Ai Commissari di reparto
delle
Officine Fiat Centro
e Brevetti
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 13 settembre 1919
![]() Compagni! La nuova forma che la commissione interna ha assunto nella vostra officina con la nomina dei commissari di reparto e le discussioni che hanno preceduto e accompagnato questa trasformazione non sono passate inavvertite nel campo operaio e padronale torinese. Da una parte si accingono a imitarvi le maestranze di altri stabilimenti della città e della provincia, dall'altra i proprietari e i loro agenti diretti, gli organizzatori delle grandi imprese industriali, guardano a questo movimento con interesse crescente e si chiedono e chiedono a voi quale può essere lo scopo cui esso tende, quale il programma che la classe operaia torinese si propone di realizzare. Noi sappiamo che a determinare questo movimento il nostro giornale ha non poco contribuito. In esso la questione è stata esaminata da un punto di vista teorico e generale, non solo, ma sono stati raccolti ed esposti i risultati delle esperienze di altri paesi, per fornire gli elementi per lo studio delle applicazioni pratiche. Noi sappiamo però che l'opera nostra ha avuto un valore in quanto essa ha soddisfatto un bisogno, ha favorito il concretarsi di un'aspirazione che era latente nella coscienza delle masse lavoratrici. Per questo così rapidamente ci siamo intesi, per questo così sicuramente si è potuto passare dalla discussione alla realizzazione. Il bisogno, l'aspirazione da
cui trae la sua origine il movimento rinnovatore dell'organizzazione operaia
da voi iniziato, sono, crediamo noi, nelle cose stesse, sono una conseguenza
diretta del punto cui è giunto, nel suo sviluppo, l'organismo sociale
ed economico basato sull'appropriazione privata dei mezzi di scambio e
di produzione. Oggigiorno l'operaio dell'officina e il contadino delle
campagne, il minatore inglese e il mugik russo, i lavoratori tutti del
mondo intero, in modo più o meno sicuro, sentono in modo più
o meno diretto quella verità che gli uomini di studio avevano previsto,
e di cui vengono acquistando certezza sempre maggiore, quando osservano
gli eventi di questo periodo della storia dell'umanità: siamo giunti
al punto in cui la classe lavoratrice, se vuole non venir meno al compito
di ricostruzione che è nei suoi fatti e nella sua volontà,
deve incominciare a ordinarsi in modo positivo e adeguato al fine da raggiungere. E se è vero che la società
nuova sarà basata sul lavoro e sul coordinamento delle energie dei
produttori, i luoghi dove si lavora, dove i produttori vivono e operano
in comune, saranno domani i centri dell'organismo sociale e dovranno prendere
il posto degli enti direttivi della società odierna. Come, nei primi
tempi della lotta operaia, l'organizzazione per mestiere era quella che
meglio si prestava agli scopi di difesa, alle necessità delle battaglie
per il miglioramento economico e disciplinare immediato, così oggi,
che incominciano a delinearsi e sempre maggior consistenza vengono prendendo
nelle menti degli operai gli scopi ricostruttivi, è necessario sorga
accanto e in sostegno della prima, una organizzazione per fabbrica, vera
scuola delle capacità ricostruttive dei lavoratori. La massa operaia
deve prepararsi effettivamente all'acquisto della completa padronanza di
se stessa, e il primo passo su questa via sta nel suo più saldo
disciplinarsi, nell'officina, in modo autonomo, spontaneo e libero. Né si può negare
che la disciplina che col nuovo sistema verrà instaurata condurrà
a un miglioramento della produzione, ma questo non è altro che il
verificarsi di una tesi del socialismo: quanto più le forze produttive
umane, emancipandosi dalla schiavitù cui il capitalismo le vorrebbe
per sempre condannate, prendono coscienza di sé, si liberano e liberamente
si organizzano, tanto migliore tende a diventare il modo della loro utilizzazione:
l'uomo lavorerà sempre meglio dello schiavo. A coloro poi che obiettano che
in questo modo si viene a collaborare con i nostri avversari, con i proprietari
delle aziende, noi rispondiamo che invece questo è l'unico mezzo
di dominio, perché la classe operaia concepisce la possibilità
di fare da sé e di fare bene: anzi, essa acquista di giorno in giorno
più chiara la certezza di essere sola capace di salvare il mondo
intiero dalla rovina e dalla desolazione. Perciò ogni azione che
voi imprenderete, ogni battaglia che sarà data sotto la vostra guida
