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UNA PERSONA CHE NON DIMENTICHERÒ
MAI
BATTISTA
ZOTTI
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Istruzione
musicale
Marcello
Abbado
Una
testimonianza degli
amici
di Battista
i
CD di Battista
Avviso

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Ciao,
Battista
(RealAudio)
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Berlingo (Brescia), 4 luglio
1954 – S. Donato (Milano), 24 aprile 1998.
.Una
nota biografica di Francesco Rampichini
23 maggio 1998
Giovanni Battista
Zotti
Giovanni
Battista Zotti visse e studiò a Milano, dove si diplomò in
pianoforte (con il Maestro Alberto Colombo) e in composizione elettronica
(con il Maestro Angelo Paccagnini) presso il Conservatorio cittadino "Giuseppe
Verdi".
Terminati gli studi divenne titolare
di una cattedra di Educazione Musicale nella Scuola Media Statale.
In questo ruolo portò un
contributo ben al di là del suo incarico, tanto che nell'Istituto
in cui operò gli è oggi intitolata l'Aula di Informatica,
allestita grazie al suo attivo interessamento e alla sua competenza in
materia.
Infatti, oltre che pianista, organista,
compositore e didatta, Giovanni Battista Zotti fu un vero pioniere ed esperto
di informatica ben prima che questa divenisse un fenomeno di massa: già
vent'anni fa il suo vecchio Apple Il – usato come campionatore di
suoni – faceva parte del suo strumentario compositivo quanto il pianoforte.
Tenne corsi e seminari di musica
elettronica e informatica nelle sedi più diverse e in scuole di
ogni ordine e grado: in Conservatorio come all'Istituto Europeo di Design,
dove dette una memorabile lezione interdisciplinare sulle "nuove frontiere"
in musica e in architettura.
Più recentemente tenne importanti
corsi per disabili della vista – presso l'Università Bocconi e in
sedi della Regione Lombardia – sull'utilizzo del computer, mezzo di cui
egli aveva immediatamente colto le potenzialità per l'autonomia
e l'emancipazione della persona con handicap.
Questi temi furono spesso oggetto
di battaglie e scelte personali tutt'altro che comode, condotte nel nome
del diritto e della dignità di ognuno.
Il Maestro Giovanni Battista Zotti
è stato tra l'altro il primo non vedente italiano ad avere un sito
web e, soprattutto, ad esserselo creato autonomamente. Ma l'importanza
del suo ruolo culturale e del suo intervento nel sociale si esplicò
in molteplici attività.
Nella seconda metà degli
anni settanta fu protagonista e promotore - insieme a Emilia Fadini e a
pochi altri - dell'ormai storica occupazione del Conservatorio di Milano
e della conseguente apertura serale delle sue aule alla particolarissima
esperienza dei "Corsi Popolari Serali di Musica" (CPSM), nati e sopravvissuti
sino a oggi anche grazie alla sua ferma convinzione della necessità
di avvicinare alla musica – sopperendo alla latitanza dello Stato – gli
adulti estraniati dal circuito elitario del suo apprendimento per ragioni
economiche o anagrafiche.
In questa scuola il Maestro Giovanni
Battista Zotti insegnò composizione, pianoforte, teoria musicale
e musica elettronica senza risparmiarsi (e per un compenso quasi simbolico),
e di essa fu più volte eletto Presidente per la sua rappresentatività,
il suo ruolo storico e la stima incondizionata delle centinaia di associati.
Grande rispetto del suo lavoro e
delle sue doti uniche di intelligenza e professionalità acquisirono
sia il Maestro Marcello Abbado (già direttore del Conservatorio),
sia le molte personalità della musica e della cultura che con lui
entrarono in contatto e strinsero amicizia su solide basi di stima reciproca,
come il Maestro Paolo Arata – maestro alle luci alla Scala di Milano –
o il pittore Paolo Baratella, docente all'Accademia di Belle Arti di Brera,
per il quale Giovanni Battista Zotti creò l'ambientazione sonora
di un'importante esposizione al Palazzo d'Arte Contemporanea di Ferrara.
Ancora, lo conobbero e stimarono,
tra gli altri, personaggi come il compositore Karlheinz Stockhausen o l'editore
Carlo Feltrinelli.
Collaborò alla realizzazione
di vari Lp e pubblicazioni di didattica musicale di piccoli e grandi editori,
fra cui Casa Ricordi.
