I sindacati e la dittatura
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 25 ottobre 1919
La lotta di classe internazionale è culminata nella vittoria degli operai e contadini di due proletariati internazionali. In Russia e in Ungheria gli operai e i contadini hanno instaurato la dittatura proletaria e tanto in Russia che in Ungheria la dittatura dovette sostenere un'aspra battaglia non solo contro la classe borghese, ma anche contro i sindacati: il conflitto tra la dittatura e i sindacati fu anzi una delle cause della caduta del Soviet ungherese, poiché i sindacati, se mai apertamente tentarono di rovesciare la dittatura, operarono sempre come organismi "disfattisti" della rivoluzione e incessantemente seminarono lo sconforto e la vigliaccheria tra gli operai e i soldati rossi. Un esame anche rapido, delle
ragioni e delle condizioni di questo conflitto non può non essere
utile all'educazione rivoluzionaria delle masse, le quali, se devono convincersi
che il sindacato è forse l'organismo proletario più importante
della rivoluzione comunista, perché su di esso deve fondarsi la
socializzazione dell'industria, perché esso deve creare le condizioni
in cui l'impresa privata sparisce e non può più rinascere,
devono anche convincersi della necessità di creare, prima della
rivoluzione, le condizioni psicologiche e obiettive nelle quali sia impossibile
ogni conflitto e ogni dualismo di potere tra i vari organismi in cui si
incarni la lotta della classe proletaria contro il capitalismo. La lotta di classe ha assunto
in tutti i paesi d'Europa e del mondo un carattere nettamente rivoluzionario.
La concezione, che è propria della III Internazionale, secondo la
quale la lotta di classe deve essere rivolta all'instaurazione della dittatura
proletaria, ha il sopravvento sulla ideologia democratica e si diffonde
irresistibilmente nelle masse. I Partiti socialisti aderiscono alla III
Internazionale o almeno si atteggiano secondo i principi fondamentali elaborati
al Congresso di Mosca; i sindacati invece sono rimasti fedeli alla "vera
democrazia" e non trascurano nessuna occasione per indurre o costringere
gli operai a dichiararsi avversari della dittatura e non attuare manifestazioni
di solidarietà con la Russia dei Soviet. Questo atteggiamento dei sindacati
fu rapidamente superato in Russia, poiché allo sviluppo delle organizzazioni
di mestiere e d'industria si accompagnò parallelamente e con ritmo
più accelerato lo sviluppo dei Consigli d'officina; esso ha invece
eroso la base del potere proletario in Ungheria, ha determinato in Germania
immani carneficine di operai comunisti e la nascita del fenomeno Noske,
ha determinato in Francia il fallimento dello sciopero generale del 20-21
luglio e il consolidarsi del regime di Clemenceau, ha impedito finora ogni
intervento diretto degli operai inglesi nella lotta politica e minaccia
di scindere profondamente e pericolosamente le forze proletarie in tutti
i paesi. I Partiti Socialisti acquistano
sempre più un profilo nettamente rivoluzionario e internazionalista;
i sindacati invece tendono a incarnare la teoria (!) e la tattica dell'opportunismo
riformista e a diventare organismi meramente nazionali. Ne nasce uno stato
di cose insostenibile, una condizione di confusione permanente e di debolezza
cronica per la classe lavoratrice, che aumentano lo squilibrio generale
della società e favoriscono il pullulare dei fermenti di disgregazione
morale e di imbarbarimento. I sindacati hanno organizzato
gli operai secondo i principi della lotta di classe e sono stati essi stessi
le prime forme organiche di questa lotta. Gli organizzatori hanno sempre
detto che solo la lotta di classe può condurre il proletariato alla
sua emancipazione e che l'organizzazione sindacale ha precisamente il fine
di sopprimere il profitto individuale e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo,
poiché essa si propone di eliminare il capitalista (il proprietario
privato) dal processo industriale di produzione e di eliminare quindi le
classi. Ma i sindacati non potevano attuare
immediatamente questo fine e pertanto essi rivolsero tutta la loro forza
al fine immediato di migliorare le condizioni di vita del proletariato,
domandando più alti salari, diminuiti orari di lavoro, un corpo
di legislazione sociale. I movimenti successero ai movimenti, gli scioperi
agli scioperi, la condizione di vita dei lavoratori divenne relativamente
migliore. Ma tutti i risultati, tutte le vittorie dell'azione sindacale
si fondano sulle basi antiche: il principio della proprietà privata
resta intatto e forte, l'ordine della produzione capitalistica e lo sfruttamento
dell'uomo sull'uomo restano intatti e anzi si complicano in forme nuove.
