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La
sera del nostro primo incontro fu indimenticabile! V’era magia, duende,
qualcosa di magico in tutto Federico. Come dimenticarlo dopo averlo visto
o ascoltato anche solo una volta? Era davvero affascinante, sia quando
cantava - solo o al pianoforte - che quando recitava o faceva scherzi;
lo era persino quando diceva stupidaggini. […] Non lo avevo mai sentito
recitare e quella sera, nei giardini della Residencia de Estudiantes, fiocamente
illuminata dalle finestre accese delle stanze, potei verificare che la
sua fama di grande recitatore era giustificata. Recitò il suo ultimo
romance
gitano:
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Verde que te quiero verde…
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Di quella serata
ricorderò per sempre quel Romance sonámbulo, quella
sua misteriosa drammaticità, ancor più agghiacciante nella
penombra di quel giardino sussurrato di pioppi. «Addio,
cugino», mi disse quando mi congedai, oltre mezzanotte. Cominciava
a piovere. Un bagliore annunciò un temporale. Arrivai a casa mia
tutto bagnato, ma felice, perché sapevo di aver vissuto una pagina
indimenticabile della mia vita. […]
Fra il 1925
e il 1930 Federico mi invitò spesso a passare le vacanze alla sua
Huerta de San Vicente. Io promettevo ogni estate, ma poi rimandavo, rimandavo
e… Non potei compiere quella visita fino al 24 febbraio del 1980. Per tutti
quegli anni avevo pensato a lui in modo quasi ossessivo, dedicandogli innumerevoli
prose e poesie; e ora, finalmente, ero a Granada… All’alba, da solo, presi
un taxi per percorrere quella triste strada che aveva condotto Federico
García Lorca alla sua fucilazione. Che tremenda agonia! Quale interminabile
angoscia percorrere quella strada dopo più di quarant’anni, ormai
piena di brutte case, ma anche di quegli ulivi che il poeta aveva sempre
portato negli occhi! Arrivai infine a Viznar… Quale tremendo dolore! La
famosa fontana delle Lacrime, oggi conosciuta e venerata in tutto il mondo,
è come un piccolo stagno dal cui fondo germogliano, salendo fino
alla superficie, delle sonnambule, silenzione e incessanti bolle d’aria
che i lirici arabi andalusi identificarono con le lacrime. Ebbene,
tutto quel fondo fangoso e sporco della elegiaca fontana era pieno di scatole
di sardine, di bottiglie di coca-cola, di bucce e di detriti di pranzi
che i turisti - credo - vi avevano gettato dentro in segno di emozionato
omaggio per il grande poeta assassinato a Granada. Questo è ciò
che vidi quella mattina di febbraio del 1980. Me ne andai in lacrime…
Il poeta Rafael Alberti.
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Vicente Aleixandre, dal «Prologo» di Obras Completas de
Federico García Lorca, vol. 2 |
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