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UNA PERSONA CHE NON DIMENTICHERÒ MAI
BATTISTA ZOTTI
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Istruzione musicale
Marcello Abbado
Una testimonianza degli
amici di Battista
i CD di Battista
Avviso




















 

Ciao, Battista
(RealAudio)

Berlingo (Brescia), 4 luglio 1954 – S. Donato (Milano), 24 aprile 1998.
.Una nota biografica di Francesco Rampichini
23 maggio 1998

Giovanni Battista Zotti

Giovanni Battista Zotti visse e studiò a Milano, dove si diplomò in pianoforte (con il Maestro Alberto Colombo) e in composizione elettronica (con il Maestro Angelo Paccagnini) presso il Conservatorio cittadino "Giuseppe Verdi".
Terminati gli studi divenne titolare di una cattedra di Educazione Musicale nella Scuola Media Statale.
In questo ruolo portò un contributo ben al di là del suo incarico, tanto che nell'Istituto in cui operò gli è oggi intitolata l'Aula di Informatica, allestita grazie al suo attivo interessamento e alla sua competenza in materia.
Infatti, oltre che pianista, organista, compositore e didatta, Giovanni Battista Zotti fu un vero pioniere ed esperto di informatica ben prima che questa divenisse un fenomeno di massa: già vent'anni fa il suo vecchio Apple Il – usato come campionatore di suoni – faceva parte del suo strumentario compositivo quanto il pianoforte.
Tenne corsi e seminari di musica elettronica e informatica nelle sedi più diverse e in scuole di ogni ordine e grado: in Conservatorio come all'Istituto Europeo di Design, dove dette una memorabile lezione interdisciplinare sulle "nuove frontiere" in musica e in architettura.
Più recentemente tenne importanti corsi per disabili della vista – presso l'Università Bocconi e in sedi della Regione Lombardia – sull'utilizzo del computer, mezzo di cui egli aveva immediatamente colto le potenzialità per l'autonomia e l'emancipazione della persona con handicap.
Questi temi furono spesso oggetto di battaglie e scelte personali tutt'altro che comode, condotte nel nome del diritto e della dignità di ognuno.
Il Maestro Giovanni Battista Zotti è stato tra l'altro il primo non vedente italiano ad avere un sito web e, soprattutto, ad esserselo creato autonomamente. Ma l'importanza del suo ruolo culturale e del suo intervento nel sociale si esplicò in molteplici attività.
Nella seconda metà degli anni settanta fu protagonista e promotore - insieme a Emilia Fadini e a pochi altri - dell'ormai storica occupazione del Conservatorio di Milano e della conseguente apertura serale delle sue aule alla particolarissima esperienza dei "Corsi Popolari Serali di Musica" (CPSM), nati e sopravvissuti sino a oggi anche grazie alla sua ferma convinzione della necessità di avvicinare alla musica – sopperendo alla latitanza dello Stato – gli adulti estraniati dal circuito elitario del suo apprendimento per ragioni economiche o anagrafiche.
In questa scuola il Maestro Giovanni Battista Zotti insegnò composizione, pianoforte, teoria musicale e musica elettronica senza risparmiarsi (e per un compenso quasi simbolico), e di essa fu più volte eletto Presidente per la sua rappresentatività, il suo ruolo storico e la stima incondizionata delle centinaia di associati.
Grande rispetto del suo lavoro e delle sue doti uniche di intelligenza e professionalità acquisirono sia il Maestro Marcello Abbado (già direttore del Conservatorio), sia le molte personalità della musica e della cultura che con lui entrarono in contatto e strinsero amicizia su solide basi di stima reciproca, come il Maestro Paolo Arata – maestro alle luci alla Scala di Milano – o il pittore Paolo Baratella, docente all'Accademia di Belle Arti di Brera, per il quale Giovanni Battista Zotti creò l'ambientazione sonora di un'importante esposizione al Palazzo d'Arte Contemporanea di Ferrara.
Ancora, lo conobbero e stimarono, tra gli altri, personaggi come il compositore Karlheinz Stockhausen o l'editore Carlo Feltrinelli.
Collaborò alla realizzazione di vari Lp e pubblicazioni di didattica musicale di piccoli e grandi editori, fra cui Casa Ricordi.
Nel 1988 produsse Vedere, cassetta che raccoglie sette sue composizioni originali di musica elettronica, e fu solo per la poca inclinazione alle attività impreditoriali che il suo nome non assurse prima agli onori della "grande" cronaca.
Avrebbe cominciato proprio ora, nella pienezza della sua maturità, a raccogliere i frutti di un lavoro e di una produzione intellettuale e artistica di primissimo ordine.
Docenti universitari, direttori di importanti organi di stampa e personalità politiche ne ammirarono il grande ed unico talento e non di rado vi ricorsero.
Dette molti concerti come pianista e organista, sia da solista sia in orchestra o in ensemble cameristici, ebbe centinaia di allievi che Io amarono e impararono da lui il senso e il piacere della musica, e chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo ricorda la profondità della sua intelligenza, la vastità della sua cultura e la disponibilità disinteressata con cui offrì aiuto e amicizia a chiunque ne avesse bisogno.
Fu soprattutto un uomo senza compromessi, il cui grandissimo rigore e la cui ferma coerenza nel perseguire e difendere le proprie idee sono state e saranno di continuo esempio e monito per tutti.
Le sue opere musicali sono un grande patrimonio in molta parte ancora da scoprire e in via di catalogazione: opere di musica elettronica, composizioni per coro e orchestra, pagine di musica strumentale varia.
Parte di queste opere sarà presto raccolta in un Cd, altre verranno eseguite in prima mondiale assoluta il prossimo anno da importanti gruppi orchestrali e strumentali, altre ancora attendono l'occasione di essere studiate e conosciute.
La sua scomparsa è una perdita gravissima per la musica e per la cultura nel senso più ampio e alto del termine, e lascia un vuoto incolmabile nella città dove visse e operò.
A noi, che siamo grati della sua lezione di vita e della sua arte, resta la ricchezza della sua umanità e del suo pensiero come guida ed esempio per il tempo a venire.