Nel 1988 produsse Vedere,
cassetta che raccoglie sette sue composizioni originali di musica elettronica,
e fu solo per la poca inclinazione alle attività impreditoriali
che il suo nome non assurse prima agli onori della "grande" cronaca.
Avrebbe cominciato proprio ora,
nella pienezza della sua maturità, a raccogliere i frutti di un
lavoro e di una produzione intellettuale e artistica di primissimo ordine.
Docenti universitari, direttori
di importanti organi di stampa e personalità politiche ne ammirarono
il grande ed unico talento e non di rado vi ricorsero.
Dette molti concerti come pianista
e organista, sia da solista sia in orchestra o in ensemble cameristici,
ebbe centinaia di allievi che Io amarono e impararono da lui il senso e
il piacere della musica, e chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo
ricorda la profondità della sua intelligenza, la vastità
della sua cultura e la disponibilità disinteressata con cui offrì
aiuto e amicizia a chiunque ne avesse bisogno.
Fu soprattutto un uomo senza compromessi,
il cui grandissimo rigore e la cui ferma coerenza nel perseguire e difendere
le proprie idee sono state e saranno di continuo esempio e monito per tutti.
Le sue opere musicali sono un grande
patrimonio in molta parte ancora da scoprire e in via di catalogazione:
opere di musica elettronica, composizioni per coro e orchestra, pagine
di musica strumentale varia.
Parte di queste opere sarà
presto raccolta in un Cd, altre verranno eseguite in prima mondiale assoluta
il prossimo anno da importanti gruppi orchestrali e strumentali, altre
ancora attendono l'occasione di essere studiate e conosciute.
La sua scomparsa è una perdita
gravissima per la musica e per la cultura nel senso più ampio e
alto del termine, e lascia un vuoto incolmabile nella città dove
visse e operò.
A noi, che siamo grati della sua
lezione di vita e della sua arte, resta la ricchezza della sua umanità
e del suo pensiero come guida ed esempio per il tempo a venire.
|
Marcello Abbado,
compositore, pianista, già
Direttore
del Conservatorio G. Verdi di Milano e fratello
del Direttore
d'orchestra Claudio Abbado
nell'apprendere
la notizia della scomparsa
di G. Battista
Zotti ha dichiarato:
In questo momento sono scioccato
e sbigottito...
Giovanni Battista Zotti era un giovane
musicista, sensibile e sempre disponibile a dare tutto di se stesso per
i colleghi e per i giovanissimi, per i ragazzi.
Ho un ricordo molto bello non solo
del musicista ma dell'uomo, della sua in fondo breve esistenza tutta dedicata
alla musica, al bene reciproco di ciò che la musica dà all'uomo
e che l'uomo dà alla musica, e ai giovani attraverso la musica.
Questa è l'immagine di una
persona che mi è sempre stata cara, e in fondo ho il rimpianto di
non essere stato insieme a lui non solo più a lungo, ma più
intensamente, e di non aver avuto la possibilità di manifestargli
l'affetto e la stima che sentivo per lui, se non in momenti sporadici,
che lasciano un grande rimpianto.
(Testimonianza raccolta da Francesco
Rampichini il 28 maggio 1998)
|
«I problemi
dell'istruzione musicale»
.
Intervista
a Giovanni Battista Zotti
di Francesco
Rampichini e Franco Morone
"Speciale Chitarre", n.
2, estate 1988
Lo spazio concesso da questo numero
supplementare ci consente di affrontare il tema delicato e controverso
dell'istruzione musicale, con il quale ogni musicista o aspirante tale
avrà presto o tardi a che fare.
Tratteremo questo argomento in forma
di intervista al Maestro G. Battista Zotti, diplomato in pianoforte e composizione
elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano, didatta, promotore ed
ex presidente dei Corsi Popolari Serali di Musica (CPSM) presso lo stesso
Conservatorio. Dì questa interessante iniziativa ci parlerà
nel corso della conversazione, attraverso la quale abbiamo cercato di toccare
vari aspetti pratici e burocratici per introdurre alcuni dei temi che verranno
sviluppati più dettagliatamente nei prossimi numeri di questa rubrica.
Ed ora, fiato alle trombe e... cercate
le vostre alterazioni!
