L'organizzazione per cellule
e il II Congresso mondiale
di Antonio Gramsci
"L'Unità", 28 luglio 1925


Nel suo articolo sulla natura del Partito comunista il compagno Bordiga scrive:

Al II Congresso in cui vennero stabilite da Lenin le basi dell'Internazionale, pur essendo già in possesso dell'esperienza delle cellule in Russia, non si accennò nemmeno a tale criterio organizzativo, oggi presentato come indispensabile e fondamentale, in nessun di quei classici documenti: statuto dell'Internazionale, 21 condizioni di ammissione in essa, tesi sul compito del partito, tesi sui compiti dell'Internazionale. Si tratta di una "scoperta" fatta molto dopo, e ci sarà agio di vedere come si collochi nel processo di sviluppo dell'Internazionale.

L'affermazione del compagno Bordiga non è esatta. Nelle tesi su compiti fondamentali dell'Internazionale comunista, e precisamente nel secondo capitolo, In che cosa debba consistere la preparazione immediata e generale della dittatura del proletariato, Lenin aveva scritto: 

La dittatura del proletariato è la realizzazione più completa della direzione di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati - che sono stati soggiogati, calpestati, oppressi, terrorizzati, dispersi, ingannati dalla classe capitalista - per parte dell'unica classe che per una tale missione dirigente sia stata preparata da tutta la storia del capitalismo. Perciò bisogna iniziare dappertutto ed immediatamente la preparazione della dittatura del proletariato, procedendo nel modo seguente: in tutte le organizzazioni, federazioni, associazioni senza eccezione, in primo luogo in quelle proletarie, poi in quelle non proletarie della massa lavoratrice e sfruttata (politiche, sindacali, militari, cooperative, culturali, sportive, ecc.) si debbono creare gruppi o cellule di comunisti, in prima linea apertamente, ma anche clandestine; le quali ultime sono obbligatorie ogni qualvolta ci si debba aspettare dalla borghesia lo scioglimento, l'arresto o l'esilio dei loro soci. Queste cellule strettamente collegate fra di loro e collegate alla direzione centrale, debbono scambiarsi le loro esperienze, fare il lavoro di agitazione, propaganda ed organizzazione, adattarsi assolutamente a tutti i campi della vita pubblica, a tutti gli aspetti e gruppi della massa lavoratrice; e con questo molteplice lavoro debbono educare sistematicamente sé stessi, il partito, la classe, le masse. 

Nelle 21 condizioni di ammissione, al paragrafo 9 si dice: 

Qualunque partito desideri appartenere all'Internazionale comunista deve sistematicamente e tenacemente spiegare un'attività comunista entro i sindacati, nei consigli degli operai, nei consigli d'azienda, nelle cooperative di consumo e in tutte le organizzazioni operaie. Entro queste organizzazioni è necessario organizzare cellule comuniste, che, con un lavoro persistente e tenace, guadagnino alla causa del comunismo i sindacati, ecc. Queste cellule sono obbligate, nel loro lavoro quotidiano, a smascherare dappertutto il tradimento dei socialpatriotti e le oscillazioni dei centristi. Le cellule comuniste devono essere completamente subordinate al partito. 

Nelle Tesi sui compiti del Partito comunista nella rivoluzione proletaria al paragrafo 18 si dice: 

Base di tutta l'attività organizzatrice del partito comunista deve essere dappertutto la creazione di una cellula comunista; e ciò, anche se talora sia molto piccolo il numero di proletari e semiproletari. In ogni soviet, in ogni sindacato, in ogni cooperativa di consumo, in ogni azienda, in ogni consiglio di inquilini, dovunque si trovino foss'anche tre soli uomini che si adoperano per il comunismo si deve immediatamente fondare una cellula comunista. Solo la compattezza dei comunisti dà all'avanguardia della classe operaia la possibilità di condurre dietro a sé l'intiera classe operaia. Tutte le cellule del Partito comunista, che lavorano nelle organizzazioni non aventi partito, sono assolutamente subordinate alla organizzazione del partito e ciò tanto se, in quel momento, il partito lavora legalmente quanto se illegalmente. Le cellule comuniste di ogni specie debbono essere subordinate l'una alle altre sulla base del più rigoroso regolamento gerarchico secondo un sistema il più possibilmente preciso. 

