da Federico García Lorca...
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Imaginación, inspiración, evasión, 1928
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Mientras no pretenda librarse del mundo puede el poeta vivir contento en su pobreza dorada. Todas las retóricas y escuelas poéticas del Universo, desde los esquemas japoneses, tienen una hermosa guardarropía de soles, lunas, lirios, espejos y nubes melancólicas para uso de todas las inteligencias y latitudes. Pero el poeta que quiere librarse del campo imaginativo, no vivir exclusivamente de la imagen que producen los objetos reales, deja de soñar y deja de querer. Ya no quiere, ama. Pasa de la «imaginación», que es un hecho del alma, a la «inspiración», que es un estado del alma. Pasa del análisis a la fe. Aquí ya las cosas son porque sí, sin efecto ni causa explicable. Ya no hay términos ni límites, sino admirable libertad. […] Ya no sirve la técnica adquirida, no hay ningún postulado estético sobre el que operar; y así como la imaginación es un descubrimiento, la inspiración es un don, un inefable regalo.
 


La poesía no quiere adeptos, sino amantes. Pone ramas de zarzamora y erizos de vidrio para que se hieran por su amor las manos que la buscan. 


No creo en la creación, sino en el descubrimiento, como no creo en el artista sentado, sino en el artista caminante.

Finché non tenta di liberarsi dal mondo il poeta può vivere felice nella sua povertà dorata: tutte le retoriche e le scuole poetiche dell’Universo, dagli schemi giapponesi in poi, offrono infatti un bellissimo guardaroba di soli, lune, gigli, specchi e nuvole malinconiche ad uso di qualsiasi intelligenza e latitudine… Ma il poeta che vuole liberarsi dal campo immaginativo e non vivere esclusivamente dell’immagine che producono gli oggetti reali, smette di sognare e smette di voler bene. Smette di voler bene e comincia ad amare:passa dall’«immaginazione», che è un’azione dell’anima, all’«ispirazione», che è uno stato dell’anima; passa dall’analisi alla fede. Una volta qui, le cose accadono perché sì, senza causa né effetto spiegabile; non vi sono più termini né limiti, ma soltanto un’ammirevole libertà. […] La tecnica acquisita non serve più; non rimane più nessun postulato estetico su cui operare; e se è vero che l’immaginazione è una scoperta, allora l’ispirazione è un dono, un ineffabile regalo.


La poesia non cerca adepti, bensì amanti. Pone rami di rovo e ricci di vetro affinché le mani che la cercano si feriscano per il suo amore. 


Non credo nella creazione, bensì nella scoperta, così come non credo nell’artista seduto, bensì nell’artista camminatore.