Esplorare
lo spazio.
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.L'uomo
"sbarca" sulla Luna
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Yurij
Gagarin
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Alan Shepard
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Alexei
Leonov
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Neil Armstrong
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Un anno dopo il successo dei primi
satelliti artificiali, sia gli Stati Uniti sia l'Unione Sovietica svilupparono
dei programmi mirati a portare l'uomo nello spazio. Le missioni con equipaggio
umano furono precedute da esperimenti che impiegavano navicelle con a bordo
animali per studiare l'effetto dell'assenza di peso su esseri viventi.
Il
12 aprile 1961 l'Unione Sovietica raggiunse l'obiettivo del volo orbitale
umano con la missione della navicella Vostok 1, che trasportava il cosmonauta
Yurij A. Gagarin.
Durante il volo, durato 1 ora e 48
minuti, egli raggiunse un apogeo di 327 km e un perigeo di 180 km, atterrando
poi con successo in Siberia.
Nei due anni seguenti vennero lanciate
altre cinque Vostok per altrettante missioni di esplorazione dello spazio;
l'ultima di esse compì 48 orbite attorno alla Terra pilotata dalla
cosmonauta Valentina Tereškova (nella foto).
Contemporaneamente
gli Stati Uniti svilupparono il programma Mercury per sperimentare le condizioni
di volo in orbita. Il 5 maggio 1961 Alan B. Shepard, Jr. effettuò
una traiettoria balistica a bordo della navicella Freedom 7, compiendo
un volo suborbitale di 15 minuti. Una missione simile venne ripetuta il
21 luglio da Virgil I. Grissom. Il 20 febbraio 1962 John H. Glenn, Jr.
compì tre orbite attorno alla Terra, sempre con la Freedom 7. Nel
medesimo periodo si svolsero altri tre voli Mercury, pilotati da M. Scott
Carpenter, Walter M. Schirra e Leroy Gordon Cooper.
La navicella Voskhod, un'evoluzione
della Vostok, fu progettata dall'Urss per ospitare due o tre cosmonauti.
Il 12 ottobre 1964 Vladimir M. Komarov, Boris B. Yegorov e Konstantin P.
Feoktistov effettuarono un volo di 15 orbite a bordo della Voskhod 1. La
Voskhod 2 venne lanciata il 18 marzo dell'anno successivo con un equipaggio
formato dagli astronauti Pavel I. Belyayev e Aleksei A. Leonov; durante
la missione Leonov effettuò la prima "passeggiata" nello spazio,
cioè la prima attività extraveicolare, uscendo dalla navicella
e rimanendovi attaccato tramite un cavo.
La navicella statunitense Gemini
venne progettata dagli Usa per sperimentare la tecnologia richiesta per
raggiungere la Luna e per verificare le possibilità di manovra nello
spazio di veicoli in grado di ospitare un equipaggio composto da più
di un astronauta. Nel maggio del 1961 venne istituito il programma Apollo,
con l'obiettivo di portare un uomo sul suolo lunare e farlo ritornare a
Terra. Questo progetto produsse un'ampia serie di voli pilotati e nel corso
degli anni successivi vennero effettuate circa dieci missioni nell'ambito
del progetto Gemini.
Durante il volo della Gemini 4, Edward
H. White effettuò un'attività extraveicolare per 21 minuti,
utilizzando un dispositivo pressurizzato a getti di gas. Nel dicembre 1965
le Gemini 6 e 7 si avvicinarono l'una all'altra fino a una distanza inferiore
al metro. La prima di esse atterrò dopo un volo di circa 20 ore,
con i cosmonauti Schirra e Thomas P. Stafford. La Gemini 7, il cui equipaggio
era formato da Frank Borman e James A. Lovell, Jr., rimase invece in orbita
per 334 ore, fornendo importanti dati medici sulla permanenza dell'uomo
nello spazio e verificando l'affidabilità del sistema di propulsione
a idrogeno e ossigeno. Nel corso dei voli delle Gemini 10, 11 e 12 vennero
effettuati avvicinamenti e agganci ripetuti a un veicolo bersaglio messo
preventivamente in orbita.
