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Vita e opere di
Federico García Lorca
con telegrammi storici sulla Spagna in cui visse
e citazioni in italiano e in spagnolo dalle sue opere
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Prologo
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     Federico è stato paragonato a un bambino e lo si potrebbe paragonare a un angelo, all’acqua («il mio cuore è un po’ d’acqua pura», diceva in una lettera) o ad una roccia. Nei suoi momenti più tremendi era impetuoso, rumoroso, magico come una selva. Ognuno lo ha visto a modo suo. […] Nessuno può definirlo. La sua presenza, paragonabile, forse, soltanto - e giustamente - al tifone che assume e rapisce, rimandava sempre alla più elementare semplicità. Era tenero come una conchiglia di spiaggia; innocente, nella sua tremenda risata bruna, come un albero furioso; e ardente, nei suoi desideri, come un essere nato per la libertà. Aveva, per la sua opera futura, un tale istinto di difesa che mi ricorda quella di un genio: Goethe. Con una differenza: che Federico era incapace della fredda serenità con cui quel giove costruì il complicato meccanismo dei propri istinti e passioni fino a ridurli a ruote dentate al servizio del suo rendimento intellettuale. In Federico tutto era ispirazione; la sua vita, così meravigliosamente in armonia con la sua opera, fu il trionfo della libertà, e fra la sua vita e la sua opera v’è uno scambio spirituale e fisico così costante, così appassionato e fecondo, che le rende eternamente indivisibili. […] Il suo cuore, di sicuro, non era allegro. Era capace di tutta l’allegria dell’Universo; ma nel profondo, come quello di ogni grande poeta, non era allegro. Coloro che lo videro come un uccello pieno di colori non lo conobbero. Il suo cuore era appassionato come pochi, e una capacità d’amore e di sofferenza nobilitava ogni giorno di più la sua già nobile fronte. Amò oltremodo (qualità che alcuni superficiali gli negarono) e soffrì per amore (cosa che probabilmente nessuno seppe). Ricorderò per sempre la lettura che mi diede, qualche tempo prima di partire per Granada, della sua ultima opera lirica, destinata a rimanere incompiuta… Mi leggeva quei suoi Sonetti dell’amore oscuro, prodigio di passione, di entusiasmo, di felicità, di dolore, ardente e puro monumento all’amore, in cui la materia prima è ormai la carne, il cuore, l’anima del poeta in via di distruzione. Sorpreso, non potei fare a meno di esclamare, guardandolo: «Federico, che cuore! Quanto ha dovuto amare e soffrire!». Mi guardò e sorrise come un bambino…
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Federico García Lorca - Prologo 4/4

Il brano che stai ascoltando è: Isaac Albéniz, Mallorca