La Confederazione Generale
del Lavoro
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 25 febbraio 1921
I comunisti non avranno la maggioranza nel congresso confederale che sta per riunirsi a Livorno; è anzi quasi certo che neppure nei futuri congressi, nonostante ogni sforzo di propaganda e organizzazione, i comunisti avranno la maggioranza. La situazione si presenta in
questi termini: per avere la maggioranza nei congressi, i comunisti dovrebbero
essere in grado di rinnovare radicalmente lo statuto, ma per rinnovare
lo statuto è necessario avere già la maggioranza. Se i comunisti
si lasciassero impigliare in questo circolo vizioso, essi farebbero il
giuoco della burocrazia sindacale: è necessario perciò che
l'opposizione abbia un indirizzo preciso e un metodo capace di spezzare
l'attuale condizione di cose. La Confederazione generale del
lavoro (negli altri paesi esiste una situazione identica a quella italiana)
è un meccanismo di governo che non può essere paragonato
allo Stato parlamentare borghese: essa può trovare dei modelli solo
nelle antiche organizzazioni statali assire e babilonesi o nelle associazioni
guerriere che ancor oggi nascono e si sviluppano in Mongolia e in Cina.
Ciò si spiega da un punto di vista storico. Le masse sono entrate
nel movimento sindacale per la paura di essere schiacciate da un avversario
che sanno strapotente e del quale non sono in grado di prevedere i colpi
e le iniziative. Preoccupate di questa loro condizione di inferiorità
assoluta, prive di ogni educazione costituzionale, le masse hanno completamente
abdicato a ogni sovranità e a ogni potere; l'organizzazione è
per loro diventata una stessa cosa con la persona dell'organizzatore, allo
stesso modo che per un esercito in campo la persona del condottiero diventa
il palladio della salute comune, diventa la garanzia del successo e della
vittoria. Sarebbe stato il compito del
Partito socialista dare alle masse proletarie la preparazione politica
e l'educazione costituzionale di cui esse difettavano. Sarebbe stato compito
del partito socialista innovare gradualmente le forme organizzative e trasferire
il massimo del potere nelle mani delle masse. Il Partito non fece nulla in
questo senso; l'organizzazione fu completamente lasciata in balìa
di un ristretto gruppo di funzionari, che minuziosamente montarono su la
macchina che oggi dà loro l'assoluto dominio. Sette anni senza congresso
hanno permesso di più: tutto un nugolo di funzionari è stato
scaglionato nelle più importanti posizioni, e si è costituita
una fortezza imprendibile e inaccessibile anche ai più tenaci e
volenterosi. Il Congresso socialista di Livorno si spiega solo per questa
condizione di cose esistente nel campo sindacale: il Partito socialista
è completamente caduto nelle mani della burocrazia sindacale che,
del resto, col suo personale e coi mezzi delle organizzazioni, aveva procurato
la maggioranza alla tendenza unitaria; il Partito socialista è ridotto
a far da giannizzero ai mandarini e ai condottieri che sono alla testa
delle Federazioni e della Confederazione. I comunisti devono riconoscere
questo stato di fatto e operare conseguentemente. I comunisti devono considerare
la Confederazione alla stessa stregua dello Stato parlamentare, cioè
come un organismo la cui conquista non può avvenire per vie costituzionali.
Inoltre la questione confederale deve essere riguardata tenendo conto di
questi altri postulati: che si vuole raggiungere l'unità proletaria
e che si vuole impostare in senso rivoluzionario il problema del controllo
sulla produzione. Il campo di attività del
Partito comunista è tutta la massa degli operai e contadini; la
Confederazione è teatro di maggior propaganda e maggiore attività
solo perché numericamente abbraccia la maggior parte degli operai
e contadini italiani organizzati, cioè più consapevoli e
preparati. La lotta per la formazione e per lo sviluppo dei Consigli di
fabbrica e di azienda crediamo sia la lotta specifica del Partito comunista.
Essa deve porre in grado il partito di innestarsi direttamente con una
organizzazione accentrata della massa operaia, organizzazione che deve
essere riconosciuta dalle masse come l'unica competente e autorizzata a
emanare parole d'ordine per l'azione generale. Con la lotta per i Consigli sarà
possibile conquistare in modo stabile e permanente la maggioranza della
Confederazione, e giungere, se non nel periodo rivoluzionario, certo nel
periodo postrivoluzionario, a conquistare anche i posti direttivi. Questo
processo si è verificato in Russia: nelle giornate rivoluzionarie
del novembre 1917, i proclami e i manifesti del Partito bolscevico non
recavano la firma dell'Unione panrussa dei sindacati, recavano la firma
della Centrale panrussa dei Consigli di fabbrica. E' certo importante avere nel
seno della Confederazione una forte minoranza comunista organizzata e centralizzata,
e a questo fine devono essere rivolti tutti i nostri sforzi di propaganda
e di azione. Ma più importante storicamente e tatticamente è
che nessuno sforzo sia risparmiato perché subito dopo il Congresso
di Livorno sia possibile convocare un congresso dei Consigli e delle Commissioni
interne di tutte le fabbriche e le aziende italiane e che da questo congresso
venga nominata una Centrale che abbracci nei suoi quadri organizzativi
tutta la massa operaia. |
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