La prima domanda che
ti pongo è di carattere generale. Ritieni che possa influire sulle
qualità e sulle doti interpretative di uno strumentista il fatto
di avere una buona preparazione a livello tecnico?
Per la pura pratica può essere
secondaria, nel senso che ci sono musicisti, specialmente nell'ambito della
musica di derivazione popolare, che pur non avendo basi teoriche suonano
in maniera istintiva. Questo però gli viene da un'induzione che
di fatto è teorica, anche se culturalmente acquisita. Intendo dire,
uno che suona le danze celtiche può suonane per riproduzione, e
la trasmissione della musica, quindi della cultura, avviene per via orale,
cosa che accade spesso anche per altri generi quali il blues, il rock e
per certi versi anche il jazz. Come dire, io comunico «La cavallina
storna» del Pascoli a pinco pallino il quale la studia a memoria,
poi la insegna a qualcun altro e tutti cantano "La cavallina stoma».
Poi magari gli si cambia un vocabolo, resta salvo il senso, e da un punto
di vista della riproduzione in effetti non sembrerebbe necessaria nemmeno
la conoscenza della musica scritta. Sappiamo tutti come i primi bluesmen
suonassero senza conoscere nemmeno lontanamente la musica.
E per gli odierni professionisti
della musica leggera?
Sai, per uno che fa musica scritta,
diciamo, è necessaria la conoscenza non tanto della teoria (e intendo
la teorizzazione del linguaggio musicale) ma quantomeno di quelli che sono
comunque supporti tecnici, che possono essere l'apprendimento del pentagramma,
o altri metodi di scrittura e quindi di comunicazione della musica già
esistente.
Indubbiamente il concetto
di professionismo è di difficile definizione. Tu sai che dovunque
sorgono centri di preparazione per musicisti che operano nell'ambito della
musica moderna, e queste scuole privilegiano sicuramente la preparazione
tecnica dello strumentista, forse con un occhio di riguardo in meno verso
una preparazione teorica. Cosa ne pensi?
Ogni mercato ha bisogno di riprodursi.
Il mercato della musica leggera produce le scuole per riprodurre se stesso.
Queste, come tutte le scuole, tendono a produrre operatori e professionisti
che siano consoni a questo mercato. Nell'ambito della musica leggera nascono
fior di scuole anche perché la trasmissione orale ora non esiste
quasi più, nel senso che questa funzione viene svolta prevalentemente
dai mass media, ed è chiaro che il musicista professionista risulti
più credibile se ha imparato in una scuola. Io non credo comunque
che chi ha fatto una scuola sia necessariamente un musicista, nemmeno a
livello di conservatorio. E lo credo ancor meno nel caso delle scuole dove
le credenziali tecniche sono considerate di un'importanza al di sopra dei
generi musicali da produrre. Tutti sappiamo che per fare il jazz non è
necessario possedere una tecnica classica, e viceversa, così ci
saranno strumentisti esperti nei riff per chitarra elettrica e non faranno
più di quello, come del resto il musicista classico più della
musica che gli viene insegnata nei conservatori, se non ha una sua voglia
di superare queste barriere, non farà.
Ci sono, a tuo avviso,
sufficienti strutture per l'insegnamento della musica in Italia?
Be', ci sono scuole private, civiche
scuole, ci sono appunto i conservatori, ma c'e anche una forte richiesta
dimostrata dal pullulare di corsi organizzati in ogni città e metropoli.
U problema èche non tutti possono essere qualificanti a livello
tecnico. Io ho avuto allievi provenienti da scuole private o da insegnamento
privato completamente rovinati nell'impostazione dello strumento. Bisogna
vedere come nascono, perché ormai chiunque sappia schiacciare quattro
note su uno strumento produce una scuola.
Al di là del discorso
sulla validità o meno di una scuola, non credi che il sorgere di
tutti questi corsi, privati e non, sia dettata da una carenza a livello
istituzionale?
Questo è sicuro. Quando il Pubblico
non interviene è chiaro che il Privato si sostituisce, se c'è
il mercato. E il pubblico è carente in quanto, a Milano come altrove,
di Pubblico esistono solo i Conservatori e le Civiche scuole.
Quali sono le difficoltà
e i limiti posti a chi voglia iscriversi in un Conservatorio?