Il II Congresso pose il problema dell'organizzazione dei partiti comunisti per cellule. L'impostazione non fu chiara per i partiti europei. Si confuse l'organizzazione delle cellule, base del partito, con l'organizzazione delle frazioni comuniste nei sindacati, nelle cooperative, ecc.; in realtà le due forme organizzative non si distinguono bene tra loro nelle enunciazioni riportate, quantunque la distinzione sia fatta chiaramente nella parte riassuntiva delle Tesi sui compiti del partito. Al punto IV del riassunto si dice: "Dovunque esista foss'anco una dozzina di proletari o semiproletari, il Partito comunista deve avere una cellula organizzata". Al punto V: "In ogni istituzione non di partito, deve esserci una cellula del Partito comunista rigorosamente sottoposta al partito". 

E' evidente che in questi due punti si vuole fare la distinzione tra la cellula, base organizzativa del partito, e la frazione, organismo di lavoro e di lotta del partito nelle associazioni di massa. Che sia così risulta: dalle tesi scritte da Lenin nel 1915 per l'ala sinistra di Zimmerwald, cioè per il nucleo rivoluzionario che fonderà nel 1919 l'Internazionale comunista. E risulta dal discorso tenuto da Lenin al III Congresso sul comma speciale dedicato all'organizzazione ed alla struttura dei partiti comunisti. 

Lenin si pone la quistione: Perché solo il Partito comunista russo è organizzato per cellule? Perché non sono state messe in esecuzione le disposizioni del II Congresso che indicavano nel sistema delle cellule il sistema proprio dei partiti comunisti? E Lenin risponde a queste domande affermando che la responsabilità di ciò è dei compagni russi e sua propria, in quanto nelle tesi del II Congresso si è parlato un linguaggio troppo russo e poco "europeo", cioè si è fatto riferimento alle esperienze russe senza renderle attuali, senza spiegarle, supponendo che esse fossero conosciute e comprese. 

Le tesi del III Congresso sulla struttura del Partito comunista, scritte o direttamente da Lenin o sottoposte al suo controllo, sono dunque non una "scoperta", come dice il compagno Bordiga, ma la traduzione in linguaggio comprensibile agli "europei", delle enunciazioni rapide e per accenni contenute nelle tesi del II Congresso. 

Ma perché il compagno Bordiga vuole fare questa distinzione nella storia dell'Internazionale tra il II Congresso ed i successivi tre congressi? Nell'articolo sulla Quistione Trotzki il compagno Bordiga sostiene che la storia dell'Internazionale si divide in due parti: fino alla morte di Lenin, dopo la morte di Lenin. Nell'articolo sulla natura del partito invece la seconda fase incomincia già dal III Congresso, cioè da un periodo in cui Lenin era vivo ed era nel massimo della sua efficienza intellettuale e politica. Dal corso della discussione apparirà chiaro questo punto che è fondamentale per la discussione del partito: apparirà che per il compagno Bordiga il movimento rivoluzionario italiano si trova nuovamente in una fase simile a quella che intercorse tra il II Congresso e Livorno, in una fase cioè in cui si debbano organizzare frazioni perché ci possiamo trovare (anzi ci troviamo) dinanzi a un problema di scissione. 

Come spiegare altrimenti gli accenni che il compagno Bordiga ha fatto, nei punti della sinistra e nell'articolo sulla natura del partito, al gruppo dell' "Ordine Nuovo", accenni malevoli, pieni di astio e di rancore, non rivolti a cancellare le differenziazioni ma invece ad inasprirle e a farle apparire incolmabili? Il compagno Bordiga, tra l'altro, ha però dimenticato una "piccola" cosa: che anche ponendo il II Congresso come pietra di paragone per comprendere la situazione attuale nel nostro partito, non è certo il gruppo dell'"Ordine Nuovo" che può venire diminuito nella funzione che ha sempre svolto per la preparazione del movimento comunista italiano. 

Al II Congresso il compagno Lenin dichiarò di far sue le tesi presentate dal gruppo dell'"Ordine Nuovo" al consiglio nazionale del Partito socialista dell'aprile del 1920 e volle che nelle deliberazioni del congresso risultasse: 

1) che le tesi dell' "Ordine Nuovo" corrispondevano a tutti i principi fondamentali della III Internazionale; 

2) che al congresso del Partito socialista dovevano essere prese in esame le tesi dell' "Ordine Nuovo". 

Nessun "estremista" vorrà negare che tra il giudizio del compagno Lenin e il giudizio del compagno Bordiga, il giudizio del compagno Lenin sia ritenuto da noi più importante e dettato da uno spirito marxista un po' più approfondito e sicuro di quello del compagno Bordiga.
 
TORNA ALL'INDICE DEGLI SCRITTI POLITICI

Antonio Gramsci
Ales, il paese natale di Gramsci
Pagine gramsciane
Bibliografia


Torna alla pagina principale