Marcello Abbado, compositore, pianista, già
Direttore del Conservatorio G. Verdi di Milano e fratello
del Direttore d'orchestra Claudio Abbado
nell'apprendere la notizia della scomparsa
di G. Battista Zotti ha dichiarato:

In questo momento sono scioccato e sbigottito...
Giovanni Battista Zotti era un giovane musicista, sensibile e sempre disponibile a dare tutto di se stesso per i colleghi e per i giovanissimi, per i ragazzi.
Ho un ricordo molto bello non solo del musicista ma dell'uomo, della sua in fondo breve esistenza tutta dedicata alla musica, al bene reciproco di ciò che la musica dà all'uomo e che l'uomo dà alla musica, e ai giovani attraverso la musica.
Questa è l'immagine di una persona che mi è sempre stata cara, e in fondo ho il rimpianto di non essere stato insieme a lui non solo più a lungo, ma più intensamente, e di non aver avuto la possibilità di manifestargli l'affetto e la stima che sentivo per lui, se non in momenti sporadici, che lasciano un grande rimpianto.

(Testimonianza raccolta da Francesco Rampichini il 28 maggio 1998)



«I problemi dell'istruzione musicale»
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Intervista a Giovanni Battista Zotti
di Francesco Rampichini e Franco Morone
 "Speciale Chitarre", n. 2, estate 1988

Lo spazio concesso da questo numero supplementare ci consente di affrontare il tema delicato e controverso dell'istruzione musicale, con il quale ogni musicista o aspirante tale avrà presto o tardi a che fare.
Tratteremo questo argomento in forma di intervista al Maestro G. Battista Zotti, diplomato in pianoforte e composizione elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano, didatta, promotore ed ex presidente dei Corsi Popolari Serali di Musica (CPSM) presso lo stesso Conservatorio. Dì questa interessante iniziativa ci parlerà nel corso della conversazione, attraverso la quale abbiamo cercato di toccare vari aspetti pratici e burocratici per introdurre alcuni dei temi che verranno sviluppati più dettagliatamente nei prossimi numeri di questa rubrica.
Ed ora, fiato alle trombe e... cercate le vostre alterazioni!

