.
.....  


INDICE
Pessoa, Non sono nulla
Jaccottet, On aura vu
Pasolini, Cansion
Borges, La luna
Hikmet, Il più bello
Achmatova, Strinsi le mani
Guccini, Cyrano
Prévert, La disperazione
Lorca, Io pronuncio
Andrade, Poema
Barrett Browning, Se devi amarmi
Pessoa, Se qualcuno
Argentario, No, non chiamarlo amore
Pasolini, Il canto popolare










Poesie scelte
.
La disperazione è seduta 
su una panchina
       In un giardinetto su una panchina
       C'è un tale che vi chiama se passate
       Ha un paio d'occhialini un vecchio abito grigio
       Fuma un piccolo sigaro è seduto
       E vi chiama se passate
       O più timidamente vi fa un cenno 
       Non bisogna guardarlo
       Non bisogna ascoltarlo
       Ma tirar dritto
       Fingere di non vederlo
       Fingere di non averlo neppure sentito
       Passare via frettolosi
       Perchè se lo guardate
       O se gli date retta 
       Vi fa un suo cenno e niente nessuno
       Vi può impedire di sedergli accanto
       Allora vi guarda in faccia vi sorride 
       Facendovi soffrire atrocemente
       E lui continua il suo sorriso
       E voi stessi sorridete esattamente
       Di quel sorriso
       Più sorridete e più soffrite
       Atrocemente
       E più soffrite più sorridete
       Irrimediabilmente
       Restando fissi là
       Come congelati
       Sorridendo sulla panchina
       Bambini giocano a due passi da voi
       Passanti passano
       Tranquillamente
       Uccelli volano
       Volano via da un albero
       Si posano su un altro
       E voi restate là 
       Sulla panchina
       E già sapete bene
       Che non potrete più
       Giocare come quei bambini
       Sapete che non potrete più
       Passare come quei passanti
       Tranquillamente
       Né che mai più potrete volar via
       Lasciando un albero per l'altro
       Come quegli uccelli.

       Jacques Prévert




.
Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

Federico García Lorca


Poema a sette facce

        Quando nacqui, un angelo storto
          di quelli che vivono nell'ombra,
          disse: vai, Carlos! a essere gauche nella vita.

          Le case spiano gli uomini
          che corrono dietro alle donne.
          Il pomeriggio sarebbe azzurro, magari,
          se non ci fossero tante voglie.

          Il tram passa pieno di gambe:
          gambe bianche nere gialle.
          Perché mai tante gambe, mio Dio, chiede il mio cuore.
          Però i miei occhi
          non domandano nulla.

          L'uomo dietro ai baffi
          è serio, semplice e forte.
          Quasi non parla neppure.
          Ha pochi, rari amici
          l'uomo dietro agli occhiali e dietro ai baffi.

          Mio Dio, perché mi hai abbandonato
          se sapevi che io non ero Dio
          se sapevi che ero così debole.

          Mondo mondo vasto mondo,
          se mi chiamassi Raimondo
          sarebbe una rima, non una soluzione.
          Mondo mondo vasto mondo
          piú vasto è questo mio cuore.

          Non te lo dovrei confessare
          ma questa luna
          ma questo cognac
          danno una maledetta commozione.
 

 Carlos Drummond de Andrade

Se devi amarmi, per null'altro sia
se non che per amore. Mai non dire:
"L'amo per il sorriso, per lo sguardo,
la gentilezza del parlare, il modo
di pensare così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno". Queste
son tutte cose che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto. Può scordare
il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto,
e perderti. Soltanto per amore
amami - e per sempre, per l'eternità.
.
Elizabeth Barrett Browning

.


Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.
.
Fernando Pessoa


No, non chiamarlo amore, se una donna
che è tutta bella, desideri,
portato per mano dagli occhi che estasiati l'ammirano.
Ma se incontri una brutta e subito dentro ti senti
perduto, e accelerando i suoi battiti il cuore,
ardi di lei, smanioso: questo è fuoco d'amore,
perché la bellezza seduce chiunque il volto le guardi..

Marco Argentario


          .
          Il canto popolare
          (1952-53)

          O Italia, sei in chi ha di te pura passione;
          in queste oscure genti irreligiose
          dove è nata la tua Religione;
          in queste provincie, in queste corrose
          città in cui con schiavo cuore il tuo popolo
          crede di saperti, e di te non sa
          che ciò che di te splende nel suo fuoco
          (splendente solo nella sua beltà):
          ti esprime, egli, inespresso, nel suo poco
          .
          esistere - un'unica generazione - 
          ma intera: nei suoi giorni è la storia
          che nasce, tutta pura, la nazione
          che è nell'atto e non nella memoria.
          Oh, un'ora in te, nel rumore d'acque
          sorgenti in cui la tua natura
          si muta in storia nel gridìo di Spacca-
          Napoli, nei fumi della pianura
          lombarda dura d'echeggiante pace,

          nella settecentesca Roma, ferma
          nel marrone degl'intonachi di Via
          Condotti e le pietre di bruna perla
          di Piazza di Spagna in rapita allegria;
          giù pei quartieri, con le calde pareti
          picaresche, e le sensuali chiese, 
          calanti al Campo dei Fiori, al Ghetto,
          a Trastevere e a Porta Portese,
          al Gianicolo ossesso nella quiete.
          .
          E, dietro, gli infetti rioni rotti
          sulle scarpate del Tevere, sulle
          macerie e le immondizie e i barocchi
          e imperiali archi, Tormarancio, Trullo,
          Quadraro, Quarticciolo ... Dà
          agli stracci che pendono a migliaia
          di finestre il sole un biancore che sa
          di festive caserme, ride e abbaia
          in ragazzi e cani la felicità.
          [...].

          Pier Paolo Pasolini

..