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DELLE MIE
POESIE
Ostia
Un attimo
Stupenda
ottusità
Visioni
Ostilità...
Amicizia
New
York
Incorporeità
Lotta,
ti dico
Nessuno
Al
Maestro
Orizzonte
Alba
Dimmi,
ora...
Chiederò
Nel
vento
Sei
qui
LETTERATURA
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Amicizia
Ho un affetto più grande
di qualsiasi amore
che rende pallidi gli amori presenti,
diluisce e scolora
le memorie di ieri... Per quel delicato
amico
lontano, provo un tale sentimento
profondo, tenero,
struggente, quale solamente un piccolo
essere
fragile, appena venuto alla luce,
potrebbe ispirare.
Custodisco, coltivo per lui nell’animo
un affetto immenso, così
come potrei amorevolmente
coltivare fresie multicolori e iris
e
violette e candide gardenie per
profumare le sue
ore solitarie: con la mente, già
curo quei fiori, sul
davanzale della sua finestra, luminosa
come il suo
carezzevole, tenero sguardo enigmatico
ma sereno.
Il Sole, la Fossa delle Marianne,
la vetta più
alta tra i puri monti innevati,
inviolati, sono miseri
spettacoli a confronto della gioia
profonda che
mi danno il suo saluto, le sue parole
gentili,
intelligenti, benevole, carezzevoli.
Vi è il piacere di
riuscire a essergli utile, per rallegrarmi
della gratificazione
che ne ricevo; l’orgogliosa soddisfazione
di scoprire
affinità, di offrire e ricevere
stima, disinteresse,
schiettezza; di godere dell’arguzia,
dell’allegria
del suo spirito, di entusiasmarmi
per i suoi
successi, di bagnare di lacrime
il mio cuscino per
i dispiaceri che prova. Sei un amico
lontano,
ma a cui parlo frequentemente, di
sogni fantastici
naturalmente: «Vuoi che per
te catturi una
cometa? che raggiunga il centro
della Terra
per portarti la segreta materia vitale
che vi si cela?
che scali le Tre Cime per appuntarti
sul petto una
stella alpina? che altro? Sono qui».
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New
York
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Ecco,
è il momento. Ti lascio per sempre
città dai mille strepiti.
Urla, senza
ambulanza – senza assicurazione
– un vecchio
nero malato e ubriaco. Urlano, senza
ritegno, angoscianti sirene dei
firemen, del pronto soccorso,
della polizia.
Che significato ha lo splendore delle
tue notti,
che significato ha la ricchezza
del tuo
manto fasullo, trapunto inutilmente
di luci multicolori? A Times Square,
più brillante che mai, sotto
i posters
giganteschi, vi è anche atroce
miseria.
È giovane, è vecchio
quell’uomo
nero che dorme su una panchina
del Brooklyn Bridge. E anche
quello che giace su un lurido cartone
sotto la sopraelevata dell’East
River.
Nere come scheletri affumicati appaiono
le scale sulle facciate di case nere
– fuliggine, smog di un intero secolo.
Nei sobborghi, uomini dalle scarse
speranze trascinano passi dolenti,
mentre Wall Street è annerita
dagli abiti dei bianchi sacerdoti
del dollaro che comanda il mondo.
Harlem ha colore rosso, come
le ferite della sua gente, o tinte
sgargianti, come i pennelli di Andrew
che dipinge murales di protesta
e il viso
di Martin Luther King sulla saracinesca
di uno store abbandonato.
Salgono
imponenti scalinate milioni
di turisti ignari, con baedeker
in mano;
senza riflettere consumano indifferentemente
opere d’arte nei musei,
jeans
di Macy’s,
pasti cinesi o vietnamiti,
souvenirs
– Liberty Statues miniaturizzate,
teste di gesso
di pellerossa massacrati in nome
di una nuova inciviltà. Ridono,
scherzano,
si divertono... Non pensano? Che
mondo
è mai questo, in cui l’uomo,
per se stesso,
non è al centro dell’universo?
Ho respirato indifferenza e disprezzo
di un potere che tutto stritola,
che impone le sue leggi. Come all’alba
del mondo, sopravvive il più
forte. Troppi soccombenti. Vedo,
la sera, afroamericani e cileni,
messicani e indiani, esausti
per la fatica di essere uomini;
hanno
appesi alle spalle grossi fagotti:
le
mercanzie. Hanno rimediato, forse,
una pizza per la famiglia. Eppure,
cantano. Solo loro ho sentito
.
cantare, e ho visto ridere, in compagnia,
in circolo. E ho risposto al loro
saluto, fatto
con il palmo bianco della mano sventolante.
