Democrazia operaia
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 21 giugno 1919
Un problema si impone oggi assillante a ogni socialista che senta vivo il senso della responsabilità storica che incombe sulla classe lavoratrice e sul Partito che della missione di questa classe rappresenta la consapevolezza critica e operante. Come dominare le immense forze sociali che la guerra ha scatenato? Come disciplinarle e dar loro una forma politica che contenga in sé la virtù di svilupparsi normalmente, di integrarsi continuamente, fino a diventare l'ossatura dello Stato socialista nel quale si incarnerà la dittatura del proletariato? Come saldare il presente all'avvenire, soddisfacendo le urgenti necessità del presente e utilmente lavorando per creare e "anticipare" l'avvenire? Questo scritto vuole essere uno
stimolo a pensare e ad operare; vuole essere un invito ai migliori e più
consapevoli operai perché riflettano e, ognuno nella sfera della
propria competenza e della propria azione, collaborino alla soluzione del
problema, facendo convergere sui termini di esso l'attenzione dei compagni
e delle associazioni. Solo da un lavoro comune e solidale di rischiaramento,
di persuasione e di educazione reciproca nascerà l'azione concreta
di costruzione. Lo Stato socialista esiste già
potenzialmente negli istituti di vita sociale caratteristici della classe
lavoratrice sfruttata. Collegare tra di loro questa istituti, coordinarli
e subordinarli in una gerarchia di competenze e di poteri, accentrarli
fortemente, pur rispettando le necessarie autonomie e articolazioni, significa
creare già fin d'ora una vera e propria democrazia operaia, in contrapposizione
efficiente ed attiva con lo Stato borghese, preparata già fin d'ora
a sostituire lo Stato borghese in tutte le sue funzioni essenziali di gestione
e di dominio del patrimonio nazionale. Il movimento operaio è
oggi diretto dal Partito socialista e dalla Confederazione del Lavoro;
ma l'esercizio del potere sociale del Partito e della Confederazione si
attua, per la grande massa lavoratrice, indirettamente, per forza di prestigio
e d'entusiasmo, per pressione autoritaria, per inerzia persino. La sfera di prestigio del Partito
si amplia quotidianamente, attinge strati popolari finora inesplorati,
suscita consenso e desiderio di lavorare proficuamente per l'avvento del
comunismo in gruppi e individui finora assenti dalla lotta politica. E'
necessario dare una forma politica e una disciplina permanente a queste
energie disordinate e caotiche, assorbirle, comporle e potenziarle, fare
della classe proletaria e semiproletaria una società organizzata
che si educhi, che si faccia una esperienza, che acquisti una consapevolezza
responsabile dei doveri che incombono alle classi arrivate al potere dello
Stato. Il Partito socialista e i sindacati
professionali non possono assorbire tutta la classe lavoratrice, che attraverso
un lavorio di anni e di decine di anni. Essi non si identificheranno immediatamente
con lo Stato proletario; nelle Repubbliche comuniste infatti essi continuano
a sussistere indipendentemente dallo Stato, come istituti di propulsione
(il Partito) o di controllo e di realizzazione parziale (i sindacati). Il Partito deve continuare ad
essere l'organo di educazione comunista, il focolare della fede, il depositario
della dottrina, il potere supremo che armonizza e conduce alla meta le
forze organizzate e disciplinate della classe operaia e contadina. Appunto
per svolgere rigidamente questo suo ufficio, il Partito non può
spalancare le porte all'invasione di nuovi aderenti, non abituati all'esercizio
della responsabilità e della disciplina. Ma la vita sociale della classe
lavoratrice è ricca di istituti, si articola in molteplici attività.
Questi istituti e queste attività bisogna appunto sviluppare, organizzare
complessivamente, collegare in un sistema vasto e agilmente articolato
che assorba e disciplini l'intera la classe lavoratrice. L'officina con
le sue commissioni interne, i circoli socialisti, le comunità contadine,
sono i centri di vita proletaria nei quali occorre direttamente lavorare.