L'anno 1967 fu segnato da tragici
incidenti per entrambe le nazioni che si proponevano il traguardo dell'esplorazione
della superficie lunare. Il 27 gennaio, durante un test della navicella
Apollo a Cape Kennedy, si sviluppò un incendio nel modulo di comando;
a causa dell'atmosfera interna pressurizzata con ossigeno puro, le fiamme
divamparono all'istante e i tre astronauti Grissom, White e Roger B. Chaffee
persero la vita. Il programma Apollo venne ritardato di oltre un anno per
rivedere il progetto del veicolo e i materiali utilizzati. Il 23 aprile
dello stesso anno venne lanciato nello spazio dall'Urss il cosmonauta Komarov
a bordo della Soyuz, una nuova navicella sovietica che poteva ospitare
tre astronauti ed era dotata di un modulo di lavoro separato, accessibile
attraverso un portello. Un incidente mortale si verificò purtroppo
durante il rientro nell'atmosfera terrestre, quando i cordoni per l'apertura
del paracadute di atterraggio si attorcigliarono.
Nell'ottobre del 1968 venne lanciato
il primo Apollo con equipaggio. Gli astronauti Schirra, R. Walter Cunningham
e Donn F. Eisele effettuarono 163 orbite durante le quali controllarono
le prestazioni della navicella, scattarono numerose fotografie della Terra
e trasmisero immagini televisive. Nel dicembre del 1968 l'Apollo 8, che
portava a bordo gli astronauti Borman, Lovell e William A. Anders, compì
dieci giri intorno alla Luna, quindi atterrò regolarmente. Lo sgancio,
l'avvicinamento e il riaggancio del modulo lunare vennero provati nel corso
delle 151 orbite terrestri dell'Apollo 9, con gli astronauti James A. McDivitt,
David R. Scott e Russell L. Schweickart. L'Apollo 10 effettuò una
prova generale di allunaggio, durante la quale gli astronauti Stafford
e Cernan si trasferirono dal modulo di comando al Lem e scesero fino a
circa 16 km dalla superficie lunare. Durante l'operazione essi provarono
l'avvicinamento e il riaggancio del Lem, quindi si trasferirono di nuovo
nel modulo di comando, nel frattempo affidato all'astronauta Young. Con
questa missione il progetto Apollo era pronto per portare l'uomo sulla
Luna.
Nello stesso periodo l'Unione Sovietica
lanciò la Zond, una navicella senza equipaggio che effettuò
numerose riprese e alcuni importanti esperimenti biologici. Nell'ottobre
del 1968 l'astronauta Georgi T. Beregovoi effettuò una missione
di 60 orbite con la Soyuz 3, e nel gennaio dell'anno successivo le Soyuz
4 e 5 si incontrarono in orbita; mentre le due navicelle erano attaccate,
i cosmonauti Aleksei S. Yeliseyev e Ievgeny V. Khrunov, utilizzando delle
tute spaziali, si trasferirono dalla Soyuz 5 alla Soyuz 4, che era pilotata
da Vladimir A. Shatalov. Nell'ottobre del 1969, le Soyuz 6, 7 e 8, lanciate
a un giorno di distanza l'una dall'altra, si incontrarono in orbita senza
però agganciarsi. Nel giugno del 1970 la Soyuz 9, con un equipaggio
di due cosmonauti, effettuò un volo record di quasi 18 giorni.
