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INDICE

I primi strumenti
La musica nelle civiltà
del passato
La musica al tempo dei
Greci e dei Romani
Il Medioevo
L'età barocca
La nascita del melodramma
Bach e Händel
Le origini del Classicismo
L'età classico-romantica
La musica nell'Ottocento
La rivoluzione di Beethoven
Il Romanticismo
L'opera in Italia e in Europa
La rivoluzione romantica:
Verdi e Wagner
Il tardo Romanticismo
Il Novecento: la società
e la cultura
L'Impressionismo e il Verismo
La scuola viennese
Il jazz
Altre esperienze musicali e compositori del Novecento
La musica del periodo
più recente
Musica concreta e musica elettronica
 
























 

Una breve, anzi brevissima,
storia della musica


Milioni e milioni di anni fa, quando il nostro pianeta era appena nato e l'Uomo non ne aveva ancora calcato il suolo, già esistevano le voci della natura che riempivano l'aria con i loro molteplici suoni dai timbri diversi. Gli uccelli cantavano all'ombra delle immense foreste; i giorni, le notti si susseguivano con il loro ritmo regolare e continuo; la grande armonia dell'universo governava ogni cosa. La musica, dunque, l'eterna musica della natura, fatta di suoni, ritmi, melodie, armonie e timbri, esisteva già. Poi, dopo una lentissima e costante evoluzione, apparve l'Uomo: la sua unica forza era costituita dall'intelligenza che lo rendeva capace di comprendere l'ordine del mondo in cui viveva e di fabbricarsi i mezzi che gli avrebbero permesso di sopravvivere, ma anche, spesso, di prendere il sopravvento sulle forze ostili che lo circondavano. Egli modellò la propria voce imitando il grido degli animali che voleva attirare nei propri tranelli, studiò il ritmo delle stagioni per comprendere le abitudini degli uccelli migratori, per prevedere lo spuntare dei frutti selvatici, per fortificare i ripari per far fronte alle grandi tempeste, scrutò le leggi che governavano la natura per carpirle quei segreti che gli avrebbero permesso di rendere più agevole e sicura la propria esistenza. Nessuno può dire con certezza quali furono le prime manifestazioni musicali dell'uomo: si possono però fare congetture in base allo studio di popoli primitivi che ancora vivono nella nostra epoca: presso queste popolazioni la prima espressione musicale è il ritmo, che viene espresso con le mani, con i piedi, con i sassi, con gli utensili di lavoro. Il canto che spesso si accompagna a questo ritmo è fatto solamente di brevi sillabe gutturali, di grida inarticolate che sono espressione di sentimenti: gioia, dolore, paura, incitamento eccetera.
I primi strumenti. Non è difficile rintracciare le origini degli strumenti musicali. Dalle grosse conchiglie marine, dalle corna degli animali uccisi, dalle canne vuote nacquero i primi strumenti a fiato. I primi strumenti a corda furono invece gli stessi archi con i quali i cacciatori e i guerrieri scagliavano le loro frecce. Servendosi di tronchi cavi di alberi l'uomo imparò a costruirsi i primi strumenti a percussione. Più tardi l'uomo perfezionò la canna del proprio flauto, rendendola capace di produrre suoni diversi, aggiunse altre corde al proprio arco, creando così le prime arpe e quando imparò a lavorare i metalli si fabbricò le prime trombe. Non più allora gridi gutturali e colpi sordi e indistinti, ma la possibilità di creare vere e proprie melodie e di accompagnarle con suoni sempre più complessi. Questo processo si svolse nel corso di migliaia di anni poiché lungo e faticoso fu il cammino dell'Uomo attraverso le varie epoche che segnarono il suo cammino nella storia delle civiltà..
La musica nelle civiltà del passato. Presso i popoli più antichi la musica veniva utilizzata prevalentemente nell'ambito di cerimonie religiose. In Egitto, per esempio, i sacerdoti si tramandavano musiche sacre per accompagnare riti magici o propiziatori. Gli Egizi cantavano e danzavano accompagnandosi con arpe, flauti, cimbali durante le processioni destinate al culto pubblico. La musica era considerata un dono prezioso degli dei, fonte magica di letizia e di serenità. In Mesopotamia avvenne lo stesso, pur essendosi sviluppato un sistema di scrittura avanzato. La musica ebraica è particolarmente importante per l'influenza che avrà. Gli Ebrei attribuivano al canto un'enorme importanza nel campo spirituale. Sotto il regno di Davide le cerimonie erano imponenti e ad esse prendevano parte migliaia di coristi che accompagnavano il loro canto con gli strumenti musicali che Davide stesso aveva fatto costruire. L'esperienza musicale ebraica, attraverso la produzione di salmi, crea di fatto le basi di quello che diventerà il canto gregoriano. Alcuni documenti dell'antica musica cinese giunti fino a noi permettono di stabilire che, fin dall'antichità più remota, questo popolo impiegò per la sua musica una caratteristica scala di cinque suoni (corrispondenti agli attuali fa sol la do re = scala pentafonica): tali suoni corrispondevano rispettivamente all'imperatore, ai ministri, al popolo, ai servizi pubblici e ai prodotti della terra e del lavoro. I Cinesi costruirono diversi tipi di strumenti: timpani, tamburi, campane, flauti, liuti. Caratteristico è il king formato da pietre sonore fissate a un telaio di legno, percosse mediante martelletti. Gli Indiani coltivarono la musica fin dai tempi più antichi. Ebbero una musica religiosa e una profana destinata ad allietare i banchetti, per accompagnare le danze o le rappresentazioni teatrali. Tra i vari strumenti indiani (tam-tam, flauti, oboi, trombe) tipici sono la vina, caratteristico strumento a corde munito di due casse armoniche formate da zucche vuote e inoltre la ravanastra, il sarangi, il sitar, strumenti ad arco che si possono considerare i progenitori del violino.
