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MARIONETTE
TRAGICOMMEDIA
DI DON CRISTÒBAL
E
DELLA SIORA ROSITA
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FARSA
BURATTINESCA IN SEI QUADRI
E
UN’AVVERTENZA
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PERSONAGGI
(in ordine di apparizione)
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LA ZANZARA
ROSITA
IL PADRE
COCOLICHE
IL COCCHIERE
DON CRISTOBITA
SERVO
UN’ORA
RAGAZZI CONTRABBANDIERI
SPAVENTANUVOLE
CURRITO, quello del Porto
ROMPILANIMA, calzolaio
FIGARO, barbiere
UN MONELLO
UNA GIOVINETTA IN GIALLO
UN MENDICANTE CIECO
RAGAZZE
UNA MAJA CON NEI
UN CHIERICHETTO
INVITATI CON TORCE
PRETI DEL FUNERALE
CORTEO
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AVVERTENZA.
Suoneranno
due clarinetti e un tamburo. Da un punto qualsiasi uscirà la Zanzara.
La Zanzara è un personaggio misterioso, un po’ folletto, un po’
spiritello, un po’ insetto. Rappresenta la gioia del vivere libero e la
grazia e la poesia del popolo andaluso. Ha con sé una trombetta
da fiera.
ZANZARA
Uomini e donne! Attenzione!
Bambino, chiudi quella boccuccia e tu, ragazza, giù a sedere, per
mille fulmini. Zitti e buoni, perché il silenzio rimanga limpido
come fosse alla sua stessa sorgente. Zitti e buoni, perché si smorzi
il borbottio delle ultime chiacchiere. (Tamburo.) Io e la mia compagnia
veniamo dal teatro dei borghesi, dal teatro dei conti e dei marchesi, un
teatro tutto oro e cristalli, dove gli uomini vanno per dormire e le signore…
pure. Io e la mia compagnia eravamo prigionieri. Non potete immaginare
che sofferenza era la nostra. Ma un bel giorno vidi dal buco della serratura
una stella che tremava come una fresca violetta di luce. Aprii l’occhio
quanto più potei - me lo voleva chiudere il dito del vento - e sotto
la stella sorrideva un ampio fiume solcato da lente barche. Allora avvisai
i miei amici e scappammo via attraverso quei campi, in cerca della gente
semplice, per mostrarle le cose, le cosette e le cosettine del mondo; sotto
la luna verde dei monti, sotto la luna rosa delle spiagge. Ora che sorge
la luna e le lucciole fuggono lentamente verso le loro grotte, prenderà
il via il grande spettacolo dal titolo Tragicommedia di don Cristóbal
e della siora Rosita… Preparatevi a subire il caratteraccio di quella
buonalana di don Cristóbal e a piangere per la dolcezza della siora
Rosita che, più che una donna, è una pavoncella su uno stagno,
un delicato uccellino delle nevi. A incominciare! (Esce ma subito torna
indietro di corsa.) E adesso… vento! Sventola su tutti quei visi stupefatti,
porta via con te i sospiri in cima a quel monte e asciuga le lacrime nuove
negli occhi delle fanciulle senza moroso.
| Musica |
(Quattro foglioline aveva
(il mio alberello
(e il vento le muoveva |
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Cambio di scena
1922
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