| Il fascismo, il nazismo erano la
violenza al servizio degli oppressori e degli sfruttatori, erano il mezzo
cui ricorreva chi non voleva cedere propri privilegi, chi si illudeva
di poter proseguire in uno sfruttamento dell'uomo sull'uomo, nella rapina
imperialistica.
Contro chi predicava la razza eletta,
contro chi teorizzava l'oppressione, l'espansionismo come metodo di governo,
contro chi sognava gli imperi come mezzo di potere e contro chi combatteva
per togliere la libertà al popolo spagnolo, gli antifascisti seppero
indicare la fratellanza, la solidarietà umana, la libertà,
la giustizia, come valori universali, come motivi di unità e di
riscatto dalla schiavitù politica e morale.
E su queste basi che è sorta
la Resistenza, è su queste basi che si è creata per la prima
volta nella storia una reale unità di popolo alla quale hanno dato
il loro contributo spontaneo militari, cittadini, uomini, donne, ragazzi,
religiosi, persone di ogni condizione e di ogni età, per raggiungere
e difendere la libertà, il progresso e la giustizia sociale.
Gli eroici scioperi del marzo ’43
quando gli operai nelle fabbriche seppero sfidare la feroce repressione
fascista e gli scioperi del ’44 quando sfidarono le SS nonostante i pericoli
della deportazione nei lager nazisti dai quali a migliaia non più
tornarono; la resistenza dei militari dopo l'armistizio, le azioni dei
partigiani nelle montagne e nelle campagne, l'attività in città
dei GAP e dei SAP, sono tutti momenti di lotta riconducibili a una matrice
comune.
Gli italiani non avevano dimenticato
cosa era la libertà, avevano ideali comuni e spontaneamente si schierarono
con l'azione dei Comitati di Liberazione Nazionale riconoscendone l'autorità
morale e politica, la guida sicura alla lotta per la democrazia.
Nel trentennale della Liberazione
ricordiamo le unità militari che risposero ai nazisti subito dopo
l'8 settembre 1943, gli scontri, gli atti eroici, le fucilazioni di massa,
i 9000 morti della Divisione Acqui a Cefalonia e a Corfù, delle
Divisioni Regina e Cuneo nell'Egeo, delle Divisioni Granatieri e Piave
nella difesa di Roma. Ricordiamo l'eroismo di tanti carabinieri come la
medaglia d'oro Salvo D'Acquisto unitamente alle vittime dei nazi-fascisti,
insieme ai 50.000 partigiani caduti, ai 45.000 morti del Corpo Italiano
di Liberazione Nazionale appartenenti alle Divisioni Legnano, Friuli, Mantova,
Cremona, Folgore e Picena, alle decine e decine di migliaia di morti nei
campi di concentramento a Buchenwald, a Dachau, ad Auschwitz, a Mauthausen
e negli altri numerosi lager ove si esercitò la criminale inumana
bestialità nazista.
Ricordiamo i fucilati a Fossoli ed
alle Ardeatine, gli impiccati, i massacrati in centinaia di piazze d'Italia,
la strage di Marzabotto e di tanti altri paesi italiani, i torturati, i
70.000 deportati.
Questo è il tragico bilancio
della lotta condotta da tutto il popolo per riaffermare il proprio diritto
alla libertà, all'autogoverno, alla democrazia, per riconquistare
il rispetto del mondo intero, per avviarsi su una strada di progresso e
di giustizia.
Trent'anni fa ci siamo uniti agli
altri popoli liberi per una comunità umana pacifica e solidale.
La Resistenza italiana si è
saldata a quella europea per combattere il fascismo e il nazismo che sono
un fenomeno internazionale, un pericolo permanente ogni volta che l'egoismo,
la cupidigia, i privilegi vogliono impedire il progresso di un popolo.
La Resistenza italiana, fatto unitario
al quale hanno partecipato uomini di diverso convincimento, ha dunque saputo
superare ogni particolarismo per divenire un momento di profonda solidarietà
umana.
Solidarietà con tutti gli
uomini che combattono per la propria libertà contro le discriminazioni,
le oppressioni, il razzismo, l'imperialismo, contro tutto ciò che
impedisce la libera convivenza umana.
L'Europa negli anni tragici del nazifascismo
fu la cavia sulla quale si tentò di sperimentare un disegno di oppressione,
di dominio dell'uomo sull'uomo. Ma l'Europa, e con gli europei gli italiani,
seppe dimostrare col sacrifico dei propri figli che nulla è più
forte dell'aspirazione degli uomini alla giustizia e alla libertà.
Il nostro Paese seppe unirsi contro
il nazifascismo e seppe trovare l'unità con tutti i popoli che combattevano
il disegno mostruoso.
Trovammo accanto a noi combattenti
per gli stessi ideali gli alleati sovietici, gli americani, gli inglesi,
i francesi, gli iugoslavi, i resistenti di tutta Europa. Così il
25 aprile fu un momento liberatore e di speranza per noi, ma anche per
tutti gli altri popoli impegnati nella lotta al nazifascismo.
Abbiamo imparato che la pace e la
libertà sono beni indivisibili: ogni oppressione, ogni forma di
schiavitù sono un insulto a tutto il genere umano.
Ogni volta che un popolo ritrova
la libertà, tutti siamo più liberi; l'umanità intera
ha motivo di gioire.
Ricordo le speranze di quel periodo:
certo non si sono tutte realizzate. Ricordo la commozione dei milanesi
che si strinsero festanti dopo il 25 aprile intorno ad Antonio Greppi,
Sindaco della Liberazione e a Luigi Meda, Presidente del Comitato di Liberazione
milanese.