La musica al tempo dei Greci e dei Romani. Sull'esperienza delle altre civiltà, soprattutto quella egizia e quella indiana, la viva genialità del popolo greco seppe creare le basi teoriche e pratiche da cui si sviluppò in seguito tutta la musica dei paesi occidentali. In Grecia la musica era considerata uno dei mezzi più efficaci per l'educazione morale e intellettuale dei cittadini e faceva parte perciò dell'insegnamento scolastico. Gli strumenti nazionali con i quali si accompagnavano il canto dei poeti e i cori delle tragedie greche furono: la lyra, formata da un guscio di testuggine che recava alcune corde di budello tese sulla sua cavità, e l'aulòs, una sorta di flauto a doppia canna. Della musica su cui venivano cantate le diverse composizioni ci è giunto pochissimo: fra gli esempi più belli due inni di Delfi risalenti al II secolo a. C. Anche nell'antica Roma la musica ebbe una importante funzione, soprattutto quale accompagnamento nelle feste religiose. I Romani non ebbero uno stile musicale proprio, ma seppero piuttosto adattare, fondere e sviluppare gli stili delle diverse civiltà con le quali venivano a contatto. La musica fu però utilizzata dai Romani per rallegrare riunioni e intrattenimenti familiari, oppure per accompagnare le evoluzioni dei commedianti o per allietare i sontuosi festini dei patrizi. Tipici strumenti romani furono la tuba e la buccina, usati esclusivamente a scopi militari per dare segnali alle truppe, incitarle al combattimento o accompagnare imponenti marce trionfali.
Il Medioevo. Il cristianesimo primitivo, privo di una forte autorità centrale, ispirandosi a elementi musicali di aree diverse (Oriente, Africa, Europa) dà vita a liturgie differenti. Il canto gregoriano, una delle prime e più importanti forme di canto religioso, deriva da quella unificazione liturgica portata a termine dalla Chiesa di Roma dopo il pontificato di Gregorio I. A fine millennio un più vivace clima culturale porta alla nascita di una nuova forma musicale religiosa che sopravviverà per almeno due secoli: il dramma liturgico. Il suo intento principale è far rivivere i momenti più significativi della storia cristiana narrandoli, e successivamente rappresentandoli, in una forma facilmente comprensibile dal popolo. Per circa un millennio il canto gregoriano costituì comunque l'unica espressione musicale degna di rilievo; dopo l'anno Mille venne acquistando importanza anche la musica profana. Nell'intento di arricchire la struttura melodica del canto gregoriano, verso il X secolo, in particolare a Parigi (Scuola di Notre Dame, cosiddetta perché sorta presso la Schola cantorum della cattedrale di Notre Dame, allora in costruzione) e a Limoges (Abbazia di Saint-Martial), si compiono i primi esperimenti che consentiranno di gettare le fondamenta teoriche dalle quali poté svilupparsi la polifonia successiva. È l'inizio di una nuova era musicale caratterizzata da un tipo di canto in cui si sovrappongono più linee melodiche (due o più voci eseguono contemporaneamente differenti melodie formanti un insieme armonico). Accanto alla musica religiosa, come si è accennato, si sviluppa una produzione musicale profana. In Francia, i trovatori al sud e i trovieri al nord, allietano le corti con melodie celebranti l'amor cortese. Lo stesso faranno un po' più tardi in Germania i Minnesänger. Fra le forme più importanti diffuse da trovatori e trovieri si ricordano la chanson in Francia e i Lied in Germania. Sulle basi delle elaborazioni polifoniche della Scuola di Notre Dame, nel secolo XV sorge la Scuola fiamminga da cui trarranno origine i grandi capolavori del Cinquecento. Mentre a Parigi nascono le prime forme polifoniche, in Italia il canto monodico raggiunge una delle sue espressioni più elevate con la lauda, canzone popolare di ispirazione religiosa nata in seno alle comunità religiose dell'Umbria. Nella Firenze del Trecento fioriscono, per opera di valenti musicisti tra i quali primeggia Francesco Landino (1335-1397), le prime forme polifoniche profane: il madrigale, la caccia, la ballata. Nel corso del XIV secolo in Francia e in Italia si afferma l'Ars nova, dal titolo del trattato di Philippe de Vitry Ars nova musicae, in cui la nuova musica viene contrapposta a quella dell'Ars antiqua. Le maggiori novità di questa produzione risiedono nel pieno sviluppo della pratica polifonica, nella grande varietà ritmica, nell'utilizzo delle più recenti e complesse notazioni e soprattutto nel deciso favore riservato alle già citate composizioni profane del madrigale, della caccia e della ballata. In particolare l'Ars nova italiana, a differenza di quella francese, intellettuale e complessa, assume le caratteristiche principali del dolce stil novo, emergendo per semplicità, genuinità e freschezza. Gli inizi del XV secolo vedono la fioritura in Belgio e in Olanda della cosiddetta Scuola fiamminga. Raccogliendo l'eredità dell'Ars nova francese, i maggiori esponenti di questa scuola (tra cui Dufay e Ockeghem) coltivano tecniche polifoniche arricchite dall'utilizzo di un numero sempre crescente di voci e di un elaborato contrappunto.