La prima domanda che ti pongo è di carattere generale. Ritieni che possa influire sulle qualità e sulle doti interpretative di uno strumentista il fatto di avere una buona preparazione a livello tecnico?
Per la pura pratica può essere secondaria, nel senso che ci sono musicisti, specialmente nell'ambito della musica di derivazione popolare, che pur non avendo basi teoriche suonano in maniera istintiva. Questo però gli viene da un'induzione che di fatto è teorica, anche se culturalmente acquisita. Intendo dire, uno che suona le danze celtiche può suonane per riproduzione, e la trasmissione della musica, quindi della cultura, avviene per via orale, cosa che accade spesso anche per altri generi quali il blues, il rock e per certi versi anche il jazz. Come dire, io comunico «La cavallina storna» del Pascoli a pinco pallino il quale la studia a memoria, poi la insegna a qualcun altro e tutti cantano "La cavallina stoma». Poi magari gli si cambia un vocabolo, resta salvo il senso, e da un punto di vista della riproduzione in effetti non sembrerebbe necessaria nemmeno la conoscenza della musica scritta. Sappiamo tutti come i primi bluesmen suonassero senza conoscere nemmeno lontanamente la musica.
E per gli odierni professionisti della musica leggera?
Sai, per uno che fa musica scritta, diciamo, è necessaria la conoscenza non tanto della teoria (e intendo la teorizzazione del linguaggio musicale) ma quantomeno di quelli che sono comunque supporti tecnici, che possono essere l'apprendimento del pentagramma, o altri metodi di scrittura e quindi di comunicazione della musica già esistente.
Indubbiamente il concetto di professionismo è di difficile definizione. Tu sai che dovunque sorgono centri di preparazione per musicisti che operano nell'ambito della musica moderna, e queste scuole privilegiano sicuramente la preparazione tecnica dello strumentista, forse con un occhio di riguardo in meno verso una preparazione teorica. Cosa ne pensi?
Ogni mercato ha bisogno di riprodursi. Il mercato della musica leggera produce le scuole per riprodurre se stesso. Queste, come tutte le scuole, tendono a produrre operatori e professionisti che siano consoni a questo mercato. Nell'ambito della musica leggera nascono fior di scuole anche perché la trasmissione orale ora non esiste quasi più, nel senso che questa funzione viene svolta prevalentemente dai mass media, ed è chiaro che il musicista professionista risulti più credibile se ha imparato in una scuola. Io non credo comunque che chi ha fatto una scuola sia necessariamente un musicista, nemmeno a livello di conservatorio. E lo credo ancor meno nel caso delle scuole dove le credenziali tecniche sono considerate di un'importanza al di sopra dei generi musicali da produrre. Tutti sappiamo che per fare il jazz non è necessario possedere una tecnica classica, e viceversa, così ci saranno strumentisti esperti nei riff per chitarra elettrica e non faranno più di quello, come del resto il musicista classico più della musica che gli viene insegnata nei conservatori, se non ha una sua voglia di superare queste barriere, non farà.
Ci sono, a tuo avviso, sufficienti strutture per l'insegnamento della musica in Italia?
Be', ci sono scuole private, civiche scuole, ci sono appunto i conservatori, ma c'e anche una forte richiesta dimostrata dal pullulare di corsi organizzati in ogni città e metropoli. U problema èche non tutti possono essere qualificanti a livello tecnico. Io ho avuto allievi provenienti da scuole private o da insegnamento privato completamente rovinati nell'impostazione dello strumento. Bisogna vedere come nascono, perché ormai chiunque sappia schiacciare quattro note su uno strumento produce una scuola.