Ricordo la speranza che con il fascismo
liquidato per sempre fosse scomparsa ogni forma di ingiustizia, di violenza,
di sopraffazione.
Speranze che si sono spesso scontrate
con una dura realtà, con la constatazione che il nostro sistema
sociale progredisce troppo poco e troppo lentamente. Lo spirito libertario
di allora fatica ancora ad affermarsi nella società civile, nei
luoghi di lavoro, nelle città.
Il patto unitario ha legato gli uomini
della Resistenza e ha reso possibile la Repubblica e la Costituzione che
è il documento nel quale è racchiuso il programma popolare
e riformatore frutto di quegli anni di lotta.
Ma ancora oggi quel programma non
è pienamente attuato. La nostra Repubblica democratica fondata sul
lavoro non riesce a dare vita allo slancio sociale che fu della Resistenza
e che si scontra ogni giorno con le vecchie strutture accentrate e burocratiche
dello Stato, di quello Stato che ha consentito l'esperienza fascista.
La pari dignità sociale per
tutti i cittadini, il diritto allo studio, la tutela della salute sono
ancora oggi dei programmi incompiuti per i quali è necessaria una
più profonda azione riformatrice che deve essere capace di rompere
gli schemi e le barriere che ancora ostacolano il progresso del Paese,
ed il raggiungimento di una maggiore giustizia sociale.
In questi 30 anni molto è
stato fatto, ma troppo rimane da fare. La nostra generazione, la generazione
dell'antifascismo e della Resistenza, ha assolto ad una funzione storica
fondamentale, ha saputo testimoniare il valore insopprimibile della democrazia
e della libertà, e in nome di questi principi ha battuto il fascismo
di allora ed ha impedito che si realizzassero altri tentativi autoritari,
che prendessero corpo altri disegni eversivi.
Siamo però consapevoli che
la strenua difesa dei valori della Resistenza, la profonda coscienza comune
a tutto il popolo del significato, dell'importanza della battaglia compiuta,
non sono sufficienti se ad esse non si accompagna una modifica profonda
delle strutture economiche e sociali del Paese che ancora oggi chiede giustizia,
chiede democrazia sostanziale.
Gli attentati, le bombe, le stragi,
le provocazioni squadristiche di questi anni, di questi giorni, non sono
solo l'opera di qualche nostalgico o di qualche folle che crede sia possibile
il ritorno ad un passato definitivamente liquidato e sconfitto.
Sono il segno che forte è
la reazione per il timore che lo Stato si rinnovi, che vi sia un'evoluzione
in senso progressista dei rapporti economici e sociali. Contro i
tentativi di eversione occorre ritrovare la tensione morale degli anni
della Resistenza.
Dobbiamo operare per realizzare il
programma sociale, nato in quegli anni, rinnovare il patto di identità
fra il popolo e lo Stato.
Dobbiamo renderci conto che invece
in un clima di scoraggiamento, di sfiducia, di incapacità ad operare
un deciso progresso sociale, potrebbero trovare spazio le manovre reazionarie
e provocatrici, le speranze fasciste: è da questi pericoli che la
Repubblica deve difendersi.
Combattendo le ingiustizie, i privilegi,
riconoscendo pari dignità e pari diritti a tutti i cittadini, si
crea la collettività di uomini liberi, si combatte il fascismo di
ieri e di oggi.
Il fascismo è violenza e ingiustizia:
non lo si affronta con la violenza e le aggressioni.
Il fascismo è stato vinto
30 anni fa e non può risorgere nella Repubblica democratica, ma
deve essere contrastato con un impegno di tutto il popolo.
Contro il rinascere del fascismo
sono garanzia la maturità delle giovani generazioni, l'impegno e
l'unità del mondo del lavoro, la saldezza e la presenza delle forze
armate a presidio delle istituzioni democratiche.
La tragica esperienza del 1922 non
potrebbe oggi ripetersi perché vi è ben altra coscienza popolare,
ben altra forza, ben altra volontà di opposizione. Questo è
un dato fermo e rassicurante anche se ciò, se l'impegno sinceramente
antifascista delle forze democratiche non può farci dimenticare
che quanto è stato fatto non basta, che la Resistenza sarà
incompiuta finché non avremo un Paese più giusto, finché
non avremo vinto le sacche di povertà e di arretratezza che ancora
esistono, finché non avremo rinnovato le strutture dello Stato e
abolita la legislazione autoritaria e fascista che ancora sopravvive, fino
a che non vi saranno lavoro, scuole, ospedali per tutti gli italiani. Perché
queste cose, con la pace e l'indipendenza, sono il contenuto della libertà
e della democrazia, sono i programmi per i quali sono morti ed hanno combattuto
gli uomini della Resistenza.
E queste cose sappiamo bene che non
si ottengono facilmente: occorre battersi, occorre conquistarle con l'impegno
di ogni giorno come hanno fatto i partigiani sulle montagne, quelli che
si sono battuti in città, nelle fabbriche, i militari che hanno
partecipato alla lotta di liberazione: un impegno civile che deve continuare
con il contributo delle giovani generazioni, con il loro impegno politico,
che è la continuazione delle nostre battaglie di allora.
La lotta contro il fascismo nazionale
e internazionale che è ingiustizia, che è oppressione, deve
essere la lotta senza sosta e senza tentennamenti perché è
la lotta per la pace e per l'umanità.
La Resistenza non è un pezzo
da museo, non deve essere mummificata, appartiene alla nostra vita, è
continuata in questi anni, deve essere un elemento dell'impegno civile
di ogni giorno.
Aldo Aniasi..
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