Letà barocca. Mossi dal desiderio di far rivivere musicalmente l'antica tragedia greca, verso la fine del Cinquecento, a Firenze, un gruppo di letterati e musicisti si riunisce dando vita alla cosiddetta Camerata fiorentina. La Camerata, partendo dallo sviluppo degli intermedi (intermezzi), momenti scenici e coreografici posti all'interno di una rappresentazione teatrale, porta a termine una vera e propria rivoluzione che, contro il polifonismo contappuntistico dell'Ars nova, rivaluta il discorso monodico dando vita al "recitar cantando", linguaggio melodico di chiara e semplice comprensione. Il centro di attrazione dei musicisti si sposta, nel Cinquecento, dalla Francia e dalle Fiandre all'Italia. Le forme della polifonia sacra (messe, mottetti eccetera) toccano in questo secolo un'alta perfezione, ma accanto a esse maturano anche quelle della polifonia profana. Nasce infatti una nuova forma di madrigale, dovuto alla fusione della frottola (canzone d'amore) con la polifonia dei maestri franco-fiamminghi. Il testo, sotto l'influenza dei grandi poeti del Quattrocento e Cinquecento, diventa elegante e raffinato. Il più grande polifonista del Cinquecento fu Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594). Scrisse esclusivamente musica sacra e per sole voci senza accompagnamento strumentale (cori a cappella). Nel Cinquecento, l'organo è il protagonista della nascita della musica strumentale, che ebbe in Girolamo Frescobaldi (1583-1643), compositore di canzoni, toccate, partite eccetera, uno dei più insigni capiscuola..
La nascita del melodramma. La ricerca degli antichi valori classici focalizza l'attenzione di compositori e teorici sulla nuova forma del dramma per musica imperniata sul ripristino, anche scenico, degli schemi dell'antica tragedia greca. Questi drammi, totalmente sostenuti da uno scarso accompagnamento musicale e costruiti sul recitar cantando, sono le radici da cui si svilupperà successivamente il melodramma di Claudio Monteverdi (1567-1643), frutto della ricerca stilistica concentrata su una maggior aderenza della musica al senso del testo. L'avvento dell'ideale barocco, nel XVII secolo, eleva la musica a disciplina eccelsa ponendola al centro di numerosi studi e trasformazioni (prima fra tutti lo sviluppo del melodramma monteverdiano) che conducono non solo alla nascita dell'opera, ma anche alle evoluzioni tecniche operate dalle grandi tradizioni liutistiche di Stradivari, Amati e Guarneri. Il violino, il flauto, l'organo e il clavicembalo sono gli strumenti che dominano la scena musicale del Seicento italiano ed europeo attirando l'attenzione dei maggiori musicisti dell'epoca. È grazie a questa evoluzione tecnico-artistica che il panorama musicale barocco si arricchisce di nuovi generi come l'opera, il concerto, l'oratorio e la cantata. Nel Seicento, dominano la scena Arcangelo Corelli (1653-1713), ritenuto il grande fondatore della moderna tecnica violinistica e Giacomo Carissimi (1605-1674), provetto organista, compositore di numerosi oratori. Tra Seicento e Settecento Antonio Vivaldi (1678-1742), oltre a perfezionare la tecnica violinistica, compose più di cinquecento opere strumentali: le più significative sono i concerti, che hanno il merito di aver posto le basi strutturali del concerto moderno, dando rilievo alla parte solistica e stabilendo la classica divisione in tre tempi (Allegro-Adagio-Allegro). Del primo Settecento è invece Giovan Battista Pergolesi (1710-1736), autore di numerose opere tra cui spiccano lo Stabat Mater e l'intermezzo comico La serva padrona.