Nel
1969 fu raggiunto l'obiettivo di effettuare lo sbarco sulla Luna. Il volo
storico dell'Apollo 11 iniziò il 16 luglio. Dopo essere entrati
in orbita lunare, Edwin E. Aldrin, Jr. e Neil A. Armstrong si trasferirono
nel Lem, il modulo per l'allunaggio, mentre il modulo di comando era affidato
al pilota Michael Collins. Il modulo lunare toccò la superficie
del satellite il 20 luglio, nei pressi del margine del Mare della Tranquillità
e poche ore dopo Armstrong mise piede sul suolo lunare, con le parole:
"Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per
l'umanità". L'astronauta venne raggiunto da Aldrin e insieme camminarono
due ore sulla superficie della Luna, sperimentando una forza di gravità
pari a un sesto di quella terrestre; raccolsero 21 kg di campioni del suolo,
scattarono fotografie e installarono un apparato sperimentale per l'analisi
del vento solare, un riflettore laser e un laboratorio per misure sismiche;
issarono quindi una bandiera statunitense e comunicarono, via satellite,
con il presidente Usa Richard Nixon, mentre milioni di persone seguivano
in diretta la trasmissione. Armstrong e Aldrin lasciarono il nostro satellite
utilizzando lo stadio superiore del Lem e sfruttando quello inferiore come
rampa di lancio. Il modulo di risalita venne abbandonato dopo l'aggancio
con il modulo di comando e i due astronauti si trasferirono di nuovo nella
navicella. Il volo di ritorno dell'Apollo 11 non presentò inconvenienti
e la navicella ammarò il 24 luglio nell'oceano Pacifico, vicino
alle Hawaii,
dove venne facilmente recuperata. Benché la possibilità di
contaminazione da parte di organismi viventi lunari fosse remota, gli astronauti
indossarono indumenti isolanti prima di lasciare la navicella e vennero
sottoposti a un periodo di quarantena; i controlli medici non evidenziarono
alcun problema di salute.
La successiva missione di allunaggio
iniziò il 14 novembre 1969, quando venne lanciato l'Apollo 12 con
a bordo gli astronauti Charles Conrad Jr., Richard F. Gordon Jr. e Alan
L. Bean. Dopo l'entrata in orbita lunare, Conrad e Bean si trasferirono
nel Lem, quindi sbarcarono sulla superficie del satellite ad appena 180
m dal luogo dove due anni prima si era posata la sonda Surveyor 3. I due
astronauti esplorarono la zona circostante in due fasi, ciascuna di circa
quattro ore, durante le quali essi effettuarono esperimenti scientifici,
scattarono numerose fotografie, prelevarono campioni del suolo lunare e
raccolsero alcuni pezzi del Surveyor 3 perché fossero esaminati
sulla Terra. Dopo il decollo dalla Luna e il rendez-vous con il modulo
di comando pilotato da Gordon, ammararono felicemente il 24 novembre.
Il successo dell'Apollo 12, che presentava
caratteristiche tecniche notevolmente migliori rispetto all'Apollo 11,
in particolare per quanto riguardava la precisione nello sbarco, indusse
a stabilire per l'Apollo 13 un sito di allunaggio più irregolare.
L'11 aprile 1970 venne lanciato l'Apollo 13, con a bordo gli astronauti
Lovell, Fred W. Haise, Jr. e John L. Swigert, Jr. Una grave avaria durante
il volo, prodotta dalla rottura di un serbatoio di ossigeno, costrinse
gli astronauti a cancellare il piano di allunaggio. Utilizzando l'energia
e i sistemi di sopravvivenza del Lem, essi girarono attorno alla Luna e
ammararono nell'oceano Pacifico meridionale, a sud di Pago Pago, il 17
aprile.
La missione fallita dell'Apollo 13
venne portata a compimento dall'equipaggio dell'Apollo 14, lanciato il
31 gennaio 1971, dopo alcune modifiche apportate alla navicella per evitare
l'inconveniente occorso alla precedente. Gli astronauti Shepard, ormai
veterano dello spazio, ed Edgar D. Mitchell allunarono con il Lem, mentre
Stuart A. Roosa rimase nel modulo di comando in orbita lunare. Shepard
e Mitchell esplorarono per oltre nove ore un'area che si credeva contenesse
alcune delle rocce più vecchie mai studiate, raccogliendo circa
43 kg di campioni geologici e predisponendo delle apparecchiature per esperimenti
scientifici. Il 9 febbraio 1971 gli astronauti tornarono sulla Terra senza
incidenti.
L'Apollo
15 venne lanciato il 26 luglio 1971, con a bordo il comandante Scott, il
pilota del Lem James B. Irwin e il pilota del modulo di comando Alfred
M. Worden. Scott e Irwin rimasero 2 giorni e 18 ore sulla superficie lunare
ai margini del mare Imbrium, in prossimità della scarpata profonda
366 m di Hadley e degli Appennini lunari, una delle catene più alte.
