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Pittore dell'uomo
Cronologia





Donna
Donna che piange
Amanti
















 

Goya pittore dell'uomo
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La produzione di Goya è immensa: all'incirca 500 pitture, 280 tra litografie e acqueforti, un migliaio di disegni. Sarebbe assurdo pretendere di racchiuderla in una formula che la definisse comprendendola in un unico giudizio: significherebbe ignorarla. Volerne fissare dei limiti non potrebbe che sminuirla e toglierle quella vigorosa carica di proiezione verso l'avvenire che ne costituisce la grandezza. Se si aggiunge a questo l'incognita che grava su parecchi periodi fondamentali della sua esistenza, il mistero di cui sono circondate alcune sue opere importanti e per di più l'alone di leggenda che si era creato intorno a lui quando ancora era vivo, non è difficile comprendere la straordinaria complessità del «caso Goya».

Malgrado parecchie lacune, il filo conduttore più solido che abbiamo resta ancora la vita di Francisco Goya. Dal 1746 al 1828 è il solo elemento che ci consenta di cogliere uno degli aspetti fondamentali della sua opera: il suo evolversi nel tempo e il ritmo di questa evoluzione. In realtà quel che più colpisce in un primo momento in Goya sono i contrasti violenti e spesso anche le rotture. Si resta perplessi, al Prado, di veder succedersi a poca distanza La Sacra Famiglia, Le fucilazioni del 3 maggio, le pitture nere e La lattaia di Bordeaux. Quanto può apparirci coerente una Sala di Velázquez o di El Greco, tanto ci sembra sconcertante Goya. Una vita, anche se lunghissima, non basta per contenere simili trasformazioni e le tradizionali nozioni di ambiente e di evoluzione non arrivano a farci abbracciare la complessità di quest'arte.

Tre fratture profonde hanno modificato lo svolgimento normale del tempo, al punto di darci l'impressione di una distanza sempre maggiore tra l'epoca in cui visse e la sua opera. C'è in primo luogo, fino al 1793, il percorso incredibilmente lento di un genio che si ignora e che per trent'anni va brancolando alla ricerca di se stesso. Periodo di grazia spumeggiante il cui ritmo coincide con quello dell'ambiente in cui Goya si trova a vivere e che è integralmente riflesso nei cartoni per arazzo. La malattia del 1793 viene a rompere questo sviluppo "normale" facendo erompere nel pittore grandi forze creative: Goya impone il suo genio al tempo che lo subisce senza comprenderlo veramente.

Il suo più profondo messaggio è affidato alla cupola della chiesa di San Antonio de la Florida a Madrid. Capolavoro segreto per la sua inaccessibilità, ma uno dei più sconvolgenti che esistano.

In un momento successivo, seconda frattura, questa volta in seguito a una crisi nazionale: la rivoluzione e la guerra che sconvolgono la Spagna dal 1808. La violenta impressione dell'orrore risveglia in Goya echi tali che la sua pittura sembra salire e ingigantirsi in un ciclo di indicibile sofferenza: nascono Le fucilazioni del 3 maggio.

Nel 1819, infine, un'altra malattia accentuata da una crisi mistica fa esplodere, nel segreto dell'eremo, la sua opera più curiosa e potente: le pitture nere della Quinta del Sordo.

Ecco quindi la traiettoria dell'arte di Goya: i cartoni per arazzi (1775-1791); San Antonio de la Florida (1798); Le fucilazioni del 3 maggio (1814) e infine le pitture nere (1820-1822). Né va dimenticato che ad ognuna di queste opere-chiave corrisponde una serie di incisioni di un ritmo assolutamente parallelo: acqueforti da Velázquez (1778); Capricci (1799), Disastri della guerra (1810-1820) e Proverbi (1820-1824).

In questa ascesa che conduce dalla eleganza vana del XVIII secolo alle audacie più nuove dell'impressionismo e dell'espressionismo, è possibile, senza cadere in una formula artificiale, trovare una costante, un'idea unitaria che colleghi tra loro questa mole di opere: essa scaturisce dall'immensa creazione goyesca e non c'è quasi opera in cui non si imponga: tale costante è l'uomo. Gioie e dolori dell'uomo, sogni e basse implicazioni, speranze e allucinazioni, ignominia e santità sono la grande preoccupazione di Goya nella pittura o nell'incisione come nel disegno. Niente paesaggi, niente accessori inutili, tutt'al più tele di fondo, cieli scuri o volte schiaccianti; al centro compare sempre l'uomo. Una simile concezione dell'uomo e i mezzi per esprimerla fanno dell'opera di  Goya una delle massime rivoluzioni della pittura. 


Francisco Goya, La Duchessa d'Alba