Bach e Händel. La vita musicale europea tra Seicento e prima metà del Settecento gravita attorno alle grandi figure di Bach e di Händel, che incarnano splendidamente, sia nel carattere sia nella produzione, l'ideale barocco a cui tutti i compositori del tempo fanno riferimento. Johann Sebastian Bach (1685-1750), organista e clavicembalista di raro valore, è uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. Tra le sue opere più significative: la Messa in si minore, la Passione secondo Matteo, la Passione secondo Giovanni, il Clavicembalo ben temperato, i Concerti brandeburghesi e, inoltre, Corali, Cantate, interi cicli organistici e clavicembalistici. Nell'arte perfetta di Bach confluiscono tutte le esperienze precedenti, fondendosi in modo mirabile: la tradizione polifonica, la monodia, l'armonia, la moderna tonalità. Georg Friedrich Händel (1685-1759), autore di musica da camera e per organo e di melodrammi, è noto soprattutto per uno dei suoi 23 oratori, il celebre Messia.
Le origini del Classicismo. Nel Settecento, Christoph Willibald Gluck (1714-1787) intraprese la riforma del melodramma, spogliandolo di tutto ciò che serviva da pretesto per una pura esibizione di virtuosismo e facendo sì che musica e canto esprimessero invece i sentimenti e la vicenda che si svolgeva sulla scena. A partire della seconda metà del Settecento si assiste a un rinnovamento totale dei valori artistici barocchi che culmina in quello che verrà definito periodo classico. Massimi esponenti di questa nuova corrente musicale, caratterizzata dal trionfo della forma sonata e della moderna sinfonia, sono Haydn e Mozart che più di altri comprendono il bisogno di equilibrio artistico, inteso come supremo ideale compositivo, e la necessità di riconquistare quelle regole fisse spazzate via dagli sconvolgimenti barocchi. Franz Joseph Haydn (1732-1809) organizzò definitivamente la forma sonata: nelle numerose sinfonie, sonate e quartetti vi sono le prime, compiute realizzazioni di questa forma.
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) è considerato il rappresentante più geniale della seconda metà del Settecento e certo una delle maggiori personalità della musica occidentale. Egli ha saputo unificare le esperienze più diverse, dimostrandosi sensibile soprattutto all'influenza della scuola italiana. Pronto ad accogliere i più diversi contributi, Mozart sa assimilarli e rinnovarli in uno stile in cui domina una squisita perfezione, unita a una segreta malinconia che si farà, col tempo, sempre più struggente e drammatica. Mozart ha scritto, nella sua breve vita, moltissime composizioni, dalle opere teatrali (come Nozze di Figaro, Don Giovanni, Flauto magico) alle sinfonie, dalle musiche per danza ai quartetti, dalla musica sacra alle sonate e concerti per pianoforte e per violino. Figure cardine del Classicismo tedesco ed europeo, Mozart e Haydn più dei loro contemporanei seppero cogliere la lezione stilistica del loro tempo. Se Mozart squarcia qualsiasi canone barocco componendo opere estremamente nuove sotto il punto di vista drammatico e tecnico, ad Haydn, più concentrato sulla produzione sacra e sinfonica, va riconosciuto il merito di aver trovato il giusto equilibrio tra riflessione e improvvisazione.
L'età classico-romantica. Con l'avvento del Classicismo e del suo ordine logico, che di fatto aveva escluso dall'opera seria ogni intrusione buffa, il comico deve trovare una propria forma di espressione. Nasce così l'opera buffa, genere musicale destinato a irrompere violentemente nel panorama musicale di fine Settecento. Caratterizzata da storie intricate e personaggi schietti, troverà i suoi più alti rappresentanti in Pergolesi, Paisiello, Cimarosa e più tardi in Gioacchino Rossini (1792-1868). Tra i capolavori di quest'ultimo: Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, La gazza ladra, Cenerentola, L'Italiana in Algeri, Mosè, Il viaggio a Reims. Contrariamente a quanto succede negli altri Paesi europei, in Italia il passaggio fra Classicismo e Romanticismo non avviene in modo secco e definito. Utilizzando melodie arricchite da un'orchestrazione ricca e importante, la musica italiana, cui tutti si ispirano, è la prima a dare libera espressione alle proprie emozioni. Pionieri di questa rivoluzione sono Cherubini, di cui Beethoven riprenderà certi slanci emotivi, e Clementi, che approfondisce in maniera sensazionale le capacità espressive del pianoforte, strumento principale della prossima esplosione romantica.