Il Conservatorio è una scuola
che produce professionisti della musica. Si dicono Conservatori di Musica
con la emme maiuscola come se altra musica fosse con la emme minuscola,
ma a parte questa disquisizione, i Conservatori, per ragioni in parte vere
e in parte no, fissano dei limiti d'età entro i quali una persona
non potrebbe, a detta loro, diventare un professionista.
Possiamo dire quali sono
questi limiti?
Cambiano a seconda degli strumenti.
Per la chitarra e il pianoforte dovrebbero essere i quindici anni come
massimo limite per essere ammessi dall'inizio. D'altra parte se si sostiene
a vent'anni un esame intermedio, poniamo il quinto di chitarra, si potrebbe
anche essere ammessi, tenuto conto delle valutazioni (media non inferiore
all'otto) e delle disponibilità dei vari istituti. L'alternativa
è quella di sostenere gli esami come privatisti.
E questa è una
cosa che si puà fare anche a novant'anni?
Si può fare, ammesso che ti promuovano...
Cosa significa?
È chiaro che uno a novant'anni
può anche sostenere un esame di diploma, ma dimostrando di avere
le capacità tecniche di un giovane. Non sta scritto da nessuna parte
che non lo possa fare, anche perché la Costituzione Italiana dice
che il diritto allo studio deve essere garantito... Ma il problema non
è l'anziano che magari senza mire professionistiche va a dare gli
esami in Conservatorio, ma il giovane che non può farlo. Il problema
è a valle. Cioè, se tu vieni bocciato all'ammissione nei
Conservatori e a vent'anni decidi di suonare quello strumento e di prendere
un titolo di studio, non lo puoi fare se non da privatista, perché
i Conservatori sono stracarichi di richieste, quindi devono porre questi
filtri interni alla loro struttura. Da questo punto di vista il Conservatorio,
di per sé, non garantisce il diritto allo studio. Senza contare
che dare esami in Conservatorio come privatisti significa andare a prendere
lezioni private da qualcuno che possibilmente operi anche all'interno di
tale scuola, dove, va detto, esistono specie di baronie... Poi ci sono
le scuole Civiche. A Milano per esempio la scuola Civica è nata
in origine come scuola per preparare strumentisti per la Banda Civica,
ora è diventata un Conservatorio. Ma la scuola Civica era più
aperta, per come è nata, anche a fenomeni dilettantistici, dove
per dilettante intendo la persona che si diverte nel suonare lo strumento,
indipendentemente da come suona, anche perché chi stabilisce come
uno suona sono le scuole... E qui ci siamo di nuovo! Ora nei corsi ordinari
la scuola Civica è di fatto un Conservatorio. Poi ci sono i corsi
liberi, dove si studia senza essere vincolati a esami o programmi ministeriali.
Sta di fatto che se una persona vuole dedicarsi, poniamo, all'insegnamento
nelle scuole pubbliche, il suo titolo di studio dev'essere di Stato, quindi
rilasciato dal Conservatorio, dal DAMS, o da un corso universitario di
musicologia come ad esempio quello di Cremona. L'ammissione a questi ultimi
due istituti è vincolata al possesso di un diploma di scuola media
superiore.
Quali possono essere
gli svantaggi di uno strumentista sprovvisto di titoli di studio ufficiali?
Dunque, le orchestre classiche normalmente
cercano diplomati. Quindi se uno vuole entrare, poniamo, nell'orchestra
della RAI deve avere un diploma; questo vale anche per l'orchestra ritmica
della RAI, intendo l'orchestra jazz, poiché la RAI è un ente
di Stato. Nelle band è generalmente richiesta una parte teorica,
che può essere la lettura della musica a un certo livello, poiché
se vengono date parti da suonare, occorre quantomeno saperle leggere. E
chi garantisce questa cosa senza problemi, perché basta un certificato,
è ancora il Conservatorio. Quindi avendo almeno un diploma di corso
inferiore o addirittura medio di strumento, si avranno probabilmente meno
difficoltà ad essere ammessi in orchestre o gruppi a certi livelli.
Il primo passo da fare
in questa direzione qual è?
