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[foto di Tactical Media Crew]
I testi delle canzoni sono tratti dal volume "No War. Canzoni contro la guerra"
edito nel 1991 da Kaos Edizioni (per gentile concessione)


Canzoni contro la guerra
1 / 3

Imagine
Brothers in Arms
Guerra di Piero
Generale
Dio è morto
Ascolta alcuni dei brani proposti
[puoi scaricarli in un file zip di 45 Kb]

Joan Baez
Last Night I Had the Strangest Dream
Last night I had the strangest dream,
I ever had before,
I dreamed the world had all agreed,
To put an end to war.

I dreamed there was a mighty room,
And the room wasfilled with meti,
And the paper they were signing
Said they neverfight again.

And when the paper was all signed, 
And a million copies made, 
They all joined hands and circled ‘round,. 
And grateful prayers were made.

And the people on the streets below
Were dancing ‘round and ‘round,
With swords and guns and uniforms
All scattered on the ground. (…)
 

La scorsa notte ho fatto il sogno più strano,
Il più strano che abbia mai fatto,
Ho sognato che il mondo intero si era accordato
Per farla finita con la guerra.

Ho sognato che c’era una stanza imponente,
E la stanza era zeppa di persone.
E le carte che stavano firmando
Dicevano che non avrebbero più combattuto.

E quando tutte le carte erano state firmate,
E ne erano state fatte un milione di copie,
Tutti loro si erano presi per mano e avevano fatto un girotondo,
E si erano fatte preghiere di gratitudine.

E la gente laggiù nelle strade
Stava danzando tutt’intorno,
Con spade e pistole e uniformi
Tutte sparpagliate per terra. (...)


Last Night I Had the Strangest Dream è una canzone sintomatica della Joan Baez anni Sessanta: artisticamente legata al repertorio folk tradizionale, dal quale attinge brani che reinventa e reinterpreta con la sua straordinaria intensità canora e strumentale; politicamente votata alla causa antimilitarista, nonviolenta e pacifista, al punto da informarne buona parte del proprio repertorio. Dichiarerà lei stessa, in proposito: “A un certo punto avevo raggiunto il successo, la popolarità; ma ero come ossessionata da un breve saggio pacifista che avevo scritto all’età di quattordici anni... Così sentivo che dovevo e potevo fare qualcosa di più, nella mia vita, invece che limitarmi a cantare... Ero in grado di guadagnare una montagna di dollari, ma soprattutto ero anche in grado di parlare a una marea di persone... Ci volle un po’ di tempo, ma alla fine sono riuscita a coniugare il mio successo artistico con il mio impegno sociale...”.


Bob Dylan
Masters of War
Come you masters of war
You that build all the guns
You that build the death planes
You that build the big bombs
You that hide behind walls
You that hide behind desks
I just want you to know
I can see through your masks.

You that never done nothin’
But build to destroy
You play with my world
Like it’s your little toy
You put a gun in my hand
And you hide from my eyes
And you turn and run farther
When the fast bullets fly. 

You fasten the triggers
For the others to fire
Then you set back and watch
When the death count gets higher
You hide in your mansion
As young people’s blood
Flows out of their bodies
And is buried in the mud.(…)

Avanti, maestri della guerra
Voi che costruite tutti i cannoni
Voi che costruite i letali aerei
Voi che costruite le grandi bombe
Voi che vi nascondete dietro muri
Voi che vi nascondete dietro scrivanie
Voglio soltanto che sappiate
Che posso vedere attraverso le vostre maschere.

Non avete mai fatto niente
Ma costruito per la distruzione
Voi giocate col mio mondo
Come fosse un vostro giocattolino
Mi mettete in mano un fucile
E vi nascondete al mio sguardo
E vi girate e ve la battete
Quando volano i proiettili. 

Voi mettete il colpo in canna
Perché gli altri sparino
Poi vi fate indietro e osservate
Mentre il conto dei morti aumenta
Vi nascondete nei vostri palazzi
Mentre il sangue dei giovani
fluisce dai loro corpi
E sprofonda nel fango. 

L’antimilitarismo dylaniano in Masters of War si appunta soprattutto sul noto assunto che storicamente ha sempre mosso i “Signori della Guerra”: “Armiamoci e partite...” - i potenti preparano e dichiarano le guerre, e “i ragazzi” le devono combattere col loro sangue, sacrificandovi le proprie innocenti esistenze. Masters of War si traduce in una lunga invettiva, veemente e diretta come una denuncia-arringa, al tempo di un ritmo cantilenante e ipnotico sottolineato da un’armonica graffiante e ficcante come una lama. Mai, prima di allora, dalla ribalta pop si era ascoltata una ballata di denuncia così esplicitamente polemica.
Per attaccare frontalmente i “Signori della Guerra”, il menestrello Dylan si fa rabbioso accusatore, abbandonando qualunque forma di allegorico lirismo, qualunque tipo di introspezione, e scrive e canta un testo in grado di contrapporsi agli atroci soprusi guerrafondai del potere.

Bob Dylan
Let Me Die in My Footsteps
(...) There’s been rumours of war and wars that have been
The meaning of life has been lost in the wind
And some people thinkin’ that the end is close by
‘Stead of learnin’ to live they are learning to die. (...)

I don’t know if I’m smart but I think I can see
When someone is pullin’ the wool over me
And if this war comes and death‘s all around
Let me die on this land ‘fore I die underground. (...)

There’s always been people that have io cause fear
They’ve been talking of the war now for many long years
I have read all their statements and I’ve not said a word
But now Lawd God, let my poor voice be heard. (...)

If I had rubies and riches and crowns
I’d be buy the whole world and change things around
I’d throw all the guns and the tanks in the sea
For they are mistakes of a past history.
Let me die in myfootsteps
Before I go down under the ground (…)

(...) Ci sono state voci di guerra e guerre avvenute
Il senso della vita è stato perso nel vento
E alcune persone pensano che la fine sia prossima
Invece di imparare a vivere stanno imparando a morire. (...)

Non so se sono intelligente ma penso di capire
Quando qualcuno mi sta imbrogliando
E se viene questa guerra e la morte è tutt’attorno
Lasciatemi morire su questa terra prima di morire sottoterra. (...)

Ci sono sempre state persone che dovevano provocare la paura
Ci stanno parlando di guerra da molti anni ormai
Ho letto tutte le loro dichiarazioni e non ho mai detto una parola
Ma adesso, Santo Dio, lascia che la mia povera voce venga ascoltata. (...)

Se avessi gioielli, ricchezze e corone
Comprerei il mondo intero e cambierei tutte le cose
Getterei in mare tutti i cannoni e i carri armati
Perché sono errori di una storia passata.
Lasciatemi morire sui miei passi
Prima che io finisca sottoterra. (...)

In Let Me Die in My Footsteps l’assunto antimilitarista è affrontato da Dylan a partire da una originale, suggestiva intuizione prospettica: una significativa invocazione — “Lasciatemi morire sui miei passi” — che è anche e soprattutto una invocazione alla vita (efficacemente tratteggiata nelle due strofe finali del brano), una vita che presuppone certo la morte, ma quale “naturalità” essa stessa minacciata nel suo armonico divenire dal militarismo e dalla corsa agli armamenti, cioè per mano di chi vive la propria esistenza preparando la morte di altri esseri umani, la distruzione della natura, e dello stesso futuro del pianeta.
 

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