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[foto di Tactical Media Crew]
I testi delle canzoni sono tratti dal volume "No War. Canzoni contro la guerra"
edito nel 1991 da Kaos Edizioni (per gentile concessione)

Canzoni contro la guerra
2 / 3
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John Lennon
Imagine
(...) Imagine there’s no countries 
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for 
And no religion too
Imagine all the people 
Living life in peace. 

Imagine there’s no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world.

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope some day
You’ll join us
And the world will be as one
Live as one.

Immagina non ci siano Paesi
Non è difficile da fare
Niente per cui uccidere o morire
E neppure religione
Immagina tutta la gente
Vivere in pace la vita.

Immagina che non ci siano proprietà
Mi chiedo se ci riesci
Nessun bisogno di cupidigia o brama
Una fratellanza dell’uomo
Immagina tutta la gente
Condividere tutto il mondo.

Puoi dire che sono un sognatore
Ma io non sono il solo
Spero che un giorno
Ti unirai a noi
E il mondo sarà unito
Vivrà unito.


Imagine può a buon diritto essere considerato il momento artistico più suggestivo e felice dell’intera carriera solistica di John Lennon, grazie a un perfetto equilibrio tra splendida melodia e concettualità. Una lenta ballata acustica accompagna un testo lieve e denso, tagliato su misura per un pacifismo utopico e imperativo al tempo stesso che arriva a farsi filosofia esistenziale. La canzone si risolve in un’accorata preghiera di fratellanza, in una sommessa invocazione di “amore cosmico”, di pace per sempre - un eccellente momento di cultura pacifista popolare, in questo caso giocato sull’atmosfera melodica ed evocativa, invece che sullo slogan corale.


John Lennon
Give Peace a Chance
(…) Everybody’s talking about
Ministers, Sinisters,
Banisters and Canisters.
Bishops and Fishops.
Rabbis and Popeyes
Bye bye bye byes

All we are saying
Is give peace a chance
All we are saying
Is give peace a chance
C’mon
Let me tell you now
Oh, let’s stick to it
All we are saying
Is give peace a chance.»

Everybody’s talking about
Revolution, Evolution
Mastication, Flagellation,
Reguations, Integrations,
Meditations, United Nations,
Congratulations

All we are saying
Is give peace a chance
All we are saying
Is give peace a chance
Let me tell you now
Oh, let’s stick to it
All we are saying
Is give peace a chance (...)

(...) Tutti stanno parlando di
Ministri, Sinistri,
Ringhiere e Mitragliere,
Vescovi e Pescherie,
Rabbini e Bracci-di-Ferro,
Arrivederci, arrivederci.

Tutto ciò che stiamo dicendo
È date una possibilità alla pace
Tutto ciò che stiamo dicendo
È date una possibilità alla pace
Avanti
Ora lasciate che vi dica
Oh, attaccatevi a essa
Tutto ciò che stiamo dicendo
È date una possibilità alla pace.

Tutti stanno parlando di
Rivoluzione, Evoluzione,
Masticazione, Flagellazione,
Regolazioni, Integrazioni,
Meditazioni, Nazioni Unite,
Congratulazioni.

Tutto ciò che stiamo dicendo
E date una possibilità alla pace
Tutto ciò che stiamo dicendo
E date una possibilità alla pace
Ora lasciate che vi dica
Oh, attaccatevi a essa
Tutto ciò che stiamo dicendo
È date una possibilità alla pace (...)

Le sconclusionate e casuali “premesse” al ritornello sono tutte giocate su una surrealtà sarcastica, e lo stesso ritornelo diviene una cantilenante invocazione da nenia orienta-leggiante - ma è proprio la concettualità sloganistica che farà la fortuna di questo brano, tanto privo di intrinseco valore letterario e musicale quanto così efficacemente corale, orecchiabile, reiterato come una filastrocca.