La musica nell'Ottocento. Nell'Ottocento la musica diviene patrimonio di tutti coloro che per cultura e condizioni economiche sono in grado di accoglierne il messaggio artistico. Il musicista, a sua volta, si libera della sudditanza nei confronti dei munifici signori, e conquista quella libertà che è uno dei segni distintivi dell'arte moderna. Se la musica sinfonica e da camera rimangono patrimonio dei ceti elevati, la musica operistica attira a sé grandi masse popolari. Il melodramma diviene, specie in Italia, la forma di spettacolo più diffusa e più amata. Nell'Ottocento si moltiplicano inoltre i luoghi di divertimento (sale da ballo, café chantant) in cui la musica interviene con le funzioni meno impegnative di divertire e di accompagnare la danza. La musica "leggera" diviene un fenomeno pubblico e commerciale, che avrà ancor più rilevanza nel Novecento, anche per la progressiva funzione che assumeranno nel secolo XX la radio e la televisione. Né vanno dimenticate altre fondamentali occasioni di vita musicale: la lotta politica, la guerra e sul finire dell'Ottocento anche la protesta sociale e l'organizzazione delle masse lavoratrici. Le esperienze che si determineranno in questi ambiti daranno vita a significativi eventi musicali.
La rivoluzione di Beethoven. L'impulso romantico, che si era già timidamente affacciato alla ribalta musicale italiana nel XVIII secolo, trova realizzazione completa nella produzione sinfonica di Ludwig van Beethoven (1770-1827). Erede del classicismo viennese di Haydn e Mozart, egli è allo stesso tempo l'interprete appassionato di un'epoca di cambiamenti e di tensioni. I due motivi fondamentali che Beethoven esprime nella sua musica sono il dolore della vita e la tensione eroica intesa a superarlo. Di qui l'aspetto drammatico che si riscontra in tante sue composizioni, e che si manifesta tipicamente nella nuova concezione della forma sonata, caratterizzata da un forte contrasto fra i due temi sui quali essa si va sviluppando. Le innovazioni beethoveniane, non solo tecniche ma anche stilistiche, concludono e completano un'evoluzione che vede la musica, nella fattispecie la sinfonia, diventare l'espressione più elevata di un rapporto, quello fra musicista e uomo, ricco di contrasti e armonie. Fra le opere principali di Ludwig van Beethoven vanno ricordate le nove sinfonie, le sonate per pianoforte, i concerti per pianoforte e orchestra, i quartetti, la Missa Solemnis, l'opera lirica Fidelio.
Il Romanticismo. Con Beethoven termina l'età classica, e si apre un nuovo periodo dell'arte musicale, che partecipa agli ideali e allo spirito del Romanticismo. Il Romanticismo strumentale si sviluppa soprattutto nei paesi germanici, sia per la particolare intensità che in essi assume la cultura romantica, sia per la presenza di una eredità assai più forte, nell'ambito sinfonico-cameristico, di quella che si riscontra in Paesi latini come l'Italia, ove è invece il melodramma a primeggiare. Si ricordano alcuni compositori di questo periodo: Franz Schubert (1797-1828), autore di bellissimi Lieder, di sonate e brani per pianoforte (Improvvisi, Momenti musicali), di nove sinfonie, tra cui spiccano la Quarta (Tragica) e la Nona (Incompiuta); Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847). Tra le sue composizioni più celebri, le poetiche Romanze senza parole per pianoforte, il Sogno di una notte di mezza estate, il Concerto in mi minore per violino e orchestra; Robert Schumann (1810-1856). Tra le sue opere, molti pezzi pianistici, quattro sinfonie, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra; Niccolò Paganini (1782-1840), considerato il più grande violinista di tutti i tempi. Tra le sue composizioni: i Capricci e il Concerto n. 1 in re maggiore per violino e orchestra; Fryderyk Chopin (1810-1849). Ricca di fantasia melodica e di originalità armonica e costruttiva, la sua musica ha dato un contributo essenziale all'affermazione del pianoforte quale strumento di espressione poetica; Franz Liszt (1811-1886). Ha dato un importante contributo allo sviluppo tecnico del pianoforte. Sono note le sue Rapsodie ungheresi, il Mephisto valzer e gli Studi trascendentali (per pianoforte). Ha composto anche poemi sinfonici come Orfeo, Mazeppa e Tasso; Hector Berlioz (1803-1869) si dedicò prevalentemente al genere sinfonico e diede un grande impulso allo sviluppo dell'orchestra, di cui valorizzò timbri ed effetti, portandola talora a proporzioni gigantesche. Tra le sue opere: Sinfonia fantastica, La dannazione di Faust, il Carnevale romano; Johannes Brahms (1833-1897) fu per alcuni anni allievo di Schumann. Rimase ancorato tenacemente agli schemi severi della tradizione classica. Scrisse prevalentemente musica sinfonica e da camera, tra cui: quattro sinfonie, l'Ouverture tragica, le Danze ungheresi, i due Concerti per pianoforte e orchestra, il Concerto per violino e orchestra, lo splendido Requiem tedesco; Pëtr Ilic Cajkovskij (1840-1893), uno dei più grandi compositori di musica strumentale dell'Ottocento. È celebre la sua Sesta sinfonia (Patetica). Ma oltre alle sei sinfonie lasciò numerose composizioni: concerti per pianoforte e orchestra, balletti (Lo Schiaccianoci, Il lago dei cigni, Giulietta e Romeo), opere (La dama di picche); Gustav Mahler (1860-1911), compose musica sinfonica (dieci sinfonie) e numerosi Lieder. La sua opera fu feconda di stimoli decisivi per Berg e Webern e, in minor misura, per Schönberg. Grande direttore d'orchestra, ebbe una fama mondiale straordinaria.
