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Asteroidi,
meteoriti e comete
Asteroidi
Gli astronomi definiscono pianeta
ogni corpo freddo o inerte (ossia non dotato di luce propria) che percorra
un'orbita direttamente intorno al Sole. Sotto questa definizione non rientrano
solo i nove pianeti di cui si parla in altra pagina, ma anche un gran numero
di corpi celesti più piccoli che percorrono orbite proprie attorno
al Sole e possiedono caratteristiche fisiche analoghe ai maggiori. Tali
corpi sono chiamati asteroidi o pianetini, per le loro dimensioni assai
ridotte rispetto alle normali masse astronomiche. Essi sono raggruppati
principalmente nello spazio compreso tra Marte e Giove. In virtù
di calcoli approssimativi, gli astronomi sono propensi a credere che esistano
circa 40.000 asteroidi in circolazione nello spazio. Alcuni di questi percorrono
la loro orbita a breve distanza dal nostro pianeta, rischiando talvolta
di immettersi in rotta di collisione.
Attualmente sono circa 5000 i pianetini
di cui si conoscono le orbite e le dimensioni. Si tratta in genere di corpi
molto piccoli, con un diametro che varia dai 1003 km di Cerere alle poche
decine di chilometri di altri (Eros per esempio ha un diametro di 23 km).
La loro forma è estremamente irregolare. Sono privi di atmosfera
e hanno una temperatura superficiale di 70 °C sotto zero. I loro periodi
di rotazione variano dalle 17 alle 4 ore; ruotano attorno al Sole a una
distanza che va dai 375 ai 450 milioni di km, con periodi di rivoluzione
che si aggirano intorno ai 6 e ai 4 anni. Le loro orbite, pressoché
circolari, sono quasi tutte contenute nel piano dell'eclittica ed essi
le percorrono in senso antiorario, come i pianeti maggiori.
Meteoriti
A volte, contemplando il cielo notturno,
capita di scorgere strani punti luminosi simili a stelle che si muovono
rapidamente sulla volta celeste e scompaiono dopo qualche secondo. Le traiettorie
descritte da questi punti luminosi variano per direzione, ma la maggior
parte di essi segue un andamento dall'alto verso il basso.
Ecco
perché si è dato loro il nome di stelle cadenti. Tale fenomeno
di origine celeste era noto agli antichi. Lo storico latino Plinio narra
che nel V secolo a.C. cadde sugli argini dell'Egospotami (Chersoneso) un
corpo del tutto identico a una stella e grande come un carro. Lo stupore
di fronte a tali prodigiosi eventi si accompagnava al terrore per l'ignota
provenienza dei corpi, suscitando la convinzione che si trattasse di imperscrutabili
segni della volontà di un dio. Nell'antichissima Efeso, così
come nei templi di molte altre città greche e romane, erano custodite
e venerate pietre cadute dal cielo. Alla Mecca, in Arabia, uno di questi
corpi, la cosiddetta Pietra Nera, è custodito da tempi immemorabili
in un santuario apposito dove è stato un tempo oggetto di venerazione
da parte delle popolazioni indigene politeiste, e ancora oggi dei musulmani.
Piogge di pietre di analoga natura sono state registrate durante il Medioevo
in Sassonia, nell'823, e a Narni, in Umbria, nel 921.
In età moderna questi fenomeni
hanno avuto luogo a Ensishein, in Alsazia, nel 1492 e soprattutto ad Aigle,
in Francia, il 26 aprile 1803. Le cronache riportano la descrizione di
questi fenomeni con estrema precisione e dovizia di particolari: si parla
di una nube di fuoco comparsa all'improvviso nel cielo, che si dissolve
con forti detonazioni, provocando una pioggia di 30.000 pietre, ciascuna
delle quali pesa diversi chili. Altrettanto famose furono le piogge di
Stannern, nel Tirolo austriaco, e di Butsura, in India, nel XIX secolo.
Talvolta sul suolo terrestre sono giunti massi di proporzioni considerevoli,
come quello precipitato a Meissen, in Germania, nel 1664 e quello di circa
2 q caduto nei pressi di Brescia nel 1883.
In termini astronomici si definisce
meteora ogni corpo celeste che, provenendo dallo spazio, si incendia al
contatto con l'atmosfera terrestre, consumandosi completamente prima di
raggiungere il suolo. Si chiama invece meteorite ogni corpo celeste di
eguale provenienza, che, pur incontrando la nostra atmosfera, si incendi
e si consumi in gran parte ma non completamente, riuscendo in tal modo
a toccare il suolo terrestre. Quelle che comunemente si dicono stelle cadenti
sono in realtà meteore; i corpi o le piogge litiche sono invece
meteoriti.
