| Lo scrittore portoghese José
Saramago è stato proclamato l'8 ottobre vincitore del Premio Nobel
1998 per la Letteratura. L'Accademia Reale di Svezia, l'istituzione che
ha conferito il prestigioso riconoscimento (per la prima volta dato a uno
scrittore portoghese: verrà consegnato con una solenne cerimonia
a Stoccolma il prossimo 10 dicembre, anniversario della morte - 1896 -
del promotore del premio, lo scienziato e industriale Alfredo Nobel) ha
indicato tra i motivi dell'assegnazione quelli "dell'immaginazione, della
umana partecipazione e dell'ironia" con i quali Saramago "ci mette continuamente
in grado di comprendere realtà difficili da percepire".
Di famiglia povera, José Saramago
nacque ad Azinhaga il 16 novembre 1922; si trasferì all'età
di tre anni a Lisbona con la famiglia. Abbandonò gli studi universitari
per difficoltà economiche famigliari; per mantenersi lavorò
dapprima come fabbro e si dedicò in seguito a varie altre professioni:
disegnatore, correttore di bozze, traduttore, giornalista. Prestò
infine stabilmente la propria opera in campo editoriale.
Negli anni della dittatura di Salazar
(terminata nel 1974) è stato uno strenuo oppositore di quel regime,
e fu a sua volta osteggiato da esso nella sua attività giornalistica.
Saramago non ha mai nascosto le proprie convinzioni nei confronti dell'ideologia
comunista; Juan Arias (autore di un libro recentemente pubblicato in Spagna,
José
Saramago: el amor imposible) riferisce che "A chi oggi fa notare che
avrebbe potuto essere insignito del premio Nobel per la letteratura se
avesse rinunciato a proclamarsi comunista, Saramago risponde che neanche
per tutti i Nobel del mondo sarebbe stato disponibile a tradire la propria
vocazione politica".
Solo dopo la fine della dittatura
salazariana in Portogallo, Saramago si dedicò esclusivamente all'attività
di scrittore, dopo una esperienza come critico letterario e la pubblicazione,
nel 1947, di un primo romanzo Terra do pecado.
Attualmente vive a Lanzarote, nelle
Isole Canarie.
Tra i suoi romanzi, tradotti in oltre
venticinque lingue, il più noto è probabilmente O Jangada
de Pedra (La zattera di pietra, pubblicato in Italia da Einaudi);
in esso Saramago immagina il distacco per motivi soprannaturali della Penisola
Iberica dal continente Europeo e il suo "navigare" senza meta nell'oceano
Atlantico: una sorta di allegoria - come commenta ironicamente lo stesso
Saramago - della vocazione a barcamenarsi che possiedono politici e autorità
o comunque coloro che detengono il potere.
L'opera più recente dello
scrittore è Ensaio sobre a Cegueira (Cecità),
anch'esso pubblicato in Italia da Einaudi nel 1996. "La cecità",
dice lo stesso autore, "è la cecità della razionalità.
Noi siamo esseri razionali, ma non ci comportiamo razionalmente. Se lo
facessimo, non esisterebbero nel mondo i morti per fame".
La preoccupazione nei confronti della
società attuale, che è indifferente o ignora i problema di
priorità per quanto attiene le questioni sociali è evidente
in tutta l'opera di Saramago e chiarisce anche i motivi delle simpatie
comuniste dello scrittore. Simpatie che hanno tra l'altro suggerito al
Vaticano di commentare negativamente l'attribuzione del Nobel allo scrittore
e di attaccare l'Accademia svedese, tramite il suo organo di informazione
ufficiale, "L'Osservatore Romano", definendo lo scrittore "un vetero-comunista"
animato da una "visione sostanzialmente anti-religiosa" dei problemi.
Leggi
anche l'intervista rilasciata a un periodico messicano da Josè Saramago
in occasione della sua visita in Chiapas nel marzo 1998
9 ottobre 1998
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