Nel corso della loro esplorazione, gli astronauti percorsero più
di 28,2 km nella zona del monte Hadley, servendosi di un rover elettrico
a quattro ruote. Prepararono inoltre una complessa serie di strumenti scientifici
e raccolsero circa 91 kg di rocce, tra cui un frammento di circa 4,6 miliardi
di anni che venne ritenuto un costituente della crosta cristallina originale
del satellite. Una telecamera lasciata al suolo riprese la partenza di
Scott e Irwin dalla superficie della Luna; prima che l'equipaggio lasciasse
l'orbita lunare per ritornare verso la Terra, venne lanciato un "subsatellite"
di 35,6 kg, progettato per trasmettere dati sui campi gravitazionale, magnetico
e di alta energia dell'ambiente lunare. Nel corso del viaggio di ritorno,
Worden fece una passeggiata spaziale di 16 minuti quando la navicella si
trovava a circa 315.400 km dalla Terra. Gli astronauti dell'Apollo 15 ammararono
senza incidenti il 7 agosto, circa 530 km a nord delle Hawaii.
Il 16 aprile 1972 gli astronauti
Young, Charles Moss Duke, Jr. e Thomas Kenneth Mattingly vennero lanciati
verso la Luna a bordo dell'Apollo 16, per esplorare le colline di Cartesio
e le pianure di Cayley. Il 20 aprile, mentre Mattingly li attendeva in
orbita, gli altri due astronauti effettuarono l'allunaggio nell'area prevista,
dove rimasero 20 ore e 14 minuti, eseguendo numerosi esperimenti, percorrendo
circa 26,6 km con il rover e prelevando oltre 97 kg di campioni di rocce.
Le missioni verso la Luna programmate dagli Stati Uniti si conclusero con
il volo dell'Apollo 17, tra il 6 e il 19 dicembre 1972. Nel corso della
missione di 13 giorni, l'astronauta Cernan e il geologo Harrison H. Schmitt
rimasero 22 ore sul suolo lunare, percorsero 35 km con il rover ed esplorarono
la regione della valle di Taurus-Littrow, mentre al comandante Ronald E.
Evans era affidato il modulo di comando.
La Salyut e lo Skylab furono le prime
navicelle progettate come stazioni spaziali, perché orbitassero
attorno alla Terra per lunghi periodi con alternanza di equipaggi. A bordo
di tali stazioni possono essere condotti esperimenti nuovi e osservazioni
astronomiche estremamente precise. La stazione spaziale sovietica Salyut
1, del peso di 18.600 kg, venne lanciata il 19 aprile 1971. Tre giorni
dopo fu agganciata dalla Soyuz 10, ma per ragioni ignote i cosmonauti si
sganciarono e tornarono sulla Terra senza essere entrati nella stazione.
Nel giugno dello stesso anno la Soyuz 11 si agganciò alla Salyut
1, e i tre uomini di equipaggio vi rimasero per la durata record di 24
giorni, durante i quali vennero condotti moltissimi esperimenti sulle risorse
del nostro pianeta. Durante il viaggio di ritorno si verificò un
guasto e i tre cosmonauti Georgi T. Dobrovolsky, Vladislav N. Volkov e
Viktor I. Patsayev (che non indossavono tute spaziali) vennero trovati
senza vita dopo l'atterraggio, vittime della fuga dell'aria attraverso
una valvola. Il programma spaziale sovietico subì un lungo ritardo.
La Salyut 2 venne lanciata nell'aprile del 1973, ma andò fuori controllo
e perse alcune sezioni in orbita. Il programma sovietico proseguì
con le Salyut 3 (giugno 1974), 4 (dicembre 1974), 5 (giugno 1976), 6 (settembre
1977) e 7 (aprile 1982). Le ultime due stazioni vennero visitate da numerosi
equipaggi internazionali, composti da cosmonauti cubani, francesi e indiani.