Al di là del discorso sulla validità o meno di una scuola, non credi che il sorgere di tutti questi corsi, privati e non, sia dettata da una carenza a livello istituzionale?
Questo è sicuro. Quando il Pubblico non interviene è chiaro che il Privato si sostituisce, se c'è il mercato. E il pubblico è carente in quanto, a Milano come altrove, di Pubblico esistono solo i Conservatori e le Civiche scuole.
Quali sono le difficoltà e i limiti posti a chi voglia iscriversi in un Conservatorio?
Il Conservatorio è una scuola che produce professionisti della musica. Si dicono Conservatori di Musica con la emme maiuscola come se altra musica fosse con la emme minuscola, ma a parte questa disquisizione, i Conservatori, per ragioni in parte vere e in parte no, fissano dei limiti d'età entro i quali una persona non potrebbe, a detta loro, diventare un professionista.
Possiamo dire quali sono questi limiti?
Cambiano a seconda degli strumenti. Per la chitarra e il pianoforte dovrebbero essere i quindici anni come massimo limite per essere ammessi dall'inizio. D'altra parte se si sostiene a vent'anni un esame intermedio, poniamo il quinto di chitarra, si potrebbe anche essere ammessi, tenuto conto delle valutazioni (media non inferiore all'otto) e delle disponibilità dei vari istituti. L'alternativa è quella di sostenere gli esami come privatisti.
E questa è una cosa che si puà fare anche a novant'anni?
Si può fare, ammesso che ti promuovano...
Cosa significa?
È chiaro che uno a novant'anni può anche sostenere un esame di diploma, ma dimostrando di avere le capacità tecniche di un giovane. Non sta scritto da nessuna parte che non lo possa fare, anche perché la Costituzione Italiana dice che il diritto allo studio deve essere garantito... Ma il problema non è l'anziano che magari senza mire professionistiche va a dare gli esami in Conservatorio, ma il giovane che non può farlo. Il problema è a valle. Cioè, se tu vieni bocciato all'ammissione nei Conservatori e a vent'anni decidi di suonare quello strumento e di prendere un titolo di studio, non lo puoi fare se non da privatista, perché i Conservatori sono stracarichi di richieste, quindi devono porre questi filtri interni alla loro struttura. Da questo punto di vista il Conservatorio, di per sé, non garantisce il diritto allo studio. Senza contare che dare esami in Conservatorio come privatisti significa andare a prendere lezioni private da qualcuno che possibilmente operi anche all'interno di tale scuola, dove, va detto, esistono specie di baronie... Poi ci sono le scuole Civiche. A Milano per esempio la scuola Civica è nata in origine come scuola per preparare strumentisti per la Banda Civica, ora è diventata un Conservatorio. Ma la scuola Civica era più aperta, per come è nata, anche a fenomeni dilettantistici, dove per dilettante intendo la persona che si diverte nel suonare lo strumento, indipendentemente da come suona, anche perché chi stabilisce come uno suona sono le scuole... E qui ci siamo di nuovo! Ora nei corsi ordinari la scuola Civica è di fatto un Conservatorio. Poi ci sono i corsi liberi, dove si studia senza essere vincolati a esami o programmi ministeriali. Sta di fatto che se una persona vuole dedicarsi, poniamo, all'insegnamento nelle scuole pubbliche, il suo titolo di studio dev'essere di Stato, quindi rilasciato dal Conservatorio, dal DAMS, o da un corso universitario di musicologia come ad esempio quello di Cremona. L'ammissione a questi ultimi due istituti è vincolata al possesso di un diploma di scuola media superiore.
