.Nota
biografica
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.Figlio
di pastori poverissimi, (in fanciullezza lui stesso fece il pastore
di capre), senza altra formazione culturale che quella datagli dalla scuola
elementare frequentata in ritardo, riuscì a poco a poco a uscire
dall'ambiente famigliare, facendo prima il commesso di negozio poi l'impiegato
presso un notaio. Pressoché autodidatta, si interessò di
poesia e subì l'influenza di Neruda. Si formò
soprattutto sui classici spagnoli. Al primo libro di poesie, Perito
in lune (Períto en lunas, 1933), la cui tematica arcadica
sembra oscillare tra toni seicenteschi e seduzioni di gusto avanguardista,
seguì, nel 1934, la pubblicazione su "Cruz y Raya" di Chi ti
ha visto e chi ti vede e Ombra di ciò che eri (Quien te ha
visto y quien te ve y Sombra de lo que eras).
Trasferitosi
a Madrid nei primi anni '30 per tentar fortuna, visse nel clima culturale
degli anni precedenti la guerra civile; fu in contatto con Pablo Neruda
e Federico García Lorca.
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Un aneddoto:
a Neruda la poesia di Hernández piacque tanto che, sfruttando la
sua posizione privilegiata di diplomatico, chiese a tutti coloro che conosceva
di aiutare questo Hernández il quale, sotto quell'apparenza di contadino,
nascondeva un vulcano di poesia. Riuscì a intenerire l'ambasciatore
cileno, il quale si disse disposto a dare lavoro al giovane poeta e chiese
a Neruda di informarsi su quale lavoro Hernández avesse voluto svolgere.
Neruda riportò l'offerta e chiese a Hernández: "Beh, che
cosa ti piacerebbe fare?"; dopo averci pensato un po' su, il giovane rispose:
"Pascolare un branco di pecore"!!!
I rapporti
tra Hernández e Lorca non furono, invece, altrettanto positivi.
Diverse volte Miguel chiese a Federico di aiutarlo, ma quest'ultimo non
fece mai niente per lui.
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Miguel Hernández
è veramente un grande poeta e l'aggettivo "genuino" gli si addice
come a pochi. Era un uomo della terra nel senso più concreto della
parola; un pastore mediterraneo che ha saputo elevare le cose della terra
(le zolle, le cipolle, gli orti, ecc.) a poesia. Era un tragico nel miglior
senso della parola: e mai lezioso.
Nel 1936 scrisse
La
folgore incessante (El rayo que no cesa), la cui elaborazione
documenta la tormentosa ricerca di un dettato poetico di grande trasparenza
concettuale, con una tematica radicata nell'esperienza della scoperta dell'amore.
Diventato comunista, partecipò
alla guerra civile arruolandosi nelle fila repubblicane. Nell'aprile 1939
venne arrestato e condannato a morte. Nella revisione del processo
la condanna fu commutata in trent'anni di carcere, ma nel 1942 morì
di tubercolosi polmonare ad Alicante, nelle galere franchiste. Sono
dei suoi ultimi anni due libri di poesie, Vento del popolo
(Viento del pueblo, 1937) e L'uomo in agguato (El hombre
acecha, 1939); Teatro in guerra (Teatro en la guerra,
1937), quattro atti unici; il dramma Il pastore della morte (El
pastor de la muerte, 1938).
Il Canzoniere
e romancero di assenze (Cancionero y romancero de ausencias),
raccolta di canzoni e romances, scritti in carcere tra il 1938 e
il 1940 e pubblicati postumi, riflette la triste situazione in cui
si trova e la preoccupazione per la sorte della moglie, espresse in versi
di desolata emozione. E' inoltre l'opera che rappresenta
l'approdo più intenso di una traiettoria poetica svoltasi sotto
il segno di una continua ricerca dell'umano e del sociale nelle sue espressioni
più profonde. |