
Nel suo articolo sulla natura del Partito comunista il compagno Bordiga scrive:
L'affermazione del compagno Bordiga non è esatta. Nelle tesi su compiti fondamentali dell'Internazionale comunista, e precisamente nel secondo capitolo, In che cosa debba consistere la preparazione immediata e generale della dittatura del proletariato, Lenin aveva scritto:
Nelle 21 condizioni di ammissione, al paragrafo 9 si dice:
Nelle Tesi sui compiti del Partito comunista nella rivoluzione proletaria al paragrafo 18 si dice:
Il II Congresso pose il problema dell'organizzazione dei partiti comunisti per cellule. L'impostazione non fu chiara per i partiti europei. Si confuse l'organizzazione delle cellule, base del partito, con l'organizzazione delle frazioni comuniste nei sindacati, nelle cooperative, ecc.; in realtà le due forme organizzative non si distinguono bene tra loro nelle enunciazioni riportate, quantunque la distinzione sia fatta chiaramente nella parte riassuntiva delle Tesi sui compiti del partito. Al punto IV del riassunto si dice: "Dovunque esista foss'anco una dozzina di proletari o semiproletari, il Partito comunista deve avere una cellula organizzata". Al punto V: "In ogni istituzione non di partito, deve esserci una cellula del Partito comunista rigorosamente sottoposta al partito". E' evidente che in questi due
punti si vuole fare la distinzione tra la cellula, base organizzativa del
partito, e la frazione, organismo di lavoro e di lotta del partito nelle
associazioni di massa. Che sia così risulta: dalle tesi scritte
da Lenin nel 1915 per l'ala sinistra di Zimmerwald, cioè per il
nucleo rivoluzionario che fonderà nel 1919 l'Internazionale comunista.
E risulta dal discorso tenuto da Lenin al III Congresso sul comma speciale
dedicato all'organizzazione ed alla struttura dei partiti comunisti. Lenin si pone la quistione: Perché
solo il Partito comunista russo è organizzato per cellule? Perché
non sono state messe in esecuzione le disposizioni del II Congresso che
indicavano nel sistema delle cellule il sistema proprio dei partiti comunisti?
E Lenin risponde a queste domande affermando che la responsabilità
di ciò è dei compagni russi e sua propria, in quanto nelle
tesi del II Congresso si è parlato un linguaggio troppo russo e
poco "europeo", cioè si è fatto riferimento alle esperienze
russe senza renderle attuali, senza spiegarle, supponendo che esse fossero
conosciute e comprese. Le tesi del III Congresso sulla
struttura del Partito comunista, scritte o direttamente da Lenin o sottoposte
al suo controllo, sono dunque non una "scoperta", come dice il compagno
Bordiga, ma la traduzione in linguaggio comprensibile agli "europei", delle
enunciazioni rapide e per accenni contenute nelle tesi del II Congresso. Ma perché il compagno
Bordiga vuole fare questa distinzione nella storia dell'Internazionale
tra il II Congresso ed i successivi tre congressi? Nell'articolo sulla
Quistione
Trotzki il compagno Bordiga sostiene che la storia dell'Internazionale
si divide in due parti: fino alla morte di Lenin, dopo la morte di Lenin.
Nell'articolo sulla natura del partito invece la seconda fase incomincia
già dal III Congresso, cioè da un periodo in cui Lenin era
vivo ed era nel massimo della sua efficienza intellettuale e politica.
Dal corso della discussione apparirà chiaro questo punto che è
fondamentale per la discussione del partito: apparirà che per il
compagno Bordiga il movimento rivoluzionario italiano si trova nuovamente
in una fase simile a quella che intercorse tra il II Congresso e Livorno,
in una fase cioè in cui si debbano organizzare frazioni perché
ci possiamo trovare (anzi ci troviamo) dinanzi a un problema di scissione. Come spiegare altrimenti gli
accenni che il compagno Bordiga ha fatto, nei punti della sinistra e nell'articolo
sulla natura del partito, al gruppo dell' "Ordine Nuovo", accenni malevoli,
pieni di astio e di rancore, non rivolti a cancellare le differenziazioni
ma invece ad inasprirle e a farle apparire incolmabili? Il compagno Bordiga,
tra l'altro, ha però dimenticato una "piccola" cosa: che anche ponendo
il II Congresso come pietra di paragone per comprendere la situazione attuale
nel nostro partito, non è certo il gruppo dell'"Ordine Nuovo" che
può venire diminuito nella funzione che ha sempre svolto per la
preparazione del movimento comunista italiano. Al II Congresso il compagno Lenin
dichiarò di far sue le tesi presentate dal gruppo dell'"Ordine Nuovo"
al consiglio nazionale del Partito socialista dell'aprile del 1920 e volle
che nelle deliberazioni del congresso risultasse: Nessun "estremista" vorrà negare che tra il giudizio del compagno Lenin e il giudizio del compagno Bordiga, il giudizio del compagno Lenin sia ritenuto da noi più importante e dettato da uno spirito marxista un po' più approfondito e sicuro di quello del compagno Bordiga. |
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