Quali possono essere gli svantaggi di uno strumentista sprovvisto di titoli di studio ufficiali?
Dunque, le orchestre classiche normalmente cercano diplomati. Quindi se uno vuole entrare, poniamo, nell'orchestra della RAI deve avere un diploma; questo vale anche per l'orchestra ritmica della RAI, intendo l'orchestra jazz, poiché la RAI è un ente di Stato. Nelle band è generalmente richiesta una parte teorica, che può essere la lettura della musica a un certo livello, poiché se vengono date parti da suonare, occorre quantomeno saperle leggere. E chi garantisce questa cosa senza problemi, perché basta un certificato, è ancora il Conservatorio. Quindi avendo almeno un diploma di corso inferiore o addirittura medio di strumento, si avranno probabilmente meno difficoltà ad essere ammessi in orchestre o gruppi a certi livelli.
Il primo passo da fare in questa direzione qual è?
Abbiamo accennato prima ai limiti di età per l'ammissione ai Conservatori Entro questi limiti è possibile sostenere un esame atto a verificare le attitudini del candidato a frequentare i corsi regolari, cioè il senso del ritmo, il senso delle altezze, l'intonazione. Ovviamente essendo la domanda superiore all'offerta anche qui scattano diverse forme di selezione; ad esempio chi già suona uno strumento sarà avvantaggiato, e così via. Rilerendosi invece ad un iter di tipo privatistico, il primo passo in assoluto sarà quello di affrontare l'esame di Teoria e Solfeggio, senza aver superato il quale non è possibile sostenere alcun esame di strumento.
Com'è strutturato questo esame?
Vi sono diverse prove, ognuna delle quali si articola in varie parti nel seguente ordine: 1) dettato melodico; 2) un solfeggio parlato in chiave di SOL, con ritmi irregolari da analizzare; un brano di autore (Bach, Mozart, Beethoven, Clementi, Chopin) con abbellimenti da realizzare e segni convenzionali di abbreviazione; 3) un solfeggio parlato nel setticlavio; 4) un solfeggio cantato in chiave di SOL, nel quale il candidato indicherà, a richiesta, le modulazioni, le note di passaggio, di volta, le appoggiature e l'analisi del periodo musicale; 5) un solfeggio cantato da trasportare non oltre un tono sotto o un tono sopra quello originale.
Oltre a ciò, quesiti di teoria quali scale di vario genere, tonalità e modalità, intervalli melodici e armonici, successioni seriali, analisi di accordi, tonalità omologhe, progressioni, sincopi varie, suoni armonici ecc.
Vi sono particolari problemi per iscriversi a sessioni d'esame nei Conservatori di Stato?
No. È sufficiente avanzare una domanda (il modulo si ritira in segreteria) dichiarando da quale maestro si è stati preparati e presentando i documenti necessari.
Quali vantaggi personali, oltre a quelli burocratici, possono derivare da ciò ad uno strumentista?
Bene, io sono convinto che conoscere la musica colta o comunque la musica del passato sia fondamentale, non tanto per poi riprodurla, come vorrebbe il Conservatorio, ma se non altro per avere una buona base culturale su cui muoversi. Vaglio dire che il turnista di sala che non sa chi era Beethoven è un po' come il fotografo o l'artista visuale moderno che non sa chi era Michelangelo. Quindi è un dovere della persona, là dove la scuola non arriva, quello di costruirsi una sua indipendenza culturale. Anche se questo magari non va a incidere su ciò che questa persona produce. Per parte mia sono convinto che una buona conoscenza della musica classica, possibilmente aver fatto degli studi classici, e possibilmente su uno strumento polifonico, renda in grado di comprendere meglio il significato del linguaggio musicale. Non basta fare un discorso solo sulla melodia, solo su uno strumento melodico, né basta pensare di fare quattro fischi e metterci sotto tre accordi, perché si rischia di riprodurre tre accordi a vita.
