Il Partito si rafforza
combattendo
le deviazioni antileniniste
di Antonio Gramsci
"L'Unità", 5 luglio 1925
Vogliamo esaminare pacatamente e serenamente questi "punti di sinistra" che pretendono di dare al nostro partito e alla Internazionale soluzioni italiane "originali" ai problemi di tattica e di organizzazione, degne di poter sostituire il leninismo. La situazione italiana
Non c'è nei punti un
paragrafo dedicato esplicitamente alla situazione italiana; tuttavia un
apprezzamento sulla situazione può ricavarsi dal paragrafo dedicato
alla quistione delle cellule, e non si può negare che sia un apprezzamento
discretamente originale. Si dice: in Italia non c'è la situazione
che c'era in Russia negli anni dal 1905 al 1917, cioè in Italia
non c'è una situazione rivoluzionaria. In Russia c'era il terrore
zarista; in Italia evidentemente non c'è nessuna specie di terrore.
In Russia non c'erano grandi organizzazioni di massa (sindacati, ecc.),
mentre in Italia, evidentemente, c'è la più grande libertà
di organizzazione, le masse possono riunirsi, discutere come vogliono le
loro quistioni, preparare le agitazioni. In Russia non erano possibili
le... pacifiche conquiste; in Italia, invece, ogni giorno le masse passano
di conquista in conquista. Compagni operai di Milano, di
Torino, di Trieste, di Bari, di Bologna, non vi pare questo un apprezzamento
"originale" della situazione italiana? Tanto originale che voi non ci avevate
mai pensato; ora vi è caduto un velo dagli occhi e potete giudicare
tra il Comitato centrale del partito e il Comitato d'intesa che afferma
la possibilità di conquiste pacifiche. Che l'estremismo si costituisca
in frazione per le conquiste pacifiche: ecco una originalità veramente
inaspettata! Il partito
Secondo la dottrina del leninismo,
il Partito comunista è l'avanguardia del proletariato, è,
cioè, la parte più avanzata di una classe determinata e solo
di questa. Naturalmente nel partito possono entrare anche altri elementi
sociali (intellettuali e contadini), ma deve rimanere ben fermo che il
Partito comunista è organicamente una parte del proletariato. Secondo il Comitato d'intesa,
il partito non è una parte di una classe, ma è una "sintesi"
di proletari, di contadini, di disertori della classe borghese e anche
di altri (c'è un ecc. molto misterioso nei "punti"). Per il Comitato
d'intesa il partito è dunque un'organizzazione interclassista, una
sintesi di interessi che non possono invece sintetizzarsi in nessun modo;
naturalmente questo pasticcio "originale" viene gabellato per marxismo. Secondo il marxismo il movimento
proletario, che viene creato oggettivamente dallo sviluppo del capitalismo,
diventa rivoluzionario, cioè si pone il problema della conquista
del potere politico solo quando la classe operaia è divenuta consapevole
di essere la sola classe capace di risolvere i problemi che il capitalismo
pone nel suo sviluppo, ma non riesce e non può riuscire a risolvere. Come la classe operaia acquisti
questa consapevolezza? Il marxismo afferma e dimostra contro il sindacalismo
che ciò non avviene spontaneamente, ma solo perché i rappresentanti
della scienza e della tecnica, essendo in grado di far ciò per la
loro posizione specifica di classe (gli intellettuali sono una classe che
serve la borghesia, e non sono tutta una cosa con la classe borghese),
sulla base della scienza borghese costruiscono la scienza proletaria, dallo
studio della tecnica quale si è sviluppata in regime capitalistico
arrivano alla conclusione che un ulteriore sviluppo è impossibile
se il proletariato non prende il potere, non si costituisce in classe dominante,
imprimendo a tutta la società i suoi specifici caratteri di classe. Gli intellettuali sono necessari,
adunque, per la costruzione del socialismo; sono stati necessari, come
rappresentanti della scienza e della tecnica, per dare al proletariato
la coscienza della sua missione storica. Ma ciò è stato un
fenomeno individuale, non di classe: come classe, solo il proletariato
diventa rivoluzionario e socialista prima della conquista del potere e
lotta contro il capitalismo. Inoltre: una volta la teoria
socialista nata e sviluppatasi scientificamente, anche gli operai se l'assimilano
e ne traggono nuove conseguenze. Il Partito comunista è appunto
quella parte del proletariato che si è assimilato la teoria socialista
e continua a diffonderla. Il compito che agli inizi del movimento fu svolto
da singoli intellettuali (come Marx ed Engels) ma anche da operai che avevano
una capacità scientifica (come l'operaio tedesco Dietzgen), oggi
è svolto dai partiti comunisti e dall'Internazionale nel loro complesso.