Abbiamo accennato prima ai limiti di
età per l'ammissione ai Conservatori Entro questi limiti è
possibile sostenere un esame atto a verificare le attitudini del candidato
a frequentare i corsi regolari, cioè il senso del ritmo, il senso
delle altezze, l'intonazione. Ovviamente essendo la domanda superiore all'offerta
anche qui scattano diverse forme di selezione; ad esempio chi già
suona uno strumento sarà avvantaggiato, e così via. Rilerendosi
invece ad un iter di tipo privatistico, il primo passo in assoluto sarà
quello di affrontare l'esame di Teoria e Solfeggio, senza aver superato
il quale non è possibile sostenere alcun esame di strumento.
Com'è strutturato
questo esame?
Vi sono diverse prove, ognuna delle
quali si articola in varie parti nel seguente ordine: 1) dettato melodico;
2) un solfeggio parlato in chiave di SOL, con ritmi irregolari da analizzare;
un brano di autore (Bach, Mozart, Beethoven, Clementi, Chopin) con abbellimenti
da realizzare e segni convenzionali di abbreviazione; 3) un solfeggio parlato
nel setticlavio; 4) un solfeggio cantato in chiave di SOL, nel quale il
candidato indicherà, a richiesta, le modulazioni, le note di passaggio,
di volta, le appoggiature e l'analisi del periodo musicale; 5) un solfeggio
cantato da trasportare non oltre un tono sotto o un tono sopra quello originale.
Oltre a ciò, quesiti di teoria
quali scale di vario genere, tonalità e modalità, intervalli
melodici e armonici, successioni seriali, analisi di accordi, tonalità
omologhe, progressioni, sincopi varie, suoni armonici ecc.
Vi sono particolari problemi
per iscriversi a sessioni d'esame nei Conservatori di Stato?
No. È sufficiente avanzare una
domanda (il modulo si ritira in segreteria) dichiarando da quale maestro
si è stati preparati e presentando i documenti necessari.
Quali vantaggi personali,
oltre a quelli burocratici, possono derivare da ciò ad uno strumentista?
Bene, io sono convinto che conoscere
la musica colta o comunque la musica del passato sia fondamentale, non
tanto per poi riprodurla, come vorrebbe il Conservatorio, ma se non altro
per avere una buona base culturale su cui muoversi. Vaglio dire che il
turnista di sala che non sa chi era Beethoven è un po' come il fotografo
o l'artista visuale moderno che non sa chi era Michelangelo. Quindi è
un dovere della persona, là dove la scuola non arriva, quello di
costruirsi una sua indipendenza culturale. Anche se questo magari non va
a incidere su ciò che questa persona produce. Per parte mia sono
convinto che una buona conoscenza della musica classica, possibilmente
aver fatto degli studi classici, e possibilmente su uno strumento polifonico,
renda in grado di comprendere meglio il significato del linguaggio musicale.
Non basta fare un discorso solo sulla melodia, solo su uno strumento melodico,
né basta pensare di fare quattro fischi e metterci sotto tre accordi,
perché si rischia di riprodurre tre accordi a vita.
In quale maniera può
venir risolta l'evidente carenza istituzionale, al di là delle scuole
private, rispetto all'istruzione musicale?
L'istituzione pubblica è di fatto
latitante, poiché delega ai Conservatori e tollera scuole private
che non sempre adempiono a ciò che dovrebbe essere. Potrebbe rappresentare
una soluzione l'Ente locale che si facesse carico dell'istruzione musicale
di massa potenziando i corsi liberi presso le Civiche scuole là
dove ci sono e mettendo a disposizione spazi e personale nei quartieri
o nei paesi.
Puoi brevemente illustrare
la nascita e il funzionamento dei corsi popolari serali di musica presso
il Conservatorio di Milano?
Quest'iniziativa nasce nel 1977 dagli
studenti del Conservatorio che, preso atto di una diflusa esigenza da parte
di-tutti coloro (studenti di scuole non musicali, lavoratori ecc.) che
per le più diverse ragioni non hanno potuto frequentare il Conservatorio,
hanno dato corso ad un'occupazione di questo, in orario serale, allo scopo
di organizzare corsi alternativi a quelli diurni, di carattere divulgativo.