L'impatto dei meteoriti di grandi
dimensioni con il suolo terrestre crea enormi crateri, che però,
con il passare del tempo e a causa dei mutamenti della stessa superficie,
appaiono come dei normali avvallamenti del terreno. È quindi assai
difficile individuarne l'origine meteoritica. Il cratere più famoso
è quello dell'Arizona, Cañon Diablo, del diametro di 1500
m e della profondità di 200 m. Poiché nelle vicinanze sono
stati rinvenuti alcuni frammenti meteorici (di ferro, nichel, platino),
si è supposto che questo cratere sia stato prodotto dalla caduta,
risalente a un'epoca compresa tra 20.000 e 25.000 anni or sono, di un gigantesco
bolide. Nel violentissimo urto contro il suolo il bolide si è spaccato
in diverse parti, alcune delle quali sono arrivate a toccare addirittura
i 600 m di profondità. Un altro bolide, sulla cui natura ancora
molti scienziati discutono, è caduto il 30 giugno 1908 lungo il
corso del fiume Tunguska, in Siberia. La sua esplosione provocò
un frastuono tale da essere udito a centinaia di chilometri e uno spostamento
d'aria talmente violento da abbattere alberi a distanze lontane. Vi furono
persino due vittime. Nel 1960 un'indagine condotta dall'Accademia Sovietica
delle Scienze portò a concludere che il disastro non era stato affatto
causato dall'esplosione di un meteorite, bensì dall'urto frontale
con la testa di una piccola cometa, del probabile diametro di alcuni chilometri
e del peso di circa 1 milione di tonnellate.
Comete
Tra i corpi che si muovono negli
spazi celesti, le comete sono senza dubbio i più straordinari, tanto
da poter essere paragonati a degli astri ribelli a ogni ordine prestabilito.
Esse infatti appaiono e scompaiono misteriosamente, percorrono gli spazi
celesti senza tener conto, seppure solo in apparenza, delle leggi che regolano
l'intero sistema solare. Inoltre si presentano ornate di code di ogni dimensione
e forma, talvolta smilze ed esigue, talaltra davvero impressionanti per
lunghezza e spessore.

Le comete sono corpi celesti costituiti
dalla stessa materia di cui sono composti tutti gli altri corpi dell'universo.
La loro massa è generalmente tanto esigua da far apparire, al confronto,
la Luna enorme. Quindi esse non possono provocare catastrofi cosmiche.
Il loro movimento nello spazio è regolato dalle leggi della meccanica
celeste.
Il nome cometa deriva dal latino
coma ("capigliatura") ed è dovuto all'alone luminoso che costituisce
la più vistosa caratteristica di questi corpi celesti e suggerisce
appunto l'immagine di una chioma fluente. In ciascuna cometa si può
distinguere un nucleo, che si presenta come un punto particolarmente luminoso
ed è avvolto in un viluppo di vapori detto, appunto, chioma.
Queste due parti, il nucleo e la
chioma, costituiscono la testa della cometa. Mentre la parte più
imponente, la coda, composta di sostanze estremamente rarefatte, costituisce
la parte allungata del corpo celeste.

Nel 1997 si è potuta a lungo
osservare la cometa Hale-Bopp, alla quale si riferiscono le immagini riportate.
E' possibile vedere altre fotografie, scattate in ogni parte del mondo,
nel sito dell'Ente spaziale americano, la NASA
La cometa più famosa, perché
è stata la prima di cui sono state determinate le leggi del movimento
e le successive apparizioni, è la cometa di Halley, così
denominata in onore dello scienziato inglese Edmund Halley, che ne calcolò
l'orbita. Halley era grande amico e collaboratore di Newton. Studiando
il comportamento di alcune comete, volle applicare a esse la teoria newtoniana
della gravitazione universale. Egli era convinto che le tre comete avvistate
negli anni 1531, 1607 e 1682 fossero in realtà la medesima. Halley
calcolò che tale cometa descriveva una rivoluzione intorno al Sole
ogni 75 anni circa, predicendo la sua successiva riapparizione alla fine
del 1758. Due astronomi e matematici del tempo, Alexis-Claude Clairaut
e Joseph-Jérome Lalande, riuscirono per mezzo di calcoli a determinare
esattamente la data dell'appuntamento, con l'approssimazione di un mese.
Infatti, il 12 marzo 1759 la cometa passò puntualmente al perielio
(distanza minima dal Sole), confermando le previsioni. Da quel momento
le misteriose "stelle con la coda" furono assoggettate al calcolo, perdendo
buona parte del loro fascino leggendario. L'ultima volta che la cometa
di Halley è riapparsa nel cielo è stato nell'ottobre 1986.
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