Una delle missioni più interessanti della serie Salyut/Soyuz fu
compiuta nel 1984, quando i cosmonauti Leonid Kizim, Vladimir Solovyov
e Oleg Atkov rimasero 237 giorni a bordo della Salyut 7 prima di fare ritorno
sulla Terra. La Salyut 7 è tuttora in orbita ma non è operativa.
La stazione spaziale Mir, destinata
a succedere alla serie Salyut, venne lanciata il 19 febbraio 1986. Descritta
dai sovietici come il nucleo centrale della prima stazione spaziale abitata
permanentemente, essa ha sei portelloni di aggancio e può ospitare
due cosmonauti. Nel 1987 Yurij Romanenko rimase 326 giorni a bordo della
Mir, segnando il record di volo spaziale più lungo. Il 12 aprile
1987 venne realizzato l'aggancio tra la Mir e il Kvant, un modulo per esperimenti
di astrofisica, pesante complessivamente circa 18.000 kg, che portava a
bordo quattro telescopi per rilevare i raggi X emessi durante l'esplosione
di una supernova nella Grande Nube di Magellano. Negli anni 1987-88 i cosmonauti
sovietici Vladimir Titov e Musa Manarov stabilirono il nuovo record di
permanenza nello spazio con 366 giorni.
Il programma di stazioni spaziali
statunitense ebbe inizio il 25 maggio 1973 con il lancio dello Skylab da
un vettore Saturno 5; la stazione, che pesava circa 88.900 kg, servì
come laboratorio orbitante e venne utilizzata per studi astronomici sul
Sole, per studi medici sull'effetto dell'ambiente spaziale sugli uomini
dell'equipaggio, per osservazioni intensive e multispettrali della Terra
e per vari esperimenti scientifici e tecnologici, come la crescita di cristalli
metallici in assenza di gravità. Lo Skylab venne danneggiato durante
il lancio ma venne rapidamente riparato dall'equipaggio, composto dagli
astronauti Conrad, Joseph P. Kerwin e Paul J. Weitz, i quali complessivamente
rimasero nello spazio per circa 28 giorni. Con le due missioni che seguirono,
il progetto Skylab ebbe completo successo; vennero impiegate oltre 740
ore in osservazioni solari e vennero raccolte 175.000 immagini del Sole
e 64.000 della superficie terrestre. L'11 luglio 1979, durante la sua orbita
numero 34.981, lo Skylab precipitò a Terra, spargendo frammenti
su un'area scarsamente popolata dell'Australia e sull'oceano Indiano. Il
governo statunitense, la Russia, il Canada, il Giappone e i 13 stati europei
membri dell'Agenzia spaziale europea stanno attualmente progettando una
stazione spaziale permanente da assemblare nello spazio, chiamata Alpha,
che dovrebbe essere completata nel 2002.
All'inizio degli anni Ottanta, lo
scopo principale del programma statunitense era la realizzazione di un
veicolo spaziale riutilizzabile più volte; lo Space Shuttle divenne
quindi il maggiore progetto di ricerca. Lo Shuttle, un'astronave multiuso
pilotata, venne progettato per trasportare un equipaggio costituito da
sette persone e un carico massimo di circa 30 tonnellate. La parte superiore
della navetta ospita l'equipaggio e può essere riutilizzata fino
a 100 volte prima di essere guidata nel rientro attraverso l'atmosfera
terrestre. Per le sue caratteristiche di flessibilità, per la possibilità
di trasportare, posizionare in orbita ed eventualmete riparare in loco
i satelliti, lo Shuttle rappresenta un passo decisivo nell'esplorazione
dello spazio.
La prima missione dello Space Shuttle,
pilotato da John W. Young e Robert Crippen a bordo della navetta Columbia,
iniziò il 12 aprile 1981; si trattava di un volo di prova senza
carico. Durante la prima missione operativa, tra l'11 e il 16 novembre
1982, gli astronauti del Columbia trasportarono due satelliti commerciali
per comunicazioni. Tra le successive operazioni particolarmente significative
vi sono il nono volo (tra il 28 novembre e l'8 dicembre 1983), che trasportava
il primo Spacelab dell'Agenzia spaziale europea; l'undicesimo (7-13 aprile
1984), durante il quale un satellite venne recuperato, riparato e rilanciato
in orbita; il quattordicesimo (8-14 novembre 1984), quando due satelliti
in avaria vennero recuperati e riportati sulla Terra.