Attualmente si è costituita un'associazione culturale denominata
CPSM (appunto Corsi Popolari Serali di Musica), la quale gestisce corsi
di teoria musicale, armonia e composizione e di vari strumenti (pianoforte
classico e jazz, chitarra classica e popolare, flauto dritto e traverso,
oboe, ance rinascimentali, violino, violoncello, percussioni, sax, tromba,
trombone nonché danza rinascimentale). Le lezioni sono collettive
tanto per lo strumento quanto per la teoria (il numero massimo di allievi
per classe è di otto), e i costi sono mantenuti molto al di sotto
di quelli della maggior parte delle scuole private. Le lezioni si svolgono
dalle 20 alle 21,30 e dalle 21,30 alle 23. Va tenuto presente che questi
corsi non sono comunque professionalizzanti né si propongono di
preparare a sostenere esami in Conservatorio, pur potendo rappresentare
una valida base e uno stimolo ad approfondire gli argomenti in questione.
Ritieni che questo genere
d'iniziative andrebbe moltiplicato?
Si, dovrebbero essere però le
istituzioni a farsi carico di queste iniziative, cosa che non fanno.
Avete incontrato portfcolari
problemi a costituirvi in associazione culturale?
Bene, abbiamo redatto un atto costitutivo
ai sensi degli articoli 36 e segg. del Codice Civile, nello spirito della
costituzione Repubblicana, nonché uno Statuto composto in 17 articoli
nei quali, oltre alle regole di carattere gestionale e riguardanti le attività
dei soci, è enunciato lo spirito di tale associazione. Vi si legge
che l'associazione non ha scopo di lucro, si regge sull'attività
prestata volontariamente e gratuitamente dai soci promotori e si propone
di offrire strumenti tecnico-culturali atti a promuovere l'educazione musicale
degli adulti e degli strati sociali tradizionalmente estranei ai circuiti
istituzionali della didattica musicale; di sperirnentare metodi didattici
e programmi di studio tecnicamente qualificati e funzionali ad un approccio
non professionistico della pratica musicale, e di favorire l'apprendimento
ed il confronto su pratiche musicali anche non strettamente istituzionali,
privilegiando i momenti di pratica collettiva.
Termina cosi l'intervista al Maestro
Zotti che ringraziamo, augurandoci che abbia potuto contribuire, al di
là delle utili informazioni, ad alimentare la vostra voglia di suonare
sempre di più e sempre meglio. Arrivederci sul prossimo numero! |
24 aprile
1998
Una testimonianza
di alcuni amici di Battista
.
Giovanni Battista
Zotti oggi ci ha lasciato: dopo un breve, doloroso periodo di malattia,
la sua voce si è spenta per sempre. Vogliamo qui parlarne poiché
è stata una persona che, per coloro che gli sono stati amici e anche
per chi ha avuto con lui solo un incontro sporadico, sarà impossibile
dimenticare.
Battista non
vedeva: la cecità è stata la crudele compagna di tutta la
sua vita. Eppure, per chi lo ha potuto conoscere e avvicinare anche brevemente,
ciò che colpiva di più in lui era la capacità di comprendere
con un acume eccezionale anche ciò che con gli occhi non gli era
possibile distinguere o verificare: comprendere le persone che avvicinava,
comprendere gli eventi, le situazioni, ciò che accadeva intorno
a lui e soprattutto, lucidamente, la storia e le vicende politiche e sociali
che hanno interessato e interessano il nostro Paese: a questo proposito,
in più di una occasione il tempo gli ha dato perfettamente ragione:
aveva compreso e interpretato il senso degli avvenimenti, dei comportamenti,
delle dichiarazioni con lungimiranza e con molto anticipo.
Aveva soltanto
24 anni, era studente al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, quando
– con Emilia Fadini e pochi altri compagni – rifletté sul
fatto che le aule di quella scuola, frequentate di giorno ma deserte la
sera, avrebbero potuto essere degnamente utilizzate a fini sociali proprio
durante le ore serali, per insegnare musica a chi, soprattutto per questioni
di ceto di appartenenza e quindi con possibilità economiche limitate,
non aveva potuto, prima, accostarsi a questa arte. Era il 1977 e furono
anni di lotte durissime in molti ambiti e anche al Conservatorio Giuseppe
Verdi: ovviamente, coloro che reggevano le sorti di quella istituzione
non erano sensibili a un discorso di «apertura». Ma quelle
aule furono occupate, giorno e notte – Battista fu tra gli occupanti e
tra coloro che tentarono di trovare un accordo con il Conservatorio –,
e vennero istituiti corsi di musica autogestiti, che tuttora, a distanza
di oltre vent’anni, vivono.
