Il Partito combatterà con energia
ogni ritorno alle concezioni
organizzative della socialdemocrazia
di Antonio Gramsci
"L'Unità", 7 giugno 1925


Quando, dopo il V Congresso dell'Internazionale comunista, il Comitato Centrale del partito affermava che l'atteggiamento assunto dai compagni dell'estrema sinistra di fronte alle decisioni di quel congresso e particolarmente il loro rifiuto a far parte degli organi direttivi del partito, non solo del Comitato esecutivo, ma persino del Comitato centrale, in seno al quale sarebbe stato sempre possibile precisare la propria responsabilità politica sulle questioni generali e su ciascun problema politico in particolare, aveva sostanzialmente un significato frazionistico per la concezione e il metodo politico che in tale atteggiamento si esprimeva e per le conseguenze che ne sarebbero praticamente derivate, molti compagni rispondevano negando recisamente questo giudizio, anzi protestando contro tali affermazioni che essi dicevano essere fatte a puro scopo polemico. 

E quando nei congressi federali convocati dopo il V Congresso mondiale, il Comitato centrale del partito pose praticamente tale questione affermando la necessità che gli esponenti della tendenza di estrema sinistra entrassero a far parte del Comitato centrale, da parte di alcuni compagni - la stragrande maggioranza del partito era invece consenziente con tale soluzione - si reagì violentemente definendo tale proposta una provocazione ed un atto di ostilità. 

Ora i nomi di coloro che così parlavano alcuni mesi fa, li ritroviamo nel sedicente "Comitato di intesa" che altro non è, come risulta dai documenti che qui pubblichiamo, che il Comitato centrale di una frazione che si tenta segretamente di creare e di organizzare in seno al partito. Dopo aver respinto a parole, pochi mesi fa, quanto noi dicevamo, essi confermano oggi con i fatti le nostre affermazioni. 

Per la verità e l'esattezza si deve anche dire che taluni compagni pur essendosi dichiarati d'accordo in un primo momento con la posizione assunta dall'estrema sinistra, certamente perché non ne vedevano chiaramente il contenuto e il significato politico, oggi sono recisamente contro una così insana iniziativa ed ogni tentativo di far degenerare la discussione ideologica che sta per iniziarsi nel partito e che noi tutti riteniamo utile e necessaria, in una lotta di frazioni estremamente dannosa e pericolosa. I fatti che qui documentiamo sono di una tale gravità da imporsi alla più severa attenzione di tutti i compagni. 

Mai si era vista nel nostro partito più audace offesa alle norme più elementari di organizzazione e di disciplina di un partito comunista. Bisogna guardare la realtà in faccia e non aver paura di chiamare le cose col loro vero nome: l'iniziativa del Comitato d'intesa porta in sé il germe di una scissione del partito. Basta leggere i documenti che la circolare segreta che tale comitato ha illegalmente inviato a qualche suo fiduciario nella nostra organizzazione per convincersene. I compagni tutti devono reagire con la massima energia a questo attentato all'unità ed alla compagine del nostro partito. 

In un momento in cui la reazione contro il nostro movimento si aggrava, i pericoli aumentano e la situazione si presenta sempre più gravida di minacce, ogni tentativo di compromettere ed indebolire la coesione interna e la solidità organizzativa dell'avanguardia rivoluzionaria organizzata nel Partito comunista, è un atto delittuoso che merita le più grandi sanzioni e il biasimo più severo. 

Noi siamo certi che ogni tentativo frazionistico è destinato al fallimento: i germi di infezione frazionistica, che qua e là tendono a dare manifestazioni di vita, saranno inesorabilmente schiacciati ed eliminati. L'organismo del partito è sano e vigoroso e saprà resistere ottimamente. Al di sopra di ogni reazione psicologica e di ogni voce di sdegno che insorge spontanea nella coscienza di ogni militante rivoluzionario che non abbia smarrito il senso dei doveri che gli impone la milizia rivoluzionaria, noi dobbiamo porre tale quistione sul terreno ideologico per scoprire e porre in chiaro l'errore di principio da cui essa deriva. I compagni tutti dovranno rendersi conto degli errori pratici e delle aberrazioni alle quali si può giungere partendo da concezioni teoricamente viziate ed in gran parte erronee. 

Ponendosi sulla via per la quale si sono incamminati i compagni del sedicente "Comitato d'intesa", si va dritti fuori del partito e dell'Internazionale comunista. E porsi fuori del partito e dell'Internazionale significa porsi contro il partito e l'Internazionale comunista, significa cioè rafforzare gli elementi della controrivoluzione. E' bene parlare chiaro perché non si formino illusioni. 

Dei documenti che qui pubblichiamo, sarà necessario riparlarne. Essi meritano un esame intrinseco, sia per ciò che in essi si afferma, sia per il doppio gioco che essi svelano nell'azione dei compagni del "Comitato d'intesa", da alcuni dei quali, almeno, ci attendevamo una condotta di maggior lealtà e di maggior senso di responsabilità. E sarà necessario anche mettere in chiaro che la manovra che si nasconde nell'assenza del nome del compagno Bordiga, col quale certamente è concordata l'iniziativa del "Comitato d'intesa". 

E' doloroso dover fare simili constatazioni, quando fra i firmatari troviamo il nome di compagni che furono con noi fra i fondatori del partito e per esso lottarono e operarono. Ma la realtà è quella che è, ed ogni debolezza in questo momento sarebbe colpa grave. Al di sopra di ogni cosa deve porsi l'interesse del partito, per il quale dobbiamo essere pronti in ogni momento ad affrontare ogni sacrificio. Amicizie, vincoli personali ed i più tenaci e più profondi legami d'affetto non possono e non devono limitare il dovere che la milizia rivoluzionaria ci impone. 

Se non avessimo la forza di far ciò, non saremmo dei rivoluzionari militanti ed avremmo perciò il dovere di trarci in disparte. Tutti i compagni devono far propria questa norma. Diciamo questo perché nel nostro partito troppa influenza hanno avuto finora le forze sentimentali. Questa è una debolezza dalla quale dobbiamo saper guarire, se vogliamo veramente portare il nostro partito all'altezza di un vero partito bolscevico.
 

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