Per il Comitato d'intesa noi dovremmo concepire il partito così
come poteva essere concepito agli inizi del movimento: una "sintesi" di
elementi individuali e non un movimento di massa. Perché ciò? In
questa concezione c'è una tinta di forte pessimismo verso la capacità
degli operai come tali. Solo gli intellettuali possono essere "veramente"
rivoluzionari comunisti, solo gli intellettuali possono essere "uomini
politici". Gli operai sono operai e non possono che rimanere tali fino
a quando il capitalismo li opprime: sotto l'oppressione capitalistica l'operaio
non può svilupparsi completamente, non può uscire dallo spirito
angusto di categoria. Che cos'è allora il partito?
E' solo il ristretto gruppo dei suoi dirigenti (in questo caso è
solo il Comitato d'intesa) che "riflettono" e "sintetizzano" gli interessi
e le aspirazioni generiche della massa, anche del partito. La dottrina
leninista afferma e dimostra che questa concezione è falsa ed è
estremamente pericolosa; essa ha, tra l'altro, portato al fenomeno del
"mandarinismo" sindacale, cioè alla controrivoluzione. Secondo la dottrina leninista,
se è vero che la classe operaia nel suo complesso non può
divenire compiutamente comunista che dopo la conquista del potere, è
vero però che una sua avanguardia può invece, anche prima
della rivoluzione, divenire tale. Gli operai entrano nel partito comunista
non solamente come operai (metallurgici, falegnami, edili, ecc.), ma entrano
come operai comunisti, come uomini politici cioè, come teorici del
socialismo, quindi, e non solo come ribelli in generale; e col partito,
attraverso le discussioni, attraverso le letture e le scuole di partito,
si sviluppano continuamente, diventano dirigenti. Solo nel sindacato l'operaio
entra solo nella sua qualità di operaio e non di uomo politico che
segue una determinata teoria. Le cellule
Quanto siano importanti queste
quistioni e come esse possono avere gravi ripercussioni se malamente risolte
(il Comitato d'intesa direbbe "originalmente" risolte), si vede nella quistione
delle cellule, che il partito vuole siano alla sua base, in luogo delle
vecchie sezioni o delle vecchie assemblee territoriali. Il Comitato d'intesa è
contro le cellule. Perché? E' chiaro: le cellule di officina sono
costituite e devono tendere ad essere costituite solo di operai. Ma l'operaio
non può essere rivoluzionario; invece è rivoluzionario nell'assemblea
territoriale, evidentemente perché in questa ci sono anche gli avvocati,
i professori, ecc. Tutto il paragrafo sui sistemi organizzativi del partito
del programma intesista è un cumulo di errori e di affermazioni
abbastanza ridicole. Quando mai, per esempio, il Labour
Party è stato organizzato sulle cellule? Quando mai i sindacati
sono stati organizzati sulle cellule? E perché i sindacati devono
essere controrivoluzionari? I sindacati di per sé non sono rivoluzionari,
ma non sono neanche controrivoluzionari: i dirigenti possono essere rivoluzionari
o controrivoluzionari. Il Labour Party non è organizzato per cellule.