Pink Floyd
Waiting for the Worms
(...) Walk on by
Sitting in a bunker here behind my wall
In perfect isolation here behind my wall
Waiting for the worms to come
Waiting to cut up the deadwood
Waiting to clean up the city
Waiting to follow the worms
Waiting to put on a black shirt
Waiting to weed out the weaklings
Waiting to smash in their windows (…)

Waiting to follow the worms
Waiting to turn on the showers
And fire the ovens
Waiting for the queers and coons
And the Reds and the Jews
Waiting to follow the worms
Would you like to see Britannia
Rule again, my friend? (…)

Passeggio
Seduto in un bunker, qui, dietro il mio muro
Aspetto che arrivino i vermi
In perfetto isolamento, qui, dietro il mio muro
Aspetto di abbattere i “rami secchi”
Aspetto di ripulire la città
Aspetto di seguire i vermi
Aspetto di indossare una camicia nera
Aspetto di sterminare i deboli
Aspetto di frantumare le loro finestre (...)

Aspetto di seguire i vermi
Aspetto di aprire le docce
E accendere i forni
Aspetto le checche e i negri
E i Rossi e gli Ebrei
Aspetto di seguire i vermi
Ti piacerebbe vedere la Britannia
Dominare ancora, amico mio? (...)

La canzone (dall’album The Wall) introduce un simbolo, i vermi, immagine repellentemente viva del totalitarismo guerrafondaio e della sua azione subdola e sistematicamente distruttiva. L’allegoria concettuale di Waters (l’autore, bassista dei Pink Floyd) sembra ormai arrivata a compimento: l’alienazione porta alla chiusura, la chiusura conduce alla solitudine, e quest’ultima alla decomposizione; la decomposizione, infine, è l’anticamera del guerrafondaio fascismo (fascismo = morte), con i suoi immondi vermi, famelici e brulicanti. Questo è ciò che accade al di qua del muro; a questo porta la presenza opprimente del proprio personale muro. Waters arriva a conferire al suo lavoro una dimensione propriamente “politica”, partendo semplicemente dalla disamina di un’alienazione individuale, in più parti descritta semplicemente come un disagio esistenziale. Senza facili slogan, Waters arriva alla conclusione con progressione consequenziale, e la conclusione è sempre e solo una: la violenza, la guerra, la morte, con trasparenti richiami storici al nazismo e all’imperialismo colonizzatore.

Dire Straits
Brothers in Arms
These mist covered mountains
Are a home now for me
But my home is the lowlands
And always will be
Some day you’ll return
To your valleys and your farms
And you’ll no longer burn
To be brothers in arms.

Through these fields of destruction
Baptism‘s of fire
I’ve watched all your suffering
As the battle raged higher
And though they did hurt me so bad
In the fear and alarm
You did not desert me
My brothers in arms. (...)

Now the sun‘s gone to hell
And the moon‘s riding high
Let me bid you farewell
Every man has to die
But it’s written in the starlight
And every line on your palm
We’re fools to make war on
Our brothers in arms. (…)
Queste montagne coperte di nebbia
Ora per me sono una casa
Ma la mia casa sono le pianure
E sarà sempre così
Un certo giorno si tornerà
Alle proprie valli e alle proprie fattorie
E non si brucerà più
Nell’essere fratelli in armi.

Attraverso queste lande di distruzione
Battesimo del fuoco
Ho osservato tutte le vostre sofferenze
Mentre la battaglia infuriava
E anche se mi ferissero gravemente
Nella paura e nello spavento
Non mi farai abbandonare
I miei fratelli in armi. (...)

Ora il sole se n’è andato all’inferno
E la luna si sta levando alta
Lascia che ti dica addio
Ogni uomo deve morire
Ma sta scritto nelle stelle
E in ogni linea del tuo palmo
Che siamo pazzi a fare la guerra
Ai nostri fratelli in armi. (...)

Il testo di Brothers in Arms è in sostanza una riflessione, un ennesimo, estremo grido d’allarme per i destini dell’Umanità - di un’umanità che non sa trovare una autentica fratellanza in grado di fronteggiare la caducità dell’esistenza, e sembra più votata a perseguire distruzione e morte piuttosto che costruzione e vita.

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