o del teorico,
o del funzionario, o del parlamentare. Soltanto attualmente dopo un lungo
periodo d'elaborazione interiore, dopo un periodo faticoso di liberazione
e di rinnovamento, la classe operaia tedesca sta per ritrovare la sua vita.
E la ritrova sulle direttive segnate da Carlo Liebknecht. Ma noi abbiamo detto che nel
suo nome e nell'azione sua vediamo un esempio per tutti i popoli. Più
che un esempio, è una prova. Carlo Liebknecht ci ha provato nel
modo più valido, col sacrificio, quale è la vita e quali
sono gli ostacoli. Chi evocherà il suo nome al Congresso di Livorno
saprà esprimere completo il monito che esso contiene? Sotto gli
auspici del suo nome noi vogliamo porre - e ci pare realmente ora, che
la coincidenza sia fatidica - l'origine del Partito comunista italiano. |
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