L'opera in Italia e in Europa. In Italia (paese privo di una vera e propria tradizione sinfonica) i compositori trovano nell'opera il genere a loro più confacente per dar sfogo alla grande passione, nota caratteristica del Romanticismo. La drammaticità della musica e l'immediatezza del testo, attraverso il racconto di vicende sempre più esasperate, determinano la fortuna del melodramma italiano che troverà in Gaetano Donizetti (1797-1848), Vincenzo Bellini (1801-1835) e Giuseppe Verdi (1813-1901) i suoi massimi esponenti. In Francia, il melodramma avrà il suo massimo esponente in Georges Bizet (1838-1875) che con il suo capolavoro, Carmen, precorrerà di mezzo secolo la nascita dell'opera verista, imperniata su fatti e situazioni della vita quotidiana (e di cui gli autori più noti saranno Giacomo Puccini, Ruggero Leoncavallo, Pietro Mascagni). Il più grande compositore russo dell'Ottocento è Modest Musorgskij (1839-1881). La sua musica è spontanea e profondamente realistica; le sue pagine più belle sono quelle ispirate dalla tenerezza e dalla pietà per gli umili e i sofferenti. Tra le sue opere: Kovancina, Una notte sul Monte Calvo, Quadri di un'esposizione. Il suo capolavoro è l'opera in quattro atti Boris Godunov, divenuta celebre dopo la sua morte.
La rivoluzione romantica: Verdi e Wagner. Verso la seconda metà dell'Ottocento, la corrente romantica si assesta attorno a valori ben delineati che ritrovano piena applicazione nell'opera di Giuseppe Verdi e di Richard Wagner (1813-1883). Il primo, muovendosi all'interno della tradizione, affida alla musica il compito di evidenziare i sentimenti dei protagonisti delle sue opere, ispirate a soggetti diversi per epoca e ambiente. Il secondo invece, nella duplice veste di compositore e librettista, procede a un completo rinnovamento dell'opera ispirandosi a soggetti del Medioevo tedesco, letti in chiave nazionalista.
Il tardo Romanticismo. Con l'ascesa della borghesia, che caratterizza tutto il XIX secolo, la musica finisce per assumere una valenza più ricreativa che culturale. Soprattutto a Vienna dove, quasi a compensare il tangibile declino politico e sociale del paese, nascono le spensierate distrazioni dell'operetta e del valzer. Nello stesso periodo in Russia compositori quali Balakirev, Cui, Borodin, il già citato Musorgskij e Rimskij-Korsakov (il cosiddetto "Gruppo dei Cinque") fondano una scuola musicale nazionale con cui si conclude il processo di assimilazione della cultura occidentale iniziato in pieno periodo romantico.
Il Novecento: la società e la cultura. Il Novecento si apre con una generale crisi dei valori ottocenteschi. L'idea di nazione è degenerata nel nazionalismo, la libera iniziativa economica nell'imperialismo; l'industria ha fatto passi da gigante, ma le masse operaie reclamano maggiore giustizia. Si genera così una tensione violenta tra proletariato e borghesia capitalistica. La rivoluzione proletaria in Russia, due guerre mondiali, le dittature fascista e nazista, la guerra civile di Spagna sono le eloquenti testimonianze del travaglio di un'epoca tesa e instabile. Negli ultimi decenni si è assistito a una profonda trasformazione della società, nella quale un ruolo sempre maggiore sono andati assumendo presunti valori come quello del benessere e del consumo. Motivi di incertezza si sono sommati ad altri preesistenti, rendendo sempre più problematica l'immagine del futuro. Tutto ciò si è riflesso nella ricerca culturale ed artistica, che è stata sollecitata sia dalla necessità di rinnovarsi nei confronti dell'eredità ottocentesca, sia dal bisogno di aderire a una realtà sempre più difficile e mutevole. Ma i radicali cambiamenti delle pratiche artistiche hanno generato interrogativi ulteriori: quello, per esempio, della funzione dell'artista in una società che tende in molti casi a rifiutarlo, preferendo le più accessibili ed evasive proposte culturali dei massmedia (come, per esempio, la televisione). Per quanto riguarda in particolare la musica, con l'avvento del disco si crea una nuova situazione d'uso: quella che pone di fatto l'ascoltatore in una dimensione di isolamento. La nostra epoca è caratterizzata anche dall'esplosione della musica leggera, del pop, del rock, che sono divenuti il sottofondo costante della nostra esistenza quotidiana. Importantissimo per la storia della musica è l'avvento del cinema, della radio e della televisione, che determinano nuovi usi del linguaggio sonoro, in fusioni di immagini-parlato-suoni che promuovono modi diversi di percepire e ascoltare la musica.
