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Miguel Hernández
Orihuela 1910-Alicante 1942
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.Nota biografica
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.Figlio di pastori poverissimi, (in fanciullezza lui stesso fece il pastore di capre), senza altra formazione culturale che quella datagli dalla scuola elementare frequentata in ritardo, riuscì a poco a poco a uscire dall'ambiente famigliare, facendo prima il commesso di negozio poi l'impiegato presso un notaio. Pressoché autodidatta, si interessò di poesia e subì l'influenza di Neruda. Si formò soprattutto sui classici spagnoli. Al primo libro di poesie, Perito in lune (Períto en lunas, 1933), la cui tematica arcadica sembra oscillare tra toni seicenteschi e seduzioni di gusto avanguardista, seguì, nel 1934, la pubblicazione su "Cruz y Raya" di Chi ti ha visto e chi ti vede e Ombra di ciò che eri (Quien te ha visto y quien te ve y Sombra de lo que eras). 

Trasferitosi a Madrid nei primi anni '30 per tentar fortuna, visse nel clima culturale degli anni precedenti la guerra civile; fu in contatto con Pablo Neruda e Federico García Lorca. 
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Un aneddoto: a Neruda la poesia di Hernández piacque tanto che, sfruttando la sua posizione privilegiata di diplomatico, chiese a tutti coloro che conosceva di aiutare questo Hernández il quale, sotto quell'apparenza di contadino, nascondeva un vulcano di poesia. Riuscì a intenerire l'ambasciatore cileno, il quale si disse disposto a dare lavoro al giovane poeta e chiese a Neruda di informarsi su quale lavoro Hernández avesse voluto svolgere. Neruda riportò l'offerta e chiese a Hernández: "Beh, che cosa ti piacerebbe fare?"; dopo averci pensato un po' su, il giovane rispose: "Pascolare un branco di pecore"!!!

I rapporti tra Hernández e Lorca non furono, invece, altrettanto positivi. Diverse volte Miguel chiese a Federico di aiutarlo, ma quest'ultimo non fece mai niente per lui.
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Miguel Hernández è veramente un grande poeta e l'aggettivo "genuino" gli si addice come a pochi. Era un uomo della terra nel senso più concreto della parola; un pastore mediterraneo che ha saputo elevare le cose della terra (le zolle, le cipolle, gli orti, ecc.) a poesia. Era un tragico nel miglior senso della parola: e mai lezioso. 

Nel 1936 scrisse La folgore incessante (El rayo que no cesa), la cui elaborazione documenta la tormentosa ricerca di un dettato poetico di grande trasparenza concettuale, con una tematica radicata nell'esperienza della scoperta dell'amore. 

Diventato comunista, partecipò alla guerra civile arruolandosi nelle fila repubblicane. Nell'aprile 1939 venne  arrestato e condannato a morte. Nella revisione del processo la condanna fu commutata in trent'anni di carcere, ma nel 1942 morì di tubercolosi polmonare ad Alicante, nelle galere franchiste. Sono dei suoi ultimi  anni due libri di poesie, Vento del popolo (Viento del pueblo, 1937) e L'uomo in agguato (El hombre acecha, 1939); Teatro in guerra (Teatro en la guerra, 1937), quattro atti unici; il dramma Il pastore della morte (El pastor de la muerte, 1938). 

Il Canzoniere e romancero di assenze (Cancionero y romancero de ausencias), raccolta di canzoni e romances, scritti in carcere tra il 1938 e il 1940 e pubblicati postumi, riflette la triste situazione in cui si trova e la preoccupazione per la sorte della moglie, espresse in versi di desolata emozione. E' inoltre l'opera che rappresenta l'approdo più intenso di una traiettoria poetica svoltasi sotto il segno di una continua ricerca dell'umano e del sociale nelle sue espressioni più profonde.