sarà illuminata dalla luce del fine ultimo che è negli animi
e nelle intenzioni di tutti voi. Un grandissimo valore acquisteranno quindi
anche gli atti apparentemente di poca importanza nei quali si esplicherà
il mandato a voi conferito. Eletti da una maestranza nella
quale sono ancora numerosi gli elementi disorganizzati, vostra prima cura
sarà certamente quella di farli entrare nelle file dell'organizzazione,
opera che del resto vi sarà facilitata dal fatto che essi troveranno
in voi chi sarà sempre pronto a difenderli, a guidarli, ad avviarli
alla vita della fabbrica. Voi mostrerete loro con l'esempio che la forza
dell'operaio è tutta nell'unione e nella solidarietà coi
suoi compagni. Così pure a voi spetterà l'invigilare affinché
nei reparti vengano rispettate le regole di lavoro fissate dalle federazioni
di mestiere e accettate nei concordati, poiché in questo campo anche
una lieve deroga ai principi stabiliti può talora costituire una
offesa grave ai diritti e alla personalità dell'operaio, di cui
voi sarete rigidi e tenaci difensori e custodi. E siccome in mezzo agli operai
e al lavoro voi stessi vivrete di continuo, potrete essere in grado di
conoscere le modificazioni imposte dal progresso tecnico della produzione
e dalla progredita coscienza e capacità dei lavoratori stessi. In
questo modo si verrà costituendo un costume di officina, germe primo
della vera ed effettiva legislazione del lavoro, cioè delle leggi
che i produttori elaboreranno e daranno a sé stessi. Noi siamo certi che l'importanza
di questo fatto non vi sfugge, che esso è evidente davanti alle
menti di tutte le maestranze che con prontezza ed entusiasmo hanno compreso
il valore e il significato dell'opera che voi vi proponete di fare: si
inizia l'intervento attivo nel campo tecnico e in quello disciplinare,
delle forze stesse del lavoro. Nel campo tecnico voi potrete
da un lato compiere un utilissimo lavoro informativo, raccogliendo dati
e materiali preziosi sia per le federazioni di mestiere che per gli enti
centrali e direttive delle nuove organizzazioni di officina. Voi curerete
inoltre che gli operai del reparto acquistino una sempre maggiore capacità,
e farete sparire i meschini sentimenti di gelosia professionale che ancora
li fanno essere divisi e discordi; li allenerete così per il giorno
in cui, dovendo lavorare non più per il padrone ma per sé,
sarà loro necessario essere uniti e solidali, per accrescere la
forza del grande esercito proletario, di cui essi sono le cellule prime.
Perché non potreste far sorgere, nell'officina stessa, appositi
reparti di istruzione, vere scuole professionali, ove ogni operaio, sollevandosi
dalla fatica che abbruttisce, possa aprire la mente alla conoscenza dei
processi di produzione, e migliorare se stesso? Certamente, per fare tutto ciò
sarà necessaria della disciplina, ma la disciplina che voi richiederete
alla massa operaia sarà ben diversa da quella che il padrone imponeva
e pretendeva, forte del diritto di proprietà che costituisce a lui
una posizione di privilegio. Voi sarete forti di un altro diritto, quello
del lavoro che dopo essere stato per secoli strumento nelle mani dei suoi
sfruttatori oggi vuole redimersi, vuole dirigersi da se stesso. Il vostro
potere, opposto a quello dei padroni e dei suoi ufficiali, rappresenterà
di fronte alle forze del passato, le libere forze dell'avvenire, che attendono
la loro ora, e la preparano, sapendo che essa sarà l'ora della redenzione
da ogni schiavitù. E così gli organi centrali
che sorgeranno per ogni gruppo di reparti, per ogni gruppo di fabbriche,
per ogni città, per ogni regione, fino ad un supremo Consiglio operaio
nazionale, proseguiranno, allargheranno, intensificheranno l'opera di controllo,
di preparazione e di ordinamento della classe intiera a scopi di conquista
e di governo. Il cammino non sarà breve, né facile, lo sappiamo:
molte difficoltà sorgeranno e vi saranno opposte, e per superarle
occorrerà fare uso di grande abilità, occorrerà forse
talora fare appello alla forza della classe organizzata, occorrerà
sempre essere animati e spinti all'azione da una grande fede, ma quello
che più importa, o compagni, è che gli operai, sotto la guida
vostra e di coloro che vi imiteranno, acquistino la viva certezza di camminare
ormai, sicuri della meta, sulla grande via dell'avvenire. |
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