La middle class non ride e
non canta:
visi compunti, occhiate preoccupate.
L’alta
borghesia, vestita di scuro e con
ricercata, ridicola eleganza, esce
dagli scintillanti residence
dai portieri gallonati, la sera,
per la cena raffinata, il teatro,
il locale esclusivo dalle pareti
fredde,
di cristallo. Una limousine
europea
attende, al termine della passatoia.
No. A New York non sono omologati.
Forse per questo Lui ha amato
questa città. Ma a che serve
vivere
una divisione tanto lacerante, rigida
in classi sociali che genera il
nulla?
Che non conduce cioè, in modo
fisiologico, naturale, a tentare,
almeno,
di riscattare se stessi, cittadini,
figliastri, insieme, con forza intelligente,
da ingiustizie e diseguaglianze?
Di lottare, neppure un sentimento...
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Incorporeità
Puoi conoscere, se lo vuoi,
la dolcezza di riscoprire talvolta
che
sul rissoso pianeta
esiste gentilezza e amore, bontà
e
gentilezza. E ancora: puoi gioire
d’esser
sincero e perciò indifeso.
Se lo vuoi,
puoi non temere un mondo di egoismi,
avido, volgare. O proporti, a chi
esausto
ti incontra su un sentiero nel deserto,
di dissetarlo. Non so
chi sei davvero, ora, né
domani
voglio saperlo. Come in un incantesimo
di luce intensa ti ho immaginato,
compreso, amato. Nessuno può
sapere
se la magia ha un tramonto. Un giorno
verrò da te, mi riconoscerai
dagli
occhi: avranno l’iridescenza
della murena; avranno l’orgoglio
di un lampo tra nuvole grigie. Verrò
da te
per cogliere per un attimo il tuo
sorriso
.
vero. E allora, solo allora, scopriremo
di non doverci nulla... fuorché
un’emozione.
Una solitaria primula sarà
un intero universo,
quando, di nuovo, ritornerà
primavera.
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Lotta,
ti dico
Sorridi, ti dico. Sorridi al futuro
che attende,
ancora non sai se a braccia aperte.
Sorridi anche
nel dolore, nella malinconia; riprendi
il cammino...
Sorridi alle offese, perdona le
infamie di cuori crudeli.
Indìgnati, dico. Indìgnati
per l'uomo
che affama ed umilia con cuore di
gelida pietra
altri esseri umani. Indìgnati
per chi è calpestato.
Urla con animo grande proteste e
condanne.
Scrivi, ti dico. Scrivi l'enorme
ricchezza
che hai dentro, perché il
mondo intero
possa goderne. Scrivi i tuoi pensieri,
le tue intransigenze, le tue speranze,
le tue utopie,
i
tuoi sogni, i tuoi palpiti, le tue carezze,
i tuoi entusiasmi, i tuoi furori,
i tuoi amori.
Scrivi e colpisci con la tua scrittura
gli ignobili ingiusti, le odiate
ed ipocrite voci.
Ama, ancora ti dico. Ama tutti e
ciascuno
tra coloro che nessun altro ama
e rispetta.
Ama i silenzi, i profumi, l'aria,
le nuvole, i fiori.
Ama l'amore, gli amori.
Ama la neve se resta, morbida coltre,
a proteggere i raccolti delle stagioni
future; per amore,
libera la terra da quella neve che
può trasformarsi
in mortale, gelida morsa. Ama il
viandante
e asciugalo, sfamalo. Rendigli meno
pesante il mantello.
Posa una mano sulla sua spalla. Confortalo.
Consolalo per le sue, per le tue
sofferenze
e per le membra esauste: possa dolcemente
posarle
sulla madre terra quando la sua
candela si spegnerà.
Lotta, infine, ti dico. Lotta anche
per chi,
stanco di sconfitte, non sa più
lottare.
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Nessuno…
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Freddo e vuoto nell'aria.
Su tutto, immanente, grigio-nero,
abisso
di estraneità, il chiaro
di luna.
Luna infelice, speranza vana,
inutile affanno, patetica voce silenziosa
nelle tenebre di un'anima.
E' come l'assenza definitiva
di chi era tutto quanto l'anima
aveva,
ed era... nessuno.
Tutto dipende da ciò che non
esiste?
Nulla mi parla. Nulla mi appartiene.
Nulla mi spiega...
E su tutto quel nulla, la luna lucente
lontana
versa la sua ombra gelida.
Se ascolto, non odo il tuo passo...
La morte è una casuale curva
della strada.
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....
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