In quale maniera può venir risolta l'evidente carenza istituzionale, al di là delle scuole private, rispetto all'istruzione musicale?
L'istituzione pubblica è di fatto latitante, poiché delega ai Conservatori e tollera scuole private che non sempre adempiono a ciò che dovrebbe essere. Potrebbe rappresentare una soluzione l'Ente locale che si facesse carico dell'istruzione musicale di massa potenziando i corsi liberi presso le Civiche scuole là dove ci sono e mettendo a disposizione spazi e personale nei quartieri o nei paesi.
Puoi brevemente illustrare la nascita e il funzionamento dei corsi popolari serali di musica presso il Conservatorio di Milano?
Quest'iniziativa nasce nel 1977 dagli studenti del Conservatorio che, preso atto di una diflusa esigenza da parte di-tutti coloro (studenti di scuole non musicali, lavoratori ecc.) che per le più diverse ragioni non hanno potuto frequentare il Conservatorio, hanno dato corso ad un'occupazione di questo, in orario serale, allo scopo di organizzare corsi alternativi a quelli diurni, di carattere divulgativo. Attualmente si è costituita un'associazione culturale denominata CPSM (appunto Corsi Popolari Serali di Musica), la quale gestisce corsi di teoria musicale, armonia e composizione e di vari strumenti (pianoforte classico e jazz, chitarra classica e popolare, flauto dritto e traverso, oboe, ance rinascimentali, violino, violoncello, percussioni, sax, tromba, trombone nonché danza rinascimentale). Le lezioni sono collettive tanto per lo strumento quanto per la teoria (il numero massimo di allievi per classe è di otto), e i costi sono mantenuti molto al di sotto di quelli della maggior parte delle scuole private. Le lezioni si svolgono dalle 20 alle 21,30 e dalle 21,30 alle 23. Va tenuto presente che questi corsi non sono comunque professionalizzanti né si propongono di preparare a sostenere esami in Conservatorio, pur potendo rappresentare una valida base e uno stimolo ad approfondire gli argomenti in questione.
Ritieni che questo genere d'iniziative andrebbe moltiplicato?
Si, dovrebbero essere però le istituzioni a farsi carico di queste iniziative, cosa che non fanno.
Avete incontrato portfcolari problemi a costituirvi in associazione culturale?
Bene, abbiamo redatto un atto costitutivo ai sensi degli articoli 36 e segg. del Codice Civile, nello spirito della costituzione Repubblicana, nonché uno Statuto composto in 17 articoli nei quali, oltre alle regole di carattere gestionale e riguardanti le attività dei soci, è enunciato lo spirito di tale associazione. Vi si legge che l'associazione non ha scopo di lucro, si regge sull'attività prestata volontariamente e gratuitamente dai soci promotori e si propone di offrire strumenti tecnico-culturali atti a promuovere l'educazione musicale degli adulti e degli strati sociali tradizionalmente estranei ai circuiti istituzionali della didattica musicale; di sperirnentare metodi didattici e programmi di studio tecnicamente qualificati e funzionali ad un approccio non professionistico della pratica musicale, e di favorire l'apprendimento ed il confronto su pratiche musicali anche non strettamente istituzionali, privilegiando i momenti di pratica collettiva.

