INDICE
DELLE MIE
POESIE
Ostia
Un
attimo
Stupenda
ottusità
Visioni
Ostilità...
Amicizia
New
York
Incorporeità
Lotta,
ti dico
Nessuno
Al
Maestro
Orizzonte
Alba
Dimmi,
ora...
Chiederò
Nel
vento
Sei
qui
LETTERATURA
VEDI ANCHE

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.
Ostia
.
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Come
un partigiano
morto
prima del maggio del '45
comincerò
piano piano a decompormi,
nella
luce straziante di quel mare,
poeta
e cittadino dimenticato.
.
Pier
Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, VII
|
Un
pianto senza lacrime, un urlo muto,
un cuore rattrappito dalla percezione
della morte.
Sono arrivata anch'io fino a te,
Pier Paolo, quasi
stupita di potere ancora respirare,
pensare, vivere.
Un'onda si frange sulla spiaggia.
Di continuo la vita
ha inizio in quel vicino mare senza
suoni;
solo la spuma bianca canta la tua
gentilezza.
E tu sei qui, presente, in questo
tremendo luogo
melmoso, umido, dall'erba ancora
verde, molle
per il pianto di un cielo privo
di colori,
senza piccole lucciole né
grandi stelle cadenti
che riscaldino le tue insultate
membra.
Da questa palude, da questi immondi
rifiuti,
da questa sperduta strada, da questo
nulla
giungo ai tuoi piedi, mi accosto
al cemento
degradato, corroso, simbolo dell'oblio,
ultimo visibile oltraggio alle tue
civili sofferenze.
Ho terrore di ogni mio respiro,
dinanzi a te
dimenticato e spoglio; ho timore
di un
atto d'amore che nessuno intende,
né può capire... Solo
la giovinezza enormemente
giovane del compagno che è
qui, il suo cuore puro
tremano, comprendono; in perfetta
sintonia sono i pensieri
di due poveri esseri smarriti, ora,
davanti al ricordo,
alla irreparabile perdita. Non piangere:
mai scorderemo
con i nostri forti pensieri l'opera
tua, il tuo sorriso;
ti canteremo senza sosta con voci
umili e costanti;
tutti gli uomini del mondo dovranno
conoscere la tua
grandezza di calpestato e odiato,
di perseguitato e deriso.
Siamo qui per dare e avere conforto,
perché tu ci indichi la strada
difficile e tortuosa. Tu, morto
disadorno, cammina al nostro fianco,
prendici per mano, procediamo con
passo uniforme, leggero.
La tua passione e il lampo delle
nostre vite non sono che brividi.
.
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Un
attimo
Fu solo un attimo
quello in cui posai la mano
sulla tua mano aperta.
Soccorrevi col gesto
un incerto tragitto.
Solo un momento,
quasi un caso.
Oggi, nel cuore,
ho ancor viva memoria
di ciò che accadde
nell'animo, nelle viscere,
in quell'istante
breve come un sospiro,
eppur sempre presente.
Ora la mano,
che tendo in sogno,
conserva solo impronta
della tua. E nell'animo mio
– cristallo appannato
da un tuo respiro –
riscrive il tuo nome.
Nulla, nessuno, mai
può ricreare l'incanto
di un'emozione irripetibile.
Vivessi tre secoli,
bella come una dea,
o più amata tra le amate,
mai più riavrò neppure
l'ombra
sbiadita di una tale magìa.
Quello fu il momento
in cui, silenziosamente,
da uno sguardo,
e in un contatto etereo,
intesi un pensiero d'amore.
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Stupenda
ottusità
(da un verso
di Pier Paolo Pasolini)
.
. «Occhi
sicuri, labbra morbide da accarezzare,
pensieri profondi di un bimbo
corrucciato, con alti zigomi rosati
e riccioli fluenti, al tatto calda
seta.
Mille volte più uomo degli
uomini, sorridi
in questa tua primavera che incanta!
Con un dolore severo che brucia
il tuo indifeso
petto di bambino per un amore strappato
a forza da un dio crudele, impietoso,
brutale.
Con un cuore grande, un animo gentile
in cui trovano asilo
i diseredati della terra. Per l’uomo
che ha fame e il povero cristo che
trascina giornate d’orrore
il tuo animo è un soccorritore
discreto, delicato.
La tua fede è salda, la tua
compassione immensa: io lo so.
Coloro che non riconoscono neppure
come nasca un pensieroumano, coloro
che
respirano l’ariamefitica dei propri
egoismi e
indossanol’abito ipocrita di superficiali
valori
possono ingannarti, non vincerti…»
Fui interrotta bruscamente da un’entità
senza
volto, né sesso, né
anima: «Sei tu,
pazza delirante misera paria dissennata,
nel tuo nudo consumarti senza
limiti, senza almeno una scarna o
apparente traccia di
dignità,uno straccio di amor
proprio,
che lo incontri nei prati rossi
di papaveri,
lo innalzi come stella tra gli astri
luminosi che solcano un cielo d’argento
quando
stelle cadenti fanno da contrappunto
alle tue
lacrime senza età, senza
limiti…? Sei tu,
miserabile senza pudore, che baci
i suoi occhi sicuri,
i suoiriccioli di calda seta, le
sue
labbra morbide, i suoi zigomi alti?
