Una
poesia per i più piccoli,
di
Gianni Rodari
Un
racconto per tutti i bambini
Una
fiaba di Guido Gozzano
Un
gioco nel quale chiunque
potrà
cimentarsi
Due
racconti di Gianni Rodari
In
regalo, alcune immagini animate
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I RACCONTI
DI MARIASOLE
Il
castello stregato
In
giro per il mondo
Litigi
per le vacanze

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.Racconti,
che passione!
.
Il
paese con l'esse davanti
di Gianni
Rodari
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Giovannino Perdigiorno era
un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l'esse
davanti.
- Ma che razza di paese è?
- domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.
Il cittadino, per tutta risposta,
cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo
della mano.
- Vede questo?
- E' un temperino.
- Tutto sbagliato. Invece è
uno «stemperino», cioè un temperino con l'esse davanti.
Serve a far ricrscere le matite, quando sono consumate, ed è molto
utile nelle scuole.
- Magnifico, - disse Giovannino.
- E poi?
- Poi abbiamo lo «staccapanni».
- Vorrà dire l'attaccapanni.
- L'attaccapanni serve a ben poco,
se non avete il cappotto da attaccarci. Col nostro «staccapanni»
è tutto diverso. Lì non bisogna attaccarci niente, c'è
già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì
e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica andare a comprarla:
passa dallo staccapanni e la stacca. C'è lo staccapanni d'estate
e quello d'inverno, quello per uomo e quello per signora. Così si
risparmiano tanti soldi.
- Una vera bellezza. E poi?
- Poi abbiamo la macchina «sfotografica»,
che invece di fare le fotografie fa le caricature, così si ride.
Poi abbiamo lo «scannone».
- Brrr, che paura.
- Tutt'altro. Lo «scannone»
è il contrario del cannone, e serve per disfare la guerra.
- E come funziona?
- E' facilissimo, può adoperarlo
anche un bambino. Se c'è la guerra, suoniamo la stromba, spariamo
lo scannone e la guerra è subito disfatta.
Che meraviglia il paese con l'esse
davanti.
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Abbasso
il nove
di
Gianni Rodari
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Uno scolaro faceva le divisioni:
- Il tre nel tredici sta quattro
volte con l'avanzo di uno. Scrivo quattro al quoto. Tre per quattro dodici,
al tredici uno. Abbasso il nove...
- Ah, no, - gridò a questo
punto il nove.
- Come? - domandò lo scolaro.
- Tu ce l'hai con me: perché
hai gridato «abbasso il nove»? Che cosa ti ho fatto di male?
Sono forse un nemico pubblico?
- Ma io...
- Ah, lo immagino bene, avrai la
scusa pronta. Ma a me non mi va giù lo stesso. Grida «abbasso
il brodo di dadi», «abbasso lo sceriffo», e magari anche
«abbasso l'aria fritta», ma perché proprio «abbasso
il nove»?
- Scusi, ma veramente...
- Non interrompere, è cattiva
educazione. Sono una semplice cifra, e qualsiasi numero di due cifre mi
può mangiare il risotto in testa, ma anch'io ho la mia dignità
e voglio essere rispettato. Prima di tutto dai bambini che hanno ancora
il moccio al naso. Insomma, abbasso il tuo naso, abbasso gli avvolgibili,
ma lasciami stare.
Confuso e intimidito, lo scolaro
non abbassò il nove, sbagliò la divisione e si prese un brutto
voto. Eh, qualche volta non è proprio il caso di essere troppo delicati.
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