Malgrado questi successi, lo Shuttle
ha fallito i programmi di lancio previsti. Il 28 gennaio 1986 si verificò
inoltre il più tragico incidente nella storia delle esplorazioni
dello spazio. Il Challenger si disintegrò circa un minuto dopo il
lancio a causa dell'avaria di una guarnizione in uno dei razzi a carburante
solido; il razzo entrò in collisione con il serbatoio principale
a idrogeno e ossigeno liquidi, provocando un'esplosione quasi istantanea
e la distruzione dell'intera navetta. Nel disastro morirono sette astronauti:
il comandante Francis R. Scobee, il pilota Michael J. Smith, gli specialisti
di missione Judith A. Resnik, Ellison S. Onizuka e Ronald E. McNair, lo
specialista del carico utile Gregory B. Jarvis e Christa McAuliffe. Quest'ultima
era stata selezionata l'anno precedente per rappresentare il primo passeggero
non specialista del programma Shuttle. La tragedia provocò un'immediata
sospensione dei lanci per permettere un'analisi e una riprogettazione di
tutti i sistemi. Il programma di lanci dello Shuttle riprese il 29 settembre
1988, con il volo della navetta Discovery con cinque astronauti a bordo.
Nel corso di questa missione, venne messo in orbita un satellite per comunicazioni
della NASA e vennero svolti molti esperimenti. Il successo di questa missione
incoraggiò la ripresa della piena attività.
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Durante una missione Shuttle un
astronauta fluttua liberamente nello spazio a migliaia di chilometri dalla
superficie terrestre a bordo di un'unità individuale di propulsione
e di manovra. Si tratta di un singolare veicolo che sfrutta la spinta di
propulsori ad
azoto per passeggiate
nello spazio completamente svincolate
dalla navicella spaziale.
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In
ottobre 1998 John
Herschell Glenn (Cambridge, Ohio, 1921) è tornato di nuovo nello
spazio (dopo 36 anni dalla sua prima esperienza) nell'ambito della missione
più recente del Discovery: la Nasa l'ha selezionato quale esperto
e soprattutto per verificare gli effetti dell'assenza di peso e di altri
elementi legati al volo nello spazio sull'organismo di una persona anziana.
John Glenn è stato il primo
astronauta americano (20 febbraio 1962) a compiere un'orbita intorno alla
Terra nello spazio, a bordo della navicella Mercury-Friendship 7. Il volo
di tre orbite coprì approssimativamente 130.000 km e durò
4 ore e 55 minuti. La missione che l'ha visto protagonista nel 1998 è
stata coronata da pieno successo.
Con il contrattempo del telescopio
spaziale (ha dovuto essere riparato nello spazio per inconvenienti all'apparato
ottico) e anche per la mancanza di possibilità di rifornimento di
idrogeno, il programma Space Shuttle non riuscirà probabilmente
a raggiungere gli obiettivi prefissati per gli anni Novanta. Oltre alla
stazione spaziale abitata, un altro risultato da raggiungere prima della
fine del secolo era la costruzione dell'X-30, progettato per modificare
radicalmente i voli spaziali utilizzando potenti motori propri per raggiungere
l'orbita. Programmi più ambiziosi, come l'installazione di una base
lunare o l'esplorazione umana di Marte, richiederanno molti anni per essere
realizzati. Un progetto attuale che vanta numerose prospettive è
invece l'esplorazione del Sole, iniziata alla fine del 1995 con il lancio
del SOHO (Solar and Heliospheric Observatory), frutto della collaborazione
tra l'ESA (European Space Agency) e la NASA. A differenza delle sonde precedenti
posizionate su orbite terrestri, il veicolo spaziale è in orbita
intorno al Sole e può pertanto compiere con continuità osservazioni
dirette, e rilevare preziosi dettagli sui cicli di attività e sulle
caratteristiche del campo magnetico del Sole.
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