Poi Battista
si diplomò, prima in pianoforte poi in composizione e musica
elettronica: ha insegnato pianoforte, composizione e teoria musicale presso
i Corsi Popolari Serali di Musica fino a quando, lo scorso settembre, è
iniziato il suo calvario che si è concluso il 24 aprile. Oltre a
ciò, dai primi anni Ottanta, insegnava Educazione musicale nella
scuola media dell’obbligo. Inoltre, teneva concerti e si dedicava alla
composizione. Qualcuno ricorda in particolare una mostra di pittura, tenutasi
a Ferrara da Baratella e organizzata da quel Comune: il pittore gli descrisse
i propri dipinti, Battista scrisse le musiche che ne avrebbero costituito
l’«illustrazione sonora»: mai brani furono più
appropriati, talché parve che immagini e commento musicale fossero
nati da una stessa mente e da una stessa emozione. È solo un esempio
emblematico di quali fossero la sua intelligenza, la sua sensibilità,
la sua professionalità.
Un altro suo
grande interesse era l’informatica: aveva compreso subito con entusiasmo
che, per un non vedente, disporre di un computer significava poter leggere
e scrivere agevolmente e rapidamente, poter fare musica e non solo questo:
affrancarsi da condizioni di oggettiva difficoltà quali quelle che
lui stesso viveva. Nel 1983 aveva un computer con il quale scriveva e...
disegnava. Poi continuò ad aggiornarsi: il «calcolatore»
iniziava a diffondersi massicciamente e lui si adeguò ai continui
progressi dei sistemi e dei programmi.
Era stupefacente
il livello di informazione di cui disponeva sempre, anche in campo informatico,
e sapeva trasmettere a chi gli stava attorno i propri interessi e i propri
entusiasmi. Ebbe un sintetizzatore vocale, si collegava a Internet e leggeva
i quotidiani. Compilò una sua pagina web,
primo non vedente in Italia a farlo. Ultimamente aveva anche tenuto corsi
di informatica per non vedenti, cosa che lo rendeva orgoglioso, convinto
com’era che un semplice computer potesse costituire uno dei mezzi più
potenti di emancipazione per un disabile e in particolare per un non vedente:
anche in una pausa della sua degenza ospedaliera di questi ultimi mesi
aveva tenuto lezioni. In questo come in altri campi, amici e allievi erano
prodighi di aiuti e consigli almeno quanto lui era disponibile a offrirne
ad altri.
Giovanni Battista
Zotti, «il Maestro», come spesso veniva chiamato, è
stato un grande insegnante: lo testimoniano centinaia di allievi,
ragazzi e adulti, che da lui, nel corso degli anni, hanno appreso a suonare,
oppure hanno compreso attraverso le sue parole e il suo esempio a conoscere,
capire e amare la musica e a considerarla una insostituibile compagna per
la vita di un essere umano. Ha sempre messo a disposizione di chi lo circondava
le sue conoscenze, la sua rara preparazione, il suo gusto sicuro, le sue
idee.
Era una persona
con una grandissima sensibilità, che sapeva anche celare molto bene,
con immenso pudore e discrezione, i propri sentimenti: tutti noi, suoi
amici e compagni, lo sapevamo e, a nostra volta, resta nel nostro cuore
la certezza che egli abbia compreso fino in fondo quanto gli volessimo
bene, e quale sarebbe stato il vuoto che la sua mancanza avrebbe lasciato
nella vita di tutti e di ciascuno di noi.
Come faremo,
Battista, senza di te?
I
tuoi amici
Alberto
Ganda, Andrea Libretti, Angela Molteni,
Antonella
e Alberto Villa, Attilia e Michele Costabile,
Cesare
Musi, Daniela Poloni, Emilia Fadini,
Fiorenza
e Giancarlo Muti, Francesco Corielli,
Francesco
Rampichini, Giancarlo Bussandri,
Giancarlo
Muti, Giovanni Caloria, Graziella Molteni,
Ilaria
Bonomi, Ilaria e Nicola Saluzzi, Livia Candiani,
Lorenzo
Ruggiero, Lucia e Franco Tosi, Marco Savaresi,
Mariangela
Filiberti, Marilisa e Franco Marchetti,
Massimo
e Matteo Bendinelli, Mino Saccone, Paola Ortenzi,
Paolo
Saladino, Pino Distaso, Renato Calcaterra,
Tito
Occhiobianco, Valentina Linda
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