... ,,,,,,,
 
 

.............


.

Vietnam
Canzoni contro la guerra
Immagini
.

Karl Marx: biografia
Come si diventa marxisti?
.

1. Borghesi e proletari
2. Proletari e comunisti
3. Letteratura socialista e comunista
4. Posizione dei comunisti di fronte ai diversi partiti di opposizione

.

Dei dolori e delle pene, un libro di Vincenzo Guagliardo
.

La strage di Acteal
Appello per la manifestazione
Comitato promotore
Links essenziali
José Saramago in Chiapas, marzo 1998
.

Milano: la Liberazione
Cronologia degli avvenimenti
Antologia ragionata di Guglielmo Gaviani
L'intervento di
Aldo Aniasi
Galleria di immagini
Canzoni
.

IL MITO DEL CHE

BIOGRAFIA:
La famiglia
La malattia
Gli studi
Lo sport
L'Argentina
Viaggio in bicicletta
Viaggio in moto
Il Machu Picchu
A Miami
È medico
Incontra la politica
Incontra Fidel Castro
Guatemala
Messico e Fidel
Il Granma
Cuba
La guerriglia
Santa Clara
La Habana
Messaggero all'estero
A capo dell'industria
Embargo
Playa Girón
Missili e crisi
In Algeria
A New York, all'Onu
L'Africa
La Bolivia
La morte
Ritorno "a casa"

VIEJA MARIA
FOTOGRAFIE
LINK

.

 

.

[foto di Tactical Media Crew]
I testi delle canzoni sono tratti dal volume "No War. Canzoni contro la guerra"
edito nel 1991 da Kaos Edizioni (per gentile concessione)


Canzoni contro la guerra
3 / 3
.
Fabrizio De Andrè
La guerra di Piero
(…) “Lungo le sponde del mio torrente
Voglio che scendano i lucci argentati,
Non più i cadaveri dei soldati
Portati in braccio dalla corrente”
Così dicevi ed era d’inverno
E come gli altri verso l’inferno
Te ne vai triste come chi deve,
Il vento ti sputa in faccia la neve (…)

E mentre marciavi con l’anima in spalle
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro colore

Sparagli Piero, sparagli ora
E dopo un colpo sparagli ancora
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere in terra a coprire il suo sangue (…)

E mentre gli usi questa premura
Quello si volta, ti vede, ha paura
Ed imbracciata l’artiglieria
Non ti ricambia la cortesia (…)

Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.

La guerra di Piero è la più celebre ballata antimilitarista dell’intera canzone italiana, un brano scritto da Fabrizio De Andrè alla fine degli anni Sessanta, quando – particolarmente negli Stati Uniti – prendeva corpo nei movimenti giovanili l’avversione totale alla guerra, a qualunque guerra. La straordinarietà di questo brano, l’efficacia con cui è reso l’assunto, ne fanno qualcosa di ben diverso da un generico inno alla pace. Nessun aspetto dell’aberrazione militaresca e guerrafondaia è sottaciuto. I versi finali sono uno dei momenti più alti della poesia del grande cantautore genovese recentemente scomparso, e suggella magistralmente un momento musicale che ha fatto epoca e che ha fatto storia.

Francesco De Gregori
Generale
Generale dietro la collina
Ci sta la notte crucca e assassina
E in mezzo al campo c’è una contadina
Curva sul tramonto, sembra una bambina
Di cinquant’anni e di cinque figli
Venuti al mondo come conigli
Partiti al mondo come soldati
E non ancora tornati (…)

Generale, la guerra è finita
Il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
Dietro la collina non c’è più nessuno
Solo aghi di pino e silenzio e funghi
Buoni da mangiare, buoni da seccare
Da farci il sugo quando viene Natale
Quando i bambini piangono
E a dormire non ci vogliono andare (…)

Si tratta di un brano contro la guerra, che affronta il tema – secondo lo stile consueto di De Gregori – in maniera indiretta. È un reduce che racconta, rivolgendosi a chi sostiene la guerra “bella” e “utile”; il contraddittorio è mesto e quasi umile, centrato sulla concretezza delle cose piuttosto che sulle idee.

Francesco Guccini
Noi non ci saremo
Vedremo soltanto una sfera di fuoco
Più grande del sole, più vasto del mondo
Nemmeno un grido risuonerà (…)

E catene di monti coperte di neve
Saranno confine a foreste di abeti
Mai mano d’uomo le toccherà
E solo il silenzio come un sudario si stenderà
Fra il cielo e la terra per mille secoli almeno
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo (…)

E il vento d’estate che viene dal mare
Intonerà un canto fra mille rovine
Fra le macerie delle città
Fra case e palazzi, che lento il tempo sgretolerà
Fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo,
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo (…)

La canzone è inclusa nel primo album di Francesco Guccini (1966): si tratta di un testo dal puro assunto protestatario in chiave antimilitarista e antinucleare. Non si tratta però della “fine dell’Umanità”: nella strofa finale, infatti, la Terra torna a popolarsi, altri mille secoli si apriranno all’orizzonte, il pessimismo storico essendo infine superato dall’ottimistica fiducia di fondo nelle risorse della Natura e dell’Uomo.

Francesco Guccini
Dio è morto
(…) Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria e dell’eroe
Perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità
Le fedi fatte di abitudine e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
È un Dio che è morto
Nei campi di sterminio Dio è morto
Coi miti della razza Dio è morto
Con gli odi di partito Dio è morto (…)
Il brano di Guccini (1967) fece scalpore per il suo assunto radicalmente “sovversivo” rispetto ai valori della italica e bigotta società costituita.

TORNA A INIZIO PAGINA - SOMMARIO