E' una federazione di sindacati e di partiti politici. Se fosse così come dice
il Comitato d'intesa, perché dunque il Partito bolscevico russo
conservò e ampliò la sua organizzazione per cellule anche
dopo la caduta dello zarismo e perché è organizzato per cellule
anche oggi, quando la classe operaia è al potere e i sindacati (che
sarebbero controrivoluzionari, secondo il Comitato d'intesa) hanno tutta
la libertà di organizzazione e di riunione? E perché il sistema delle
cellule dovrebbe essere federalista, mentre non sarebbe federalista il
sistema delle sezioni territoriali? E' ben noto cosa significa federalismo:
significa, per esempio, parità di poteri alle organizzazioni di
base, qualunque sia il numero degli organizzati di ciascuna: nel movimento
sindacale francese si vota per sindacato, non per tesserati, sicché
una lega di parrucchieri di una piccola città conta quanto il sindacato
dei metallurgici di Saint-Etienne (questo sistema era in vigore nell'Unione
sindacale italiana). Federalismo significa che nei congressi si va con
un mandato imperativo; è federalista il Comitato delle opposizioni,
nel quale il piccolo Partito sardo d'azione ha gli stessi poteri del "grandissimo"
Partito massimalista. Tutto questo paragrafo sulle
cellule è un mucchio di corbellerie senza senso comune e senza fondamenti
di prospettiva storica. Nella realtà, la concezione che del Partito
comunista ha il Comitato d'intesa è una concezione arretrata, propria
del periodo iniziale del capitalismo, mentre la concezione leninista, quale
si riflette nel sistema organizzativo delle cellule è la concezione
propria della fase imperialista, cioè della fase in cui si organizza
la rivoluzione. Fino alla Comune di Parigi poteva
dirsi che "il partito è l'organo che sintetizza ed unifica le spinte
individuali e di gruppi provocate dalla lotta di classe", cioè il
partito si limita a registrare i progressi della classe operaia e a fare
opera di propaganda ideologica; ma oggi non siamo nel 1848, esiste oggi
un profondo e largo movimento rivoluzionario di massa, e il partito guida
la massa, dirige la lotta di classe e non si limita a fare il notaio. Tuttavia
è abbastanza "originale" che si gabelli per sinistrismo una concezione
arretrata e reazionaria. Contro il leninismo. Contro l'Internazionale
comunista
Abbiamo dato solo qualche spunto
della risposta esauriente che occorrerà dare a questo documento,
che è la "carta" fondamentale del Comitato d'intesa e che dovrebbe
diventare la "carta" del partito e dell'Internazionale. In esso non vi è nulla
di nuovo e di originale. Si tratta di un cumulo indigesto di vecchi errori
e di vecchie deviazioni dal marxismo, che possono apparire "originalità"
solo a chi non conosce la storia del movimento operaio. Ciò che
impressiona in questo documento, non è tanto l'errore politico,
quanto la decadenza intellettuale di chi l'ha compilato. Occorre esaminarlo
e discuterlo solo perché più vivamente risalti, nei suoi
confronti, l'energia, il vigore intellettuale, la profonda giustezza storica
della dottrina leninista, che non ha permesso al fascismo korniloviano
di giungere al potere in Russia, ma invece ha saputo guidare il proletariato
alla vittoria rivoluzionaria. Si può escludere a priori
che tale documento "sintetizzi" una posizione di "sinistra". Sulla sua
base si può giungere invece alle più pericolose deviazioni
di destra: basta pensare alla concezione veramente reazionaria che in esso
si ha del proletariato e della sua capacità politica. Da questo
punto di vista si può dire che l'attuale discussione tra il Comitato
centrale e gli estremisti abbia un contenuto di classe. Il Comitato centrale
rappresenta l'ideologia del proletariato rivoluzionario, che ha coscienza
di essere divenuto una classe degna di esercitare il potere: il Comitato
d'intesa rappresenta un ultimo conato di sparuti gruppi d'intellettuali
rivoluzionari, ancora impregnati di diffidenza piccolo-borghese verso l'operaio,
ritenuto inferiore, incapace di emanciparsi da sé, oggetto della
rivoluzione, non protagonista della grande opera di emancipazione di tutti
gli oppressi dal capitale. Perciò la lotta è già vinta
"storicamente" prima ancora di essere combattuta. |
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