L'Impressionismo e il Verismo. La Francia di fine secolo si mostra estremamente ricettiva nei confronti delle nuove correnti musicali assorbendo le esperienze stilistiche provenienti dagli altri paesi europei e dalla scuola russa. Da questa straordinaria mescolanza di idee nasce lo stile impressionista che, caratterizzato da un raffinato colorismo orchestrale e da originali impasti sonori in grado di descrivere sensazioni emotive immediate, avrà come principali esponenti Claude Debussy (1862-1918) e Maurice Ravel (1875-1937). In Italia l'attualità del Verismo letterario di Verga e Capuana non manca di esercitare una profonda influenza nell'ambiente musicale. Stanchi dell'irrealtà romantica, compositori come Puccini, Mascagni e Leoncavallo, ai quali si è già fatto cenno, scelgono libretti che raccontino storie più vicine alla realtà di tutti i giorni, utilizzando melodie descrittive e "orecchiabili", di semplice comprensione.
La Scuola viennese. Anche in musica, come nelle altre manifestazioni artistiche, la nascita del nuovo secolo è caratterizzata da un generale desiderio di rinnovamento che trova in Alban Berg (1885-1935), Anton von Webern (1883-1945) e Arnold Schönberg (1874-1951) i pionieri di nuovissime tecniche espressive. In particolare, Schönberg riesce a elaborare un sistema musicale totalmente nuovo (la dodecafonia) basato sull'utilizzo dei dodici suoni della scala cromatica ordinati in una specifica successione chiamata serie.
Il jazz. Le origini del jazz vanno ricercate nel cuore dell'Africa, nei villaggi delle foreste equatoriali. Le tribù si ritrovavano intorno al fuoco dopo una caccia, una battaglia o un qualsiasi altro evento, e davano libero sfogo alle loro sensazioni con danze e canti al ritmo frenetico dei tamburi. Quando, nel Settecento e nell'Ottocento, dilagò il commercio dei neri, le popolazioni africane vennero trasferite con viaggi disumani negli Stati americani del Sud e impiegati come schiavi nelle piantagioni di cotone e nella costruzione di strade ferrate. Coloro che sopravvissero al trauma del viaggio e del distacco dalla loro terra si ritrovarono in luoghi sconosciuti, sfruttati, analfabeti, privi di ogni mezzo di sostentamento. Fu in questa condizione di profonda sofferenza umana che la nostalgia della perduta libertà si riversò nei canti e nei ritmi della terra natale. Il jazz divenne popolare all'inizio del Novecento a New Orleans, città della Louisiana sul fiume Mississippi, e si ispirò appunto ai canti di lavoro (work songs) delle piantagioni di cotone, agli spirituals (canti religiosi), ai blues (canti accorati e nostalgici) e al ragtime (una vivace musica popolare). Le prime bands, formate da una sezione melodica (cornetta, clarinetto, trombone) e da una sezione ritmica (banjo, chitarra, bassotuba), improvvisavano a orecchio e si esibivano in parate stradali in occasione di matrimoni e funerali. Questo era lo stile hot, ossia il jazz improvvisato. La musica jazz andò progressivamente affermandosi; risalgono al 1913 le prime incisioni di dischi. Verso gli anni Venti il jazz si "trasferì" a Chicago: qui, negli anni Trenta, nacque il boogie-woogie. E qui nacquero anche le grandi orchestre jazz nelle quali si distinguevano per la sezione ritmica il pianoforte, il banjo, la chitarra, il contrabbasso e la batteria; per quella melodica i sassofoni, le trombe, i tromboni, i clarinetti. Emersero i maggiori solisti jazz: Bessie Smith, grande interprete di blues, Louis Armstrong, cornettista-trombettista, Sidney Bechet, clarinettista-sassofonista, il pianista Duke Ellington. Negli anni Trenta predominò un nuovo genere, lo swing, caratterizzato da anticipazioni e ritardi nel ritmo. Nell'era dello swing si costituirono le orchestre per la musica da ballo. La cantante Ella Fitzgerald fu la voce più popolare dello swing, e Benny Goodman divenne il "re dello swing". L'orchestra di Glenn Miller portò il jazz a livello di piacevole consumo e la musica leggera di tutto il mondo assunse il ritmo del jazz. Negli anni Quaranta, con la terribile esperienza bellica, vi fu negli Stati Uniti una nuova presa di coscienza della popolazione nera, e sorse il genere be-bop, un linguaggio musicale di protesta: i massimi rappresentanti di questo periodo furono il sassofonista Charlie Parker e il trombettista Dizzy Gillespie. Con la fine degli anni Quaranta si distinse per potenza ritmica e sonora l'orchestra del vibrafonista Lionel Hampton. Nel primo dopoguerra si impose il cool jazz; con un ritmo più pacato, negli anni Cinquanta, l'hard bop, con sonorità accese e ritmi accentuati, che trovò la sua voce nella tromba di Miles Davis. Alla fine degli anni Cinquanta, negli Usa, vi è una nuova coscienza politica tra la popolazione nero-americana e i problemi razziali sono molto sentiti. Nasce il free jazz (jazz libero) a opera principalmente di Ornette Coleman, dove "libero" significa la volontà di liberarsi delle esperienze jazzistiche precedenti e affermare una cultura nera indipendente dalla cultura bianca; è caratterizzato dalla musica di Max Roach, batterista, e da quella di Charles Mingus, contrabbassista e compositore. Dagli anni Settanta il jazz subisce le influenze del rock e delle nuove tecniche elettroniche.