Che copri di baci tremanti,
gemendo, delirando, il suo viso
corrucciato, le sue
mani create per una carezza, il
suo
petto dove un cuore limpido canta
un Corale di Bach, il suo
sesso, azzurro come un cielo di
maggio? Sei tu
che con voce velata e occhi socchiusi,
nella stanza
buia, lo invochi, lo scongiuri,
con nomi dal suono
di mare tranquillo, di mare in tempesta?
Segui il “normale” corso della tua
vita: non
imporre mutamenti alla rotta del
destino, non
rifugiarti in un sogno immaginifico
, non
nutrirti di immateriali presenze.
Rinuncia
alla tua follia. Esprimi soltanto
sincero
pentimento per quelle tue azioni
innominabili... Ormai,
ne sei conscia?, ti è dovuto
soltanto il nulla».
Risposi con tragico affanno: «Sì…
ma placati, essere
spaventoso, entità di ghiaccio,
che non può
comprendere ciò che è
umano
più d’ogni altra cosa al
mondo.
Perdona questa stupenda ottusità
d’amore
che totalmente e irrevocabilmente
mi possiede.
Conosco la mia sorte. Sto morendo
in modo innaturale. Sto morendo
di sanguinanti, profondissime ferite.
Non attendo pavidamente, vigliaccamente,
altre
giornate nemiche e impietose… no,
non temere.
Muoio, tolgo il disturbo. Sappi
che non mi pento».
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Visioni
.
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La prima, soave visione: le membra
tue dolci, dilette, che il mare
profuma ed avvolge; tiepido, primo
mattino d’un giorno di luglio rovente.
Vedi? muovo le labbra, eppure
non oso. Tutto è silente,
muto.
Poi, gridi di bimbi – seconda visione
–
attorno a un orrendo castello di
sabbia
accecante; inutile, fragile simbolo
di ignobile, immonda passione.
Liete, aspre voci s’intrecciano,
rimbalzan su rena rosata. Tu, pigro,
sfocato in un sogno leggero,
lento, la spiaggia saluti con tenero
braccio, capelli sospesi nell’acqua
che tende le mani e materna ti regge
le morbide spalle. Lieve, un sole
gentile
sul petto s’appoggia, dipinge sul
cuore
immagini, tratti che son d’oro fino.
Nel blu,
carezza il tuo volto un brivido
intenso
di vento pungente, veloce, cantando
la sua ninna-nanna. Umilmente,
mi mescolo al vento.
Ed ecco la terza visione:
in fondo alla spiaggia
tra rovi, sterpaglie, rifiuti,
due occhi si perdon sull’onda.
Di un’anima stanca
stupore puerile t’insegue.
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Ostilità...
Ti osservo dibatterti tra
falsi idoli che amaramente riempiono
il tuo animo delicato leggero.
I miei occhi non ti seguono
più, non distinguono, accecati
da un dolore di spada che
trafigge un cuore malato.
Il buio è quello di una
notte senza fine.
Piango e non vedo più nulla.
Se tutto ciò è animosità,
allora, confesso, ti sono ostile.
Scandisco nel pensiero
le ore della tua vita
quotidiana. Cielo blu
sulle tue notti,
rosso acceso nelle tue
giornate laboriose.
Teneramente attendo
un tuo sorriso che renda
radioso ogni tuo sogno.
Se tutto ciò è inimicizia,
allora, confesso, ti sono ostile.
Ora ti guardo, inquieto
triste insoddisfatto rifiutare
una nuova esplosione di civile impegno.
Vaga la tua mente in un
deserto di respiri, di pensieri
stinti
senza ritmo né amore.
La tua sofferenza è la mia
perché
insensatamente laceri il tuo animo,
cerchi strade invariabilmente sbiadite.
Se tutto ciò è malevolenza,
allora, confesso, ti sono ostile.
Leggermente bacio la tua fronte
scruto nella tua mente, la tua
fronte brucia. Sciogli le
irrequietudini, sconfiggi le
incertezze, ama la
verità, solamente la verità.
Non abbandonarti a correnti tiepide
ma perigliose: devi sapere
che non ti condurranno a un porto
sicuro.
Se ciò è avversione,
allora, confesso, ti sono ostile.
Sento le tue parole non liete
come lame nelle mie carni
mentre strepitano le cicale
nei prati verdi del tuo paese..
Canta un’allodola all’alba
e un freddo sole fa capolino.
Anche in loro vi è
una sottile tristezza.
Darei la vita per la tua serenità.
Se tutto ciò è livore,
allora, confesso, ti sono ostile.
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