Termina cosi l'intervista al Maestro Zotti che ringraziamo, augurandoci che abbia potuto contribuire, al di là delle utili informazioni, ad alimentare la vostra voglia di suonare sempre di più e sempre meglio. Arrivederci sul prossimo numero!



24 aprile 1998
Una testimonianza di alcuni amici di Battista
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Giovanni Battista Zotti oggi ci ha lasciato: dopo un breve, doloroso periodo di malattia, la sua voce si è spenta per sempre. Vogliamo qui parlarne poiché è stata una persona che, per coloro che gli sono stati amici e anche per chi ha avuto con lui solo un incontro sporadico, sarà impossibile dimenticare. 
Battista non vedeva: la cecità è stata la crudele compagna di tutta la sua vita. Eppure, per chi lo ha potuto conoscere e avvicinare anche brevemente, ciò che colpiva di più in lui era la capacità di comprendere con un acume eccezionale anche ciò che con gli occhi non gli era possibile distinguere o verificare: comprendere le persone che avvicinava, comprendere gli eventi, le situazioni, ciò che accadeva intorno a lui e soprattutto, lucidamente, la storia e le vicende politiche e sociali che hanno interessato e interessano il nostro Paese: a questo proposito, in più di una occasione il tempo gli ha dato perfettamente ragione: aveva compreso e interpretato il senso degli avvenimenti, dei comportamenti, delle dichiarazioni con lungimiranza e con molto anticipo.
Aveva soltanto 24 anni, era studente al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, quando – con Emilia Fadini e pochi altri compagni  – rifletté sul fatto che le aule di quella scuola, frequentate di giorno ma deserte la sera, avrebbero potuto essere degnamente utilizzate a fini sociali proprio durante le ore serali, per insegnare musica a chi, soprattutto per questioni di ceto di appartenenza e quindi con possibilità economiche limitate, non aveva potuto, prima, accostarsi a questa arte. Era il 1977 e furono anni di lotte durissime in molti ambiti e anche al Conservatorio Giuseppe Verdi: ovviamente, coloro che reggevano le sorti di quella istituzione non erano sensibili a un discorso di «apertura». Ma quelle aule furono occupate, giorno e notte – Battista fu tra gli occupanti e tra coloro che tentarono di trovare un accordo con il Conservatorio –, e vennero istituiti corsi di musica autogestiti, che tuttora, a distanza di oltre vent’anni, vivono. 
Poi Battista si diplomò, prima in pianoforte poi in composizione e musica  elettronica: ha insegnato pianoforte, composizione e teoria musicale presso i Corsi Popolari Serali di Musica fino a quando, lo scorso settembre, è iniziato il suo calvario che si è concluso il 24 aprile. Oltre a ciò, dai primi anni Ottanta, insegnava Educazione musicale nella scuola media dell’obbligo. Inoltre, teneva concerti e si dedicava alla composizione. Qualcuno ricorda in particolare una mostra di pittura, tenutasi a Ferrara da Baratella e organizzata da quel Comune: il pittore gli descrisse i propri dipinti, Battista scrisse le musiche che ne avrebbero costituito l’«illustrazione sonora»: mai brani  furono più appropriati, talché parve che immagini e commento musicale fossero nati da una stessa mente e da una stessa emozione. È solo un esempio emblematico di quali fossero la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua professionalità. 
Un altro suo grande interesse era l’informatica: aveva compreso subito con entusiasmo che, per un non vedente, disporre di un computer significava poter leggere e scrivere agevolmente e rapidamente, poter fare musica e non solo questo: affrancarsi da condizioni di oggettiva difficoltà quali quelle che lui stesso viveva. Nel 1983 aveva un computer con il quale scriveva e... disegnava. Poi continuò ad aggiornarsi: il «calcolatore» iniziava a diffondersi massicciamente e lui si adeguò ai continui progressi dei sistemi e dei programmi. 
Era stupefacente il livello di informazione di cui disponeva sempre, anche in campo informatico, e sapeva trasmettere a chi gli stava attorno i propri interessi e i propri entusiasmi. Ebbe un sintetizzatore vocale, si collegava a Internet e leggeva i quotidiani. Compilò una sua pagina web, primo non vedente in Italia a farlo. Ultimamente aveva anche tenuto corsi di informatica per non vedenti, cosa che lo rendeva orgoglioso, convinto com’era che un semplice computer potesse costituire uno dei mezzi più potenti di emancipazione per un disabile e in particolare per un non vedente: anche in una pausa della sua degenza ospedaliera di questi ultimi mesi aveva tenuto lezioni. In questo come in altri campi, amici e allievi erano prodighi di aiuti e consigli almeno quanto lui era disponibile a offrirne ad altri.
Giovanni Battista Zotti, «il Maestro», come spesso veniva chiamato, è stato un grande  insegnante: lo testimoniano centinaia di allievi, ragazzi e adulti, che da lui, nel corso degli anni, hanno appreso a suonare, oppure hanno compreso attraverso le sue parole e il suo esempio a conoscere, capire e amare la musica e a considerarla una insostituibile compagna per la vita di un essere umano. Ha sempre messo a disposizione di chi lo circondava le sue conoscenze, la sua rara preparazione, il suo gusto sicuro, le sue idee. 
Era una persona con una grandissima sensibilità, che sapeva anche celare molto bene, con immenso pudore e discrezione, i propri sentimenti: tutti noi, suoi amici e compagni, lo sapevamo e, a nostra volta, resta nel nostro cuore la certezza che egli abbia compreso fino in fondo quanto gli volessimo bene, e quale sarebbe stato il vuoto che la sua mancanza avrebbe lasciato nella vita di tutti e di ciascuno di noi.

Come faremo, Battista, senza di te?


 

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