Altre esperienze musicali e compositori del Novecento. Nella seconda metà del XIX secolo l'assestamento di valori e ideali nazionali negli Stati Uniti stimola la produzione di una musica interamente americana. Nasce così un nuovo genere musicale che, influenzato da tutte le forme nelle quali si era sviluppata la musica jazz, troverà la sua piena espressione nel musical del Novecento. Tra i compositori statunitensi più popolari del XX secolo vi è certamente George Gershwin (1898-1937), autore di concerti, musical, e dell'opera Porgy and Bess, divenuta in seguito un "classico" nel suo genere. Igor Stravinskij (1882-1971) è probabilmente il musicista più noto del XX secolo. Egli volle bandire dalla musica qualsiasi significato espressivo, sostenendo che essa altro non è che il prodotto di una pura azione costruttiva, del tutto simile a quella di un artigiano. Nelle proprie composizioni, Stravinskij ha valorizzato soprattutto l'elemento ritmico; la melodia è spezzata, contorta, spesso grottesca e beffarda. Tra le sue opere: i balletti l'Uccello di fuoco e Petroucka; la Sagra della Primavera. Sergej Prokof'ev (1891-1953) riteneva che la musica dovesse avere un'autentica funzione sociale. Tra le sue composizioni più popolari: Sinfonia classica, L'amore delle tre melarance, Pierino e il lupo, il poema sinfonico Aleksandr Nevskij, Romeo e Giulietta (balletto). Paul Hindemith (1895-1963) si è rifatto nelle proprie composizioni al grande insegnamento di Bach, mentre Béla Bartók (1881-1945) si è ispirato ai modi e ai ritmi della musica popolare ungherese. Reazioni contrarie ai sistemi ottocenteschi si manifestano nel ritorno a musiche di età barocca: è questa la linea seguita da compositori italiani come Ildebrando Pizzetti (1880-1968), Ottorino Respighi (1879-1936), Gianfrancesco Malipiero (1882-1973).
La musica del periodo più recente. La molteplicità delle proposte della musica contemporanea rende difficile darne in breve un'idea precisa. Alcune tendenze possono comunque essere così tratteggiate: a) musica seriale: si riallaccia alla dodecafonia: così come, in una serie dodecafonica, non si debbono ripetere i suoni, in queste ricerche si punta alla continua variazione della dinamica, dell'intensità, del timbro, del ritmo. In questa direzione hanno lavorato e lavorano alcuni compositori: il tedesco Karlheinz Stockhausen, il francese Pierre Boulez, il belga Henri Pousser e, in parte, l'italiano Luciano Berio; b) musica aleatoria: il compositore usa una notazione volutamente generica o imprecisa o indica linee e diagrammi ("gesti" sonori) che l'esecutore ha libertà di eseguire come meglio crede. Rappresentanti di questa tendenza sono l'americano John Cage, l'argentino Mauricio Kagel e, in alcuni casi, l'italiano Silvano Bussotti; c) altri musicisti, come l'italiano Luigi Nono, l'ungherese György Ligeti o il polacco Krzystof Penderecki si propongono di conservare un rapporto con il pubblico e di mantenere un contenuto espressivo alla musica.
Musica concreta e musica elettronica. Comune a molte delle esperienze appena citate è l'uso di strumentazioni elettroniche. Questa tendenza è iniziata con la musica concreta. I musicisti che si dedicano a questo "genere" si propongono di utilizzare suoni di varia natura, tratti dalla realtà ambientale e da oggetti vari, incidendoli su un supporto magnetico e quindi elaborandoli attraverso tecniche varie (cambiamento di velocità, inversione del senso di rotazione e così via). I rumori così ottenuti vengono poi montati, con risultati spesso di particolare efficacia. La musica propriamente elettronica si serve di suoni prodotti da apparecchiature quali sintetizzatori, registratori, macchine per la trasformazione del suono, filtri, mixer eccetera. Programmi appropriati consentono inoltre di produrre musica elettronica anche servendosi del computer. Si possono ottenere in questo modo impasti timbrici e atmosfere sonore straordinari, assolutamente non riproducibili con un'orchestra tradizionale. Al di là degli usi sperimentali, la musica elettronica ha largo impiego attualmente nelle colonne sonore cinematografiche e televisive, rivelando in tali utilizzazioni una grande efficacia.
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