La giornata di otto ore, l'aumento del salario, i benefici della legislazione
sociale non toccano il profitto; gli squilibri che immediatamente l'azione
sindacale determina nel saggio del profitto si compongono e trovano una
sistemazione nuova nel gioco della libera concorrenza per le nazioni a
economia mondiale come l'Inghilterra e la Germania, nel protezionismo per
le nazioni a economia limitata come la Francia e l'Italia. Il capitalismo cioè riversa
o sulle masse amorfe nazionali o sulle masse coloniali le accresciute spese
generali della produzione industriale. L'azione sindacale si rivela così
assolutamente incapace a superare nel suo dominio e con i suoi mezzi, la
società capitalista, si rivela incapace a condurre il proletariato
alla sua emancipazione, a condurre il proletariato all'attuazione del fine
alto e universale che si era inizialmente proposto. Secondo le dottrine
sindacaliste, i sindacati avrebbero dovuto servire a educare gli operai
alla gestione della produzione. Poiché i sindacati di industria,
si disse, sono un riflesso integrale di una determinata industria, essi
diventeranno i quadri della competenza operaia per la gestione di quella
determinata industria; le cariche sindacali serviranno a rendere possibile
una scelta degli operai migliori, dei più studiosi, dei più
intelligenti, dei più atti a impadronirsi del complesso meccanismo
della produzione e degli scambi. I leaders operai dell'industria del cuoio
saranno i più capaci a gestire questa industria, e così per
l'industria metallurgica, per l'industria del libro, ecc. Illusione colossale. La scelta dei leaders sindacali
non avvenne mai per criteri di competenza industriale, ma di competenza
meramente giuridica, burocratica o demagogica. E quanto più le organizzazioni
andarono ingrandendosi, quanto più frequente fu il loro intervento
nella lotta di classe, quanto più diffusa e profonda la loro azione,
e tanto più divenne necessario ridurre l'ufficio dirigente a ufficio
puramente amministrativo e contabile, tanto più la capacità
tecnica industriale divenne un non valore ed ebbe il sopravvento la capacità
burocratica e commerciale. Si venne così costituendo una vera e
propria casta di funzionari e giornalisti sindacali, con una psicologia
di corpo assolutamente in contrasto con la psicologia degli operai, la
quale ha finito con l'assumere in confronto alla massa operaia la stessa
posizione della burocrazia governativa in confronto dello Stato parlamentare:
è la burocrazia che regna e governa. La dittatura proletaria vuole
sopprimere l'ordine della produzione capitalistica, vuole sopprimere la
proprietà privata, perché solo così può essere
soppresso lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La dittatura proletaria vuole
sopprimere la differenza delle classi, vuole sopprimere la lotta delle
classi, perché solo così può essere completa l'emancipazione
sociale della classe lavoratrice. Per ottenere questo fine il Partito comunista
educa il proletariato a organizzare la sua potenza di classe, a servirsi
di questa potenza armata per dominare la classe borghese e determinare
le condizioni in cui la classe sfruttatrice sia soppressa e non possa rinascere. Il compito del Partito comunista
nella dittatura è dunque questo: organizzare potentemente e definitivamente
la classe degli operai e contadini in classe dominante, controllare che
tutti gli organismi del nuovo Stato svolgano realmente opera rivoluzionaria,
e rompere i diritti e i rapporti antichi inerenti al principio della proprietà
privata. Ma quest'azione distruttiva e di controllo deve essere immediatamente
accompagnata da un'opera positiva di creazione di produzione. Se quest'opera
non riesce, è vana la forza politica, la dittatura non può
reggersi: nessuna società può reggersi senza la produzione,
e tanto meno la dittatura che, attuandosi nelle condizioni di sfacelo economico
prodotto da cinque anni di guerra esasperata e da mesi e mesi di terrorismo
armato borghese, ha bisogno anzi di una intensa produzione. Ed ecco il vasto e magnifico
compito che dovrebbe aprirsi all'attività dei sindacati d'industria.
Essi appunto dovranno attuare la socializzazione, essi dovranno iniziare
un ordine nuovo di produzione, in cui l'impresa sia basata non sulla volontà
di lucro del proprietario, ma sull'interesse solidale della comunità
sociale che per ogni branca industriale esce dall'indistinto generico e
si concreta nel sindacato operaio corrispondente. Nel Soviet ungherese
i sindacati si sono astenuti da ogni lavoro creatore. Politicamente i funzionari
sindacali suscitarono continui ostacoli alla dittatura, costituendo uno
Stato nello Stato, economicamente rimasero inerti: più di una volta
le fabbriche dovettero essere socializzate contro la volontà dei
sindacati. Ma i leaders delle organizzazioni
ungheresi erano limitati spiritualmente, avevano una psicologia burocratico-riformista,
e temevano continuamente di perdere il potere che avevano fino ad allora
esercitato sugli operai. Poiché la funzione per cui il sindacato
si era sviluppato fino alla dittatura era inerente al predominio della
classe borghese, e poiché i funzionari non avevano una capacità
tecnica industriale, essi sostenevano l'immaturità della classe
proletaria alla gestione diretta della produzione, essi sostenevano la
"vera" democrazia, cioè la conservazione della borghesia nelle sue
posizioni principali di classe proletaria, essi volevano perpetuare ed
esasperare l'era dei concordati, dei contratti di lavoro, della legislazione
sociale, per essere in grado di far valere la loro competenza. Essi volevano che si attendesse
la... rivoluzione internazionale, non potendo comprendere che la rivoluzione
internazionale si manifestava appunto in Ungheria con la rivoluzione ungherese,
in Russia con la rivoluzione russa, in tutta l'Europa con gli scioperi
generali, con i pronunciamenti militari, con le condizioni di vita rese
impossibili alla classe lavoratrice dalle conseguenze della guerra. |
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