Le commissioni interne sono organi di democrazia operaia che occorre liberare
dalle limitazioni imposte dagli imprenditori, e ai quali occorre infondere
vita nuova ed energia. Oggi le commissioni interne limitano
il potere del capitalista nella fabbrica e svolgono funzioni di arbitrato
e di disciplina. Sviluppate ed arricchite, dovranno essere domani gli organi
di potere proletario che sostituisce il capitalista in tutte le sue funzioni
utili di direzione e di amministrazione. Già fin d'ora gli operai
dovrebbero procedere alla elezione di vaste assemblee di delegati, scelti
fra i migliori e più consapevoli compagni, sulla parola d'ordine:
"Tutto il potere dell'officina ai comitati d'officina", coordinata all'altra:
"Tutto il potere dello Stato ai Consigli operai e contadini". Un vasta
campo di propaganda concreta rivoluzionaria si aprirebbe per i comunisti
organizzati nel Partito e nei circoli rionali. I circoli, d'accordo con le sezioni
urbane, dovrebbero fare un censimento delle forze operaie della zona, e
diventare la sede del consiglio rionale dei delegati dell'officina, il
ganglio che annoda e accentra tutte le energie proletarie del rione. I
sistemi elettorali potrebbero variare a seconda della vastità delle
officine: si dovrebbe cercare però di far eleggere un delegato ogni
15 operai divisi per categoria (come si fa nelle officine inglesi), arrivando,
per elezioni graduali, a un comitato di delegati di fabbrica che comprenda
rappresentanti di tutto il complesso del lavoro (operai, impiegati, tecnici). Nel comitato rionale dovrebbe
tendersi a incorporare delegati anche delle altre categorie di lavoratori
abitanti nel rione: camerieri, vetturini, tranvieri, ferrovieri, spazzini,
impiegati, privati, commessi, ecc. Il comitato rionale dovrebbe essere
emanazione di tutta la classe lavoratrice abitante nel rione, emanazione
e legittima e autorevole, capace di far rispettare una disciplina, investita
del potere, spontaneamente delegato, ed ordinare la cessazione immediata
e integrale di ogni lavoro in tutto il rione. I comitati rionali si ingrandirebbero
in commissariati urbani, controllati e disciplinati dal Partito socialista
e dalle federazioni di mestiere. Un tale sistema di democrazia
operaia (integrato con organizzazioni equivalenti di contadini) darebbe
una forma e una disciplina alle masse, sarebbe una magnifica scuola di
esperienza politica e amministrativa, inquadrerebbe le masse fino all'ultimo
uomo, abituandole alla tenacia e alla perseveranza, abituandole a considerarsi
come un esercito in campo che ha bisogno di una ferma coesione se non vuole
essere distrutto e ridotto in schiavitù. Ogni fabbrica costruirebbe
uno o più reggimenti di questo esercito, coi suoi caporali, coi
suoi servizi di collegamento, con la sua ufficialità, col suo stato
maggiore, poteri delegati per libera elezione, non imposti autoritariamente.
Attraverso i comizi, tenuti all'interno dell'officina, con l'opera incessante
di propaganda e di persuasione sviluppata dagli elementi più consapevoli,
si otterrebbe una trasformazione radicale della psicologia operaia, si
renderebbe la massa meglio preparata e capace all'esercizio del potere,
si diffonderebbe una coscienza dei doveri e dei diritti del compagno e
del lavoratore, concreta ed efficiente perché generata spontaneamente
dall'esperienza viva e storica. Abbiamo già detto: questi
rapidi appunti si propongono solo di stimolare il pensiero e all'azione.
Ogni aspetto del problema meriterebbe una vasta e profonda trattazione,
delucidazioni, integrazioni sussidiarie e coordinate. Ma la soluzione concreta
e integrale dei problemi di vita socialista può essere data solo
dalla pratica comunista: la discussione in comune, che modifica simpaticamente
le coscienze unificandole e colmandole di entusiasmo operoso. Dire la verità,
arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista
e rivoluzionaria. La formula "dittatura del proletariato"
deve finire di essere solo una formula, un'occasione per sfoggiare fraseologia
rivoluzionaria. Chi vuole il fine, deve volere anche i mezzi. La dittatura
del proletariato è l'instaurazione di un nuovo Stato, tipicamente
proletario, nel quale confluiscono le esperienze istituzionali della classe
oppressa, nel quale la vita sociale della classe operaia e contadina diventa
sistema diffuso e fortemente organizzato. Questo Stato non si improvvisa:
i comunisti bolscevichi russi per otto mesi lavorano a diffondere e far
diventare concreta la parola d'ordine: tutto il potere ai Soviet, ed i
Soviet erano noti agli operai russi fin dal 1905. I comunisti devono far
tesoro dell'esperienza russa ed economizzare tempo e lavoro: l'opera di
ricostruzione domanderà per sé tanto tempo e tanto lavoro,
che ogni giorno e ogni atto dovrebbe poterle essere destinato. |
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