INDICE
Pessoa,
Non sono nulla
Jaccottet,
On aura vu
Pasolini,
Cansion
Borges,
La luna
Hikmet,
Il più bello
Achmatova,
Strinsi le mani
Guccini,
Cyrano
Prévert,
La disperazione
Lorca,
Io pronuncio
Andrade,
Poema
Barrett
Browning, Se devi amarmi
Pessoa,
Se qualcuno
Argentario,
No, non chiamarlo amore
Pasolini,
Il canto popolare
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Non
sono nulla, non posso nulla,
non perseguo
nulla.
Illuso, porto
il mio essere con me.
Non so di
comprendere,
né
so se devo essere,
niente essendo,
ciò che sarò.
A parte ciò,
che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto
il vasto azzurro cielo
mi desta,
rabbrividendo nel verde.
Aver ragione,
vincere, possedere l'amore
marcisce sul
morto tronco dell'illusione.
Sognare è
niente e non sapere è vano.
Dormi nell'ombra,
incerto cuore.
.
Fernando Pessoa

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On
aura vu aussi ces femmes - en rêve ou non,
mais toujours
dans les enclos vagues de la nuit -
sous leurs
crinières de jument, fougueuses,
avec de long
yeux tendres à lustre de cuir,
non pas la
viande offerte à ces nouveaux étals de toile,
bon marché,
quotidienne, à bâfrer seul entre deux draps,
mais l'animale
soeur qui se dérobe et se devine,
encore moins
distincte de ses boucles, de ses dentelles
que l'onduleuse
vague ne l'est de l'écume,
le fauve souple
dont tous sont chasseurs
et que le
mieux armé n'atteint jamais
parce qu'elle
est cachée plus profond dans son propre corps
qu'il ne peut
pénétrer - rugirait-il d'un prétendu triomphe -,
parce qu'elle
est seulement comme le seuil
de son propre
jardin,
ou une faille
dans la nuit
incapable
d'en ébranler le mur, ou un piège
à saveur
de fruit ruisselant, un fruit,
mais qui aurait
un regard - et des larmes.
.
Le avremo ben
viste anche queste donne - in sogno o no,
ma sempre
nei vaghi recinti della notte -
sotto le loro
criniere di giumente, focose,
con lunghi
occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già
la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie
di immagini, che ingurgiti
solo, fra
le lenzuola,
ma l'animale
sorella che sfugge e s'indovina,
ancora meno
distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto
la vaga linea dell'onda sia dalla schiuma,
l'agile fiera
di cui tutti vanno a caccia
e che il più
armato non raggiunge mai
perché
è nascosta più in fondo al suo stesso corpo
ch'egli non
può penetrare - se anche ruggisse di vano trionfo -
perché
ella è solamente come la soglia
del suo stesso
giardino,
o come un'incrinatura
nella notte
incapace di
abbatterne il muro, o una tagliola
con il sapore
di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però
di sguardo - e anche di lacrime.
Philippe
Jaccottet
.
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Cansion
Lassàt
in tal recuàrt
a fruvati,
e in ta la lontanansa
a lusi, sensa
dòul jo i mi inpensi
di te, sensa
speransa.
(Al ven sempri
pì sidìn e alt
il mar dai
àins; e i to pras plens
di timp romai
àrsit, i to puòrs vencs
ros di muarta
padima, a son ta l'or
di chel mar:
pierdùs, e no planzùs).
Lassàs
là scunussùs
ta ciamps
fores-c' dopu che tant intòr
di lòur
ài spasemàt
di amòur
par capiju, par capì il puòr
lusìnt
e pens so essi, a si àn sieràt
cun te i to
òmis sot di un sèil nulàt.
[…]
CANZONE.
Lasciato
nella memoria a logorarti, e nella lontananza a splendere, io
mi ricordodi
te, senza pena, senza speranza. (Si fa sempre più silenzioso e alto
il mare degli anni; e i tuoi prati pieni di
tempo ormai arso, i tuoi poveri venchi rossi di un morto riposo, sonosull'orlo
di quel mare: perduti e non pianti). Lasciati là sconosciuti, in
campi stranieri dopo che tanto intorno ad
essi ho spasimato di amore per capirli, per capire il povero, lucente e
duro loro essere, si sono chiusi con te i
tuoi uomini sotto un cielo annuvolato. […]
.
Pier Paolo Pasolini
[da La meglio gioventù]
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La
luna
C'è tanta solitudine
in quell'oro.
La luna delle notti non è
la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi
secoli
della veglia umana l'hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E' il
tuo specchio.
Jorge
Luis Borges

