Illusioni
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 8 agosto 1921
I provvedimenti contro la disoccupazione sono stati discussi alla Camera per ultimi, come un affare qualunque che interessasse una ristretta categoria di una piccola borgata. Dal modo con cui essi sono stati discussi ed approvati, un fatto risulta evidente: la certezza che i provvedimenti lasceranno il tempo che trovano e che la loro approvazione ha solo valore formale, per gli sciocchi che ancora si illudono sull'utilità dei tornei accademici parlamentari. La Camera è, nella sua
maggioranza, persuasa che la disoccupazione non ha rimedi e che quelli
proposti devono solo servire a mostrare l'apparente buona volontà
del governo a risolvere la crisi. Non ci sono ormai che i socialisti, i
quali credono che il governo con una saggia politica di lavori pubblici
possa far qualche cosa per il milione di operai disoccupati. Governo e
rappresentanza parlamentare borghese sanno ottimamente che la crisi non
può avere altra soluzione che l'affamamento di una parte della classe
operaia e contadina. Certo essi trovano legittimo
che questo avvenga, poiché per loro entra nel corso naturale delle
cose. Essi spiegano la crisi come una calamità sociale alla quale
gli operai devono sottomettersi con lo stesso animo con cui affrontano
una carestia. Il governo, come rappresentanza borghese, e tanto più
in quanto vuole apparire di essere con tutto il popolo, studia progetti,
presenta disegni di legge, li approva, per far credere che esso si interessa
realmente alla vita degli operai e contadini. Esiste un limite però:
esiste il limite della proprietà privata, che non può essere
violato. L'affamamento degli operai non può giustificare che si
debba ridurre il profitto capitalistico o meglio violare il diritto della
proprietà privata. Governo e rappresentanza borghesi sono dunque
coerenti, quando approvano disegni di legge che lasciano il tempo che trovano.
Essi hanno sempre una scusa a portata di mano: la difesa del proprio privilegio
e l'impossibilità di fare di più, senza correre il rischio
di perire. Facendo rispettare questo limite, i governi borghesi sono convinti
di agire realmente anche nell'interesse dei lavoratori. Ora ai socialisti, come rappresentanza
proletaria, se non fossero quello che sono sarebbe spettato di smascherare
questa politica di classe dei governi borghesi e d'opporvi una politica
propria, la quale non potesse lasciare più alcun dubbio nell'animo
dei lavoratori. Ma i socialisti si pongono anch'essi sul piano delle illusioni
e perdono il loro tempo a discutere questo o quell'altro articolo di progetto
di legge, come se la disoccupazione, specie nel periodo attuale, possa
davvero trovare la soluzione nella proposta di uno o più emendamenti,
che accrescano magari il sussidio giornaliero all'operaio senza lavoro. Far credere alle grandi masse
di operai disoccupati che essi possono guardare con fiducia nell'opera
di aiuto del governo, è volerle mantenere nell'inganno. Oggi che
il numero dei disoccupati va rapidamente crescendo e che la classe padronale
non ha più alcuno scrupolo nel mettere sul lastrico centinaia di
migliaia di famiglie operaie, altra parola d'ordine si richiederebbe da
coloro che hanno ricevuto il loro mandato dalla classe lavoratrice. Ma
la realtà è fuori del Parlamento. Gli organizzatori operai
che in questo avrebbero dovuto far risuonare forte la voce di protesta
dei lavoratori, che soffrono nella fame e nella miseria, si sono limitati
invece a proporre qualche emendamento al disegno di legge governativo.
Intanto che gli operai disoccupati crescono e che la fame miete sempre
maggiori vittime in mezzo alle loro famiglie, questa condotta parlamentare
degli organizzatori operai non può che giudicarsi ingannevole e
traditrice. Essa ribadisce l'illusione che
si tratti di uomini di governo e d'indirizzo politico, mentre la quistione
sostanziale è nel regime. E' questo che si deve additare alle masse
operaie come la causa dei loro mali che si deve prima togliere di mezzo,
per giungere alla loro liberazione da essi. Tutto il resto è retorica,
accademia; ora che la Camera ha di fatto approvato i provvedimenti contro
la disoccupazione, non siamo cattivi profeti dicendo che la crisi continuerà
a rendersi più acuta nel paese. A questo non ci prepara forse
l'offensiva degli industriali per la riduzione dei salari? Già i
tessili sono alla vigilia del loro sciopero generale in tutta Italia, se
i padroni non accedono alle proposte della Federazione. Anche in ciò
non bisogna creare illusioni. Nessun aiuto gli operai hanno da sperare
dall'intervento dello Stato. Gli operai ricordano a che cosa è servito
l'intervento di Giolitti nella vertenza metallurgica; né hanno dimenticato
i frutti che ha portato in Inghilterra l'intervento di Lloyd George nella
vertenza dei minatori. Nel primo come nell'altro caso, il governo non è
intervenuto che per sviare dai suoi propositi di lotta e di resistenza
la classe operaia, consegnandola, con la complicità dei suoi organizzatori,
alla volontà padronale. La classe operaia non ha nulla
da sperare da questo o da quell'altro ministro; la classe operaia non può
fare affidamento che in se stessa. Ogni decreto, ogni disegno di legge
non sono che pezzi di carta per i padroni, la cui volontà può
trovare un limite solo nella forza medesima degli operai e non mai negli
organi dello Stato. Chi dalla tribuna parlamentare
o in un comizio, si vale della sua autorità, del suo prestigio,
per far credere alle masse che oggi la soluzione della crisi possa essere
all'infuori dell'abbattimento dello Stato borghese, non si merita titolo
diverso da quello di traditore. Tanto se si tratti di combattere
contro la disoccupazione che contro la riduzione dei salari, il governo
e i suoi organi non possono essere che coi padroni. Gli operai ricordino
il decreto di controllo com'è andato a finire e stiano in guardia
da qualunque intervento dello Stato nelle loro lotte contro la classe padronale.
La sola verità che essi non devono dimenticare mai è che
dai padroni otterranno sempre tanto per quanto saranno forti e che oggi
l'unica via di salvezza consiste non nell'attendersi aiuti e provvedimenti
dai governi della borghesia, ma nel lottare per il loro abbattimento definitivo. Non è inutile se si ripete
una volta di più che tutti i problemi inerenti alla vita della classe
operaia oggi possono trovare la loro soluzione solo nella conquista del
potere politico da parte di essa. Ogni altra via non può condurre
che a soluzioni parziali ed ingannevoli per la classe operaia. |
|
|
|
|
|
|