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Il
più bello dei mari
è quello
che non navigammo.
Il più
bello dei nostri figli
non è
ancora cresciuto.
I più
belli dei nostri giorni
non li abbiamo
ancora vissuti:
e quello
che vorrei
dirti di più bello
non te l'ho
ancora detto.
.
Nazim Hikmet

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Strinsi
le mani sotto il velo oscuro...
"Perché
oggi sei pallida?"
Perché
d'agra tristezza
l'ho abbeverato
fino ad ubriacarlo.
Come dimenticare?
Uscì vacillando,
sulla bocca
una smorfia di dolore...
Corsi senza
sfiorare la ringhiera,
corsi dietro
di lui fino al portone.
Soffocando,
gridai: "E' stato tutto
uno scherzo.
Muoio se te ne vai".
Lui sorrise
calmo, crudele
e mi disse:
"Non startene al vento".
..
Anna Achmatova

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Cyrano
Venite pure
avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati,
io più non vi sopporto!
Infilerò
la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché
con questa spada
vi uccido
quando voglio.
Venite pure
avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti
di giorni sciagurati,
buffoni che
campate di versi senza forza
avrete soldi
e gloria ma non avete scorza;
godetevi il
successo, godete finché dura
ché
il pubblico è ammaestrato
e non vi fa
paura
e andate chissà
dove per non pagar le tasse
col ghigno
e l'ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo
un povero cadetto di Guascogna
però
non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli?
L'arrivismo? All'amo non abbocco
e al fin della
licenza io non perdono e tocco.
Facciamola
finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti,
politici rampanti;
venite portaborse,
ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori
di trasmissioni false
che avete
spesso fatto
del qualunquismo
un arte;
coraggio liberisti,
buttate giù le carte
tanto ci sarà
sempre chi pagherà le spese
in questo
benedetto assurdo bel paese.
Non me ne
frega niente
se anch'io
sono sbagliato,
spiacere è
il mio piacere,
io amo essere
odiato;
coi furbi
e i prepotenti
da sempre
mi balocco
e al fin della
licenza
io non perdono
e tocco.
Ma quando sono
solo
con questo
naso al piede
che almeno
di mezz'ora
da sempre
mi precede
si spegne
la mia rabbia
e ricordo
con dolore
che a me è
quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante
ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa
o per destino le donne le ho perdute
e quando sento
il peso d'essere sempre solo
mi chiudo
in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro
di me sento che il grande amore esiste,
amo senza
peccato, amo ma sono triste
perché
Rossana è bella, siamo così diversi;
a parlarle
non riesco, le parlerò coi versi.
Venite gente
vuota, facciamola finita:
voi preti
che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è
come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi
nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti,
col vostro chiodo fisso
che Dio è
morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità
cercate per terra, da maiali,
tenetevi le
ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a
casa nani, levatevi davanti,
per la mia
rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e
ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della
licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i
miei nemici col naso e con la spada
ma in questa
vita oggi non trovo più la strada,
non voglio
rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi
salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
dev'esserci,
lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo
e tutto sarà giusto.
Non ridere,
ti prego, di queste mie parole,
io sono solo
un'ombra e tu, Rossana, il sole;
ma tu, lo
so, non ridi, dolcissima signora
ed io non
mi nascondo sotto la tua dimora
perché
ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami
come sono, per sempre